
Giovedì 1° maggio 2025
Concattedrale di Ferentino
Sorelle e fratelli, come ogni anno siamo riuniti per fare memoria del martire Ambrogio in questo tempo in cui ancora siamo addolorati per la morte di papa Francesco, che per anni ha guidato la Chiesa cattolica ed è stato segno di unità e speranza per il mondo. Sì, unità in un mondo pieno di divisioni, dove al primo posto si mette spesso se stessi e dove si sente dire: “prima io”. Lo dicono i potenti, i Paesi, anche molti uomini e donne come tutti. Affermare se stessi come modo di vivere, di sconfiggere gli altri, di vincere. Lo si insegna a volte anche ai piccoli che dovrebbero crescere nell’amore e non in mondo di concorrenti feroci ed eliminatori: Non cedere mai! Non fare il fesso!, Non darla mai vinta! Così si cresce in un mondo violento, pieno di rabbia e di risse. Lo sappiamo anche per quanto vediamo tristemente in questa città e nel nostro territorio. Mi chiedo: si può vivere così? Troppo odio, che corre sulla vita e sui social, rende la vita impossibile. Quale sarà il nostro futuro se non riusciamo a costruire un modo di vivere, in cui non si debba sempre rispondere alla violenza delle parole e dei gesti con altra violenza? Chiediamoci: il nostro essere qui ogni anno non dovrebbe aiutarci a vivere in modo pacifico e fraterno, come ci insegna il nostro martire che non ha risposto alla violenza con la violenza? Ha ancora un senso per noi la parola di Gesù, che dice a chi aveva tirato fuori la spada per difenderlo, di rimettere la spada nel fodero?
Eppure, con le nostre paure, dubbi e incertezze, siamo qui. Questo conta! Potevamo stare a casa, ma siamo venuti perché crediamo che essere qui ci dà forza, speranza, che ognuno insieme agli altri può essere protagonista di un mondo diverso, più umano, più fraterno. Per questo celebriamo ogni anno un martire, un uomo di guerra (era centurione), che però si è ribellato perché era diventato amico di Gesù, ha resistito alla violenza di quel mondo imperiale, aveva capito che la vita è dono, non vittoria sugli altri con la forza e la prepotenza. Non ha ceduto allo spirito del male. Oggi il martire Ambrogio fa parte di quella “moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua, (che) stanno in piedi davanti al trono e all’Agnello”, Gesù, che si è offerto per noi, rinunciando alla violenza delle armi, rendendo così possibile costruire un mondo di sorelle e fratelli, in cui l’unico centro è lui. Papa Francesco, l’11 maggio 2023, nell’incontro con il patriarca della Chiesa copta dell’Egitto, ricordando i martiri di quella chiesa uccisi nel 2015, ebbe a dire: “Questi martiri sono stati battezzati non solo nell’acqua e nello Spirito, ma anche nel sangue, un sangue che è seme di unità per tutti i seguaci di Cristo”. Sorelle e fratelli, cari amici, il dono di vita del martire Ambrogio, insieme a quella di tutti i martiri, è seme di unità. In quella moltitudine immensa possiamo allora esserci anche noi già in questa vita, se cominciamo a vivere il vangelo, ad amarci l’un l’altro, a perdonarci, a vivere con gli altri e per gli altri, e non contro gli altri. Abbiamo bisogno di speranza, di amicizia, di pace. Papa Francesco ogni volta che parlava chiedeva pace, pregava per la pace. Oggi lo vogliamo ancora ricordare e pregare per lui.
Gesù, proprio nelle sue ultime parole prima di essere consegnato alla morte, pregò perché fossimo una cosa sola, come lui e il Padre sono una cosa sola, come abbiamo ascoltato nel Vangelo. Ha pregato perché fossimo custoditi dal maligno, seme di divisione e di inimicizia. Oggi ci affida l’uno all’altro, perché vuole che in noi ci sia “la pienezza della gioia”. Ci chiede di aiutarci, di prenderci per mano. Prega il Padre per noi: “Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi”. Ecco il desiderio e la preghiera di Gesù per noi. Pensate; Gesù pregava già per noi! Sarebbe bello che la sua preghiera diventasse la nostra vita, il nostro impegno: essere una cosa sola, per essere felici insieme e mostrare al mondo che è possibile esserlo solo se camminiamo insieme. La felicità cercata solo per se stessi, magari nella soddisfazione o lo sballo di un momento, non sarà mai vera per nessuno, ma solo illusione. Per questo siamo qui oggi. Affidiamo al Signore, per intercessione del martire Ambrogio, la nostra vita, quella di questa città, della diocesi, delle scuole, soprattutto quella dei malati, degli anziani, dei poveri e dei deboli, anche quella dei giovani e delle famiglie, perché prendendoci cura gli uni degli altri, possiamo essere felici e costruire un mondo dove poter vivere senza eliminarsi, anzi crescendo insieme con amicizia. E’ la nostra speranza. Sarà il nostro futuro se lo vogliamo. Noi lo crediamo!
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