
C ari fratelli,
sono molto contento di celebrare con tutti voi questa bella festa, memoria di un uomo il cui ricordo ci entusiasma ogni volta. Perché? ci chiediamo. Ognuno di noi ha il suo da fare. Eppure in questi giorni tutta Ferentino è stata qui e oggi tutti seguiranno la processione che accompagna la bella statua che rappresenta il nostro martire che entra trionfalmente in Paradiso. Perché? Vedete, il martire Ambrogio ci dice ogni volta che si può vivere fino in fondo il Vangelo, a cominciare da quella bella frase di Gesù riportata negli Atti degli Apostoli: “C’è più gioia nel dare che nel ricevere”. In genere si vive per ricevere.
Tutti siamo abituati ad aspettarci qualcosa dagli altri, fosse anche solo un saluto, un ricordo, un grazie, un po’ di affetto. E quando gli altri non ci danno nulla, soprattutto se noi vogliamo loro bene o abbiamo dato loro qualcosa, ci dispiacciamo, ci rattristiamo, ci chiudiamo in noi stessi, teniamo il muso, non salutiamo. Ambrogio aveva capito che la gioia era nel dare più che nel ricevere. Sarebbe quella che Papa Francesco ha chiamato la “gioia del Vangelo”, e su cui avete riflettuto in questi giorni di preparazione alla festa. Un bel tema di riflessione. Il nostro martire aveva capito soprattutto che Dio non gli avrebbe mai fatto mancare il suo amore, perché Dio ascolta anche i nostri problemi e le nostre fatiche. Dio non si distrae mai, perché non è mai occupato con se stesso, bensì solo con noi. Il nostro martire sapeva che Dio gli era amico. Perciò non si è fatto prendere dalla paura quando lo volevano mettere a morte, non ha perso la forza e la gioia del Vangelo, che è la certezza dell’amore di Dio. Dio si occupa di noi.
Mi chiedo, cari amici del nostro martire: noi abbiamo la gioia? Siamo contenti o siamo tristi? E quando siamo tristi, ci chiediamo il motivo? Sì, è vero. Nella vita di ognuno ci possono essere ogni giorno motivi di tristezza: una cosa andata male, una malattia o la debolezza del corpo, difficoltà di questo tempo di crisi, come la perdita del lavoro o la fatica a far bastare quello che si ha, la solitudine, la sensazione di non essere amati, e così via. Ma non bisognerebbe anche mettere nel conto delle cause della tristezza anche la poca capacità di dare agli altri con gratuità, la fatica a voler bene anche a chi non ce ne vuole, la continua pretesa di avere, di chiedere, e la scarsa propensione a dare, l’abitudine a lamentarsi e a prendersela con gli altri? Non dovremmo anche mettere nel conto della tristezza il fatto che crediamo poco che Dio ci possa aiutare e non ci affidiamo a lui, bensì ci rattristiamo? Mi ha scritto una giovane ragazza: “Nella vita sono sempre stata distante, un po’ scettica verso Dio. Qualche volta gli parlo, nel senso che cerco di pregare e gli racconto i miei pensieri, o forse è solo la speranza che qualcuno mi ascolti sul serio, senza giudicare, senza bloccarmi…”. Vorrei dire a questa ragazza e a tutti voi, soprattutto ai giovani: Dio vi vuole bene. Aspetta solo di incontrarvi, vi sta aspettando. Non abbiate paura di rivolgervi a lui, quando avete bisogno. Vi aiuterà e vi manderà qualcuno che vi aiuti, come oggi vi manda il nostro martire.
Oggi il martire Ambrogio ci vorrebbe tutti contenti, ma non solo per l’entusiasmo che ci prende in questi giorni. Vorrebbe che la gioia fosse la nostra compagna sempre, anche nei momenti difficili. Per questo ogni anno ci raccoglie insieme, ci parla, ci fa ascoltare questo Vangelo, che ci insegna a non avere paura di fidarci di Dio, di dare qualcosa di noi, della nostra vita. Infatti chi ha paura di dare qualcosa di sé e si affanna ogni giorno a conservare quello che ha e ad accumulare per sé, perderà anche ciò che ha. Invece chi dona con gioia, troverà la gioia, la gioia del Vangelo. Lo abbiamo ascoltato nel salmo dopo la prima lettura: Beato, cioè felice, è l’uomo che teme il Signore e confida in lui, cioè che gli vuole bene e si affida a lui, e perciò è misericordioso, non giudica, è buono e generoso con chi ha bisogno.
Come possiamo anche noi avere sempre questa gioia, perché tutti vorremmo averla. Guardatevi intorno. Tutti abbiamo bisogno di uno sguardo buono, un sorriso, un gesto di attenzione, un po’ di affetto e di amicizia, qualcuno che ci ascolti, che ci sostenga e ci aiuti nelle difficoltà. Ne hanno bisogno soprattutto le persone più sole, come gli anziani a casa o in istituto, i malati, coloro che sono deboli nel corpo e nello spirito, ma anche chi vive un momento difficile. Allora, cari amici, se vogliamo portare con noi la gioia che oggi il nostro martire ci vuole donare, diamo agli altri quello che vorremmo gli altri dessero a noi. Solo così troveremo la gioia, altrimenti usciremo da qui magari entusiasti, ma poi l’entusiasmo si spegnerà e torneremo tutti a casa come prima e questa festa commovente non lascerà traccia di bene in nessuno. Ma oggi sono certo che Gesù, che il nostro martire ha ascoltato e seguito, darà ad ognuno di noi la gioia del Vangelo, quella vera e profonda che nessuno ci può togliere e che noi sapremo diffondere attorno a noi con gesti di amicizia e di amore gratuito. ![]()
Qui un contributo fotografico
http://www.diocesifrosinone.com/contributi/fotografici/contributo-fotografico-s-ambrogio-2014.html
