Omelia S. Messa Crismale 2011

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"O Padre, che hai consacrato il tuo unico Figlio
con l’unzione dello Spirito Santo e lo hai costituito Messia e Signore,
concedi a noi, partecipi della sua consacrazione,
di essere testimoni nel mondo della sua opera di salvezza"
(Dalla Colletta)

Cari sacerdoti, cari fratelli e sorelle,
   è sempre una gioia ritrovarsi insieme per questa celebrazione, dove rinnoviamo la nostra adesione a Gesù Cristo Sommo ed Eterno Sacerdote, nel quale siamo stati consacrati sacerdoti per essere ministri e dispensatori della grazia sacramentale. In questa solenne liturgia saranno benedetti gli oli santi, il crisma e l’olio dei catecumeni e degli infermi.
Già nell’antico Israele re e profeti erano unti con il santo olio, segno efficace della presenza di Dio, che investiva alcuni per una missione particolare.


   La lettura del libro di Isaia ci sorprende per la sua particolarità e straordinarietà. Per la prima volta nei racconti di vocazione profetica il profeta viene inviato da Dio con una missione specifica nei confronti dei poveri: “Portare il lieto annuncio ai miseri, fasciare le piaghe dei cuori spezzati,  promulgare la libertà degli schiavi, la liberazione dei prigionieri, promulgare l’anno di grazia del Signore, il giorno di vendetta del nostro Dio”. Non solo Dio affida ai profeti il compito di affermare la giustizia verso i poveri, come ad esempio leggiamo nei libri dei profeti Amos, Michea o Isaia, ma rende i poveri destinatari privilegiati della missione profetica: ad essi bisogna portare il vangelo insieme alla guarigione e alla liberazione di cui hanno bisogno. Questa missione affidata al profeta e oggi di nuovo a noi, ci interroga nel nostro impegno di sacerdoti e di cristiani. Infatti queste parole ci rivelano innanzitutto la grande ingiustizia nei confronti dei poveri. Il nostro mondo è profondamente ingiusto, come lo era quello a cui si rivolgevano i profeti. Basti pensare all’abisso che separa sempre di più i ricchi dai poveri, o alla violenza delle guerre e del terrorismo che fa tante vittime, alla miseria in cui vivono milioni di uomini e donne, che in questi giorni è messa in luce dai profughi che cercano di arrivare nel nostro paese. O, se servisse ancora ripeterlo, vorrei ricordare i tanti vecchi soli e abbandonati a se stessi anche nella nostra terra.
   La consacrazione sacerdotale contiene una missione che, oltre a quella propria del ministro dell’altare che ben conosciamo, chiede l’impegno per realizzare la giustizia verso i miseri della terra. Ne siamo sempre consapevoli come sacerdoti e come cristiani? Forse è necessario riflettere di più su questo compito proprio del sacerdote, ma anche di ogni cristiano come parte di un popolo sacerdotale e profetico. Soprattutto oggi, in un momento difficile per tanta gente che soffre per la mancanza del necessario, siamo tutti chiamati a una nuova comprensione della vita cristiana e di quella sacerdotale. L’annuncio del Vangelo ai poveri assieme alla preoccupazione per la loro vita ci chiede un di più, uno sguardo largo, meno concentrato su noi stessi e su quanto già facciamo di buono e di bello. Il mondo soffre per mancanza di amore e della buona notizia del Vangelo. I poveri stessi soffrono sia per la condizione nella quale si trovano, sia perché manca loro quella parola di Dio che potrebbe rendere la loro vita migliore.
   Questa missione è considerata da Gesù stesso parte essenziale del suo essere in mezzo a noi, come ci ha ricordato il Vangelo di Luca. L’evangelista, subito dopo il racconto delle tentazioni, apre la vita pubblica di Gesù con l’episodio che abbiamo ascoltato. Qui troviamo in un certo senso il programma di Gesù, ciò che egli considera fondamentale per la sua missione come Messia, realizzando così quanto le Scritture di Israele avevano annunciato. Egli dice: “Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato”. Con queste parole egli dà inizio al Regno di Dio in mezzo a noi. E il Regno prende avvio con un lieto annuncio rivolto ai poveri della terra. E’ l’anno di grazia del Signore, quel tempo in cui non esiste più la vendetta, dove la giustizia si realizza nella grazia divina rivolta innanzitutto a coloro che forse meno se la sarebbero aspettata o meritata. Ma proprio essi ne sono i primi destinatari, perché in loro incontriamo il Signore stesso. Qui si misura la comprensione e l’adesione al Signore Messia di Dio, si comincia quell’itinerario di conversione che viene chiesto a coloro che incontrano il Signore. Per questo la reazione di stupore e di opposizione degli abitanti di Nazareth indica il fastidio e la ribellione davanti a un Dio che mostra nel Figlio un amore gratuito proprio a partire dai miseri della terra, coloro da cui nessuno avrebbe pensato si dovesse cominciare.
   L’incontro con i poveri è anche incontro con Gesù, come ben ricorda il capitolo 25 del Vangelo di Matteo nella parabola del giudizio finale, quando lo avremo soccorso nell’affamato, nell’assetato, nello straniero, nel nudo, nel malato, nel carcerato. Per questo, soprattutto oggi, alle soglie del Triduo Santo, non possiamo non scorgere proprio in Gesù il povero, colui di cui in questi giorni ci dobbiamo prendere cura. Egli è il servo sofferente, l’uomo dei dolori che ben conosce il patire, l’abbandonato, il disprezzato, l’insultato, il flagellato, il carcerato, il condannato a morte, l’assetato sulla croce, il crocifisso. Noi talvolta sembra dimentichiamo che Gesù era anche vero uomo, tanto da non considerare reale la sua sofferenza, quasi solo un momentaneo passaggio di un Dio che poi risorgerà. Per questo facciamo fatica a vedere nella sua croce il dolore del mondo, la sofferenza dei poveri, l’ingiustizia di tanti. Oggi Gesù si presenta a noi come il povero disprezzato, l’umile che si è abbassato per servirci, il mite che ha rifiutato la violenza perché vincesse l’amore. Così egli ha voluto il suo popolo, noi, la sua comunità, il suo presbiterio, unito attorno a lui che si china su di noi. Non uomini orgogliosi, pieni di sé, e per questo insoddisfatti e divisi, ma umili e miti, attenti al bisogno degli altri, pronti a servire e non ad essere serviti.
   Prima di incamminarsi verso la croce Gesù ha pregato perché non si introducesse in quella comunità il seme della discordia e della divisione, opera del diavolo, spirito di divisione: “Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi. Tutte le cose mie sono tue, e le tue sono mie, e io sono glorificato in loro. Io non sono più nel mondo, essi invece sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi…Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno” (Gv 17,9-11.15). Cari fratelli, facciamo nostra questa preghiera di Gesù per i suoi discepoli, perché viviamo nell’unità, per poter essere con gioia dispensatori della grazia di Dio, fratelli tra di noi, amici di tutti, soprattutto dei poveri, servi e non padroni, umili e non pieni di noi stessi, miti e buoni in un mondo prepotente, pronti a seguire Gesù nell’ora del dolore per poter godere con lui della gloria della resurrezione, vittoria della vita sul male e sulla morte.      

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Qui due brevi fotogallery dell’evento

  • Fotogallery S. Messa Crismale 2011 – prima
  • Fotogallery S. Messa Crismale 2011 – seconda
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