Omelia per la Festività di San Lorenzo 2015

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La celebrazione di oggi si colloca in un anno particolare, l’anno Giubilare in cui si fa memoria della prima attestazione dello scioglimento del sangue del nostro martire. Forse il nostro martire ha voluto ricordarci l’importanza di questo prodigio anticipandolo di qualche giorno. Non credo sia utile indagare i motivi, ma spiritualmente parlando possiamo semplicemente dire che ce lo ha voluto ricordare perché questa festa non rientri solo nelle abitudini che si ripetono. Infatti le feste dei santi si possono vivere in molti modi. Di anno in anno ci si dovrebbe chiedere, ed è questo che vuole il martire Lorenzo: il sangue sciolto ha provocato qualche cambiamento nella nostra vita? Ha sciolto le durezze, la freddezza, lo spirito di inimicizia, le antipatie, i rancori, tutti quei sentimenti che rendono duro il nostro cuore oppure torniamo qui con lo stesso cuore dello scorso anno? Cari, questa domanda bisogna imparare a farsela almeno una volta l’anno, altrimenti priviamo questa festa del suo significato più prfondo.

Infatti il martire Lorenzo ci concede di contemplare questo prodigio per aiutarci a vivere con un cuore nuovo, un “cuore di carne”, direbbe la Bibbia, e non “un cuore di pietra”, pronto a guardare gli altri con misericordia e non a giudicare, a dare con gratuità e non a tenere e a pretendere per sé, ad amare tutti e non solo i familiari e gli amici. Davanti a lui tutti siamo chiamati a fare delle scelte. Oggi la crisi economica e le difficoltà del tempo ci rendono tutti più egoisti, ci abituano a lamentarci di tutto e di tutti, senza prendersi ognuno le proprie responsabilità. E poi, quando non abbiamo altri con cui prendercela, ce la prendiamo ad esempio con gli ultimi arrivati, come i profughi che approdano nel nostro paese, come se fossero loro i colpevoli di una situazione che è solo frutto della cattiva gestione delle nostre risorse, della corruzione e dell’abitudine all’imbroglio, troppo spesso tollerata e condivisa a partire dalle piccole cose. Ma i migranti vengono da situazioni di guerra e di miseria. Basta pensare alla Siria, all’Iraq o all’Eritrea. Scappano per salvarsi, non certo per comodo. E poi, quando rimangono in Italia, vengono pure sfruttati nel lavoro nero, con paghe da fame, dai 3 ai 5 euro al giorno per 12 o più ore di lavoro, come avviene ad esempio anche nella pianura pontina con  molti indiani. Lo sapevate? Bisogna imparare a dire no all’egoismo, al lamento, al giudizio, alla troppo facile contrapposizione, a tutti i sentimenti di inimicizia che si annidano nel cuore. Diciamo invece sì al bene, all’amicizia, all’amore reciproco, al perdono, alla benevolenza, alla solidarietà con chi ha bisogno. Ringrazio chi tra voi si è impegnato per aiutare gli stranieri che abitano tra voi, per l’aiuto scolastico ai bambini. Vi ringrazio per il sostegno che date alle famiglie in difficoltà e anche per la colletta alimentare straordinaria di questi giorni di festa. San Lorenzo sarà certamente contento, lui che da diacono ha vissuto ed è morto per l’amore per i poveri. Dice l’apostolo Paolo nella lettura di oggi: “Ha largheggiato, ha dato ai poveri, la sua giustizia dura in eterno”. Nell’amore per i poveri viviamo già un po’ la vita eterna, il paradiso. Queste sono scelte in cui ognuno impara a dire no all’egoismo e prende sul serio questa festa, non come un momento di folclore paesano.  Davanti alla sofferenza e al dolore, davanti a chi muore in mare (più di 2000 solo in questi mesi del 2015), non si può far finta di niente, continuare nell’indifferenza come se niente fosse.

Cari amici, il nostro martire chiede a tutti più amore, più generosità nel dare. Abbiamo ascoltato nella Lettera di Paolo ai Corinzi: “Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza né per forza, perché Dio ama chi dono con gioia”. E Gesù disse: “C’è più gioia nel dare che nel ricevere”. Impariamo a vivere la gioia del dare! Chi si ostina a difendere se stesso e il suo interesse, non si rende conto che non fa neppure il suo interesse. Chi non sa lavorare con gli altri, creare sinergie, vivere con gli altri, sarà sempre una donna e un uomo triste, che renderà difficile la vita persino a quelli che lo circondano. Anche molte crisi familiari nascono dall’egoismo, che diventa incapacità ad ascoltarsi con pazienza, a parlare, a rinunciare a qualcosa di sé, perché non esiste amore senza rinuncia e sacrificio. Siamo a volte maestri nel pretendere e nel possedere, ma poco maestri nel dare. Si è spesso di fretta e si ha poco tempo per il Signore e per gli altri, con grave danno per la propria salute spirituale e umana, perché non basta star bene nel corpo, bisogna anche star bene nello spirito. E la pace e la serenità interiori si acquistano solo nell’amore e nel saper dare qualcosa di sé gratuitamente. Il nostro martire ce lo ricorda ogni anno. Non dimentichiamolo.

Care sorelle e cari fratelli, la celebrazione eucaristica ci ricorda il dono di amore di Gesù alla nostra vita e a quella del mondo. Per questo è necessario essere qui ogni domenica e non solo oggi, magari solo alla processione. Facendo memoria di questo dono, reso presente nel pane e nel vino che il sacerdote consacra sull’altare, chiediamo al Signore per l’intercessione di San Lorenza, di essere tutti sempre diaconi, cioè servi, dell’amore di Dio, perché solo nell’amore è la vittoria. Nell’egoismo non esiste vincitore, perdiamo tutti. Affidiamo anche al Signore gli uomini e le donne che soffrono per la guerra e per il terrorismo, in particolare i cristiani in Siria e in Iraq. E infine preghiamo per la pace nel mondo. Signore, dona a noi a tutti la tua pace! 

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