Omelia per la Festa di Santa Salome 2014

Santa Salome

Care sorelle e cari fratelli,

oggi celebriamo a conclusione di questa domenica la grande festa dell’Ascensione di Gesù al Cielo. Gesù sale al cielo e ci mostra qual è il nostro futuro: essere con Dio. Perché il cielo nella Bibbia è il luogo di Dio, ma è anche il segno della sua presenza nel mondo e nella vita di ognuno di noi. Infatti Gesù dice prima di salire al cielo, come abbiamo ascoltato nel Vangeli: «Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo».


   Sono parole molto belle e piene di speranza che spesso si dimenticano. Gesù è con noi! Quando un nostro parente, amico, conoscente, muore, noi diciamo: «è andato in cielo, è andato in paradiso». Diciamo così perché sappiamo, e preghiamo per questo, che lui sia con Gesù, con il Padre, con il Signore. Il Cielo è essere con Dio, vivere con Dio. E allora quando Gesù dice «Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo», significa che Gesù già oggi è con noi e noi con lui. E’ con noi tutti i giorni nella nostra vita, in quello che siamo, nelle nostre giornate, nei momenti di gioia e di difficoltà. E’ con noi soprattutto quando ci raccogliamo nella sua casa, come questa sera. Gesù è con noi! Noi possiamo vivere il cielo, il paradiso, già oggi nella vita. La sua presenza ci permette di costruire ogni giorno un pezzo di paradiso là dove stiamo. Ciò può avvenire solo se ci ricordiamo che Gesù è con noi. Pensate a quando uno vive la sua giornata, una nostra giornata tipo potremmo dire. Ci si alza la mattina, si fanno le proprie cose, chi va a scuola, chi va all’università, chi al lavoro, chi sta a casa, chi ha le sue preoccupazioni; passa la giornata, va a letto la sera. E così ogni giornata. Quante volte ci ricordiamo che Gesù è con noi? Io credo poco, troppo poco! Se ci ricordassimo di Lui, quando viviamo, quando parliamo, quando pensiamo, quando incontriamo gli altri, ci chiederemmo: Che cosa farebbe Gesù se fosse qui con me? Cosa farebbe quando incontro uno che mi sta antipatico? Lo eviterebbe? Lo tratterebbe male? Cosa farebbe Gesù se incontrassi uno che magari ce l’ha con me, mi ha fatto un torto, uno che non sopporto? Cosa farebbe Gesù nel mio luogo di lavoro, di studio, a volte con persone che non sempre mi amano? Cosa farebbe nella mia famiglia, come in questo tempo quando le difficoltà aumentano?Cosa farebbe Gesù quando incontro qualcuno che ha bisogno di aiuto e di amicizia? Se noi ci chiedessimo questo, care sorelle e cari fratelli, sono convinto che la nostra vita sarebbe migliore. Cosa farebbe Gesù quando noi pensiamo agli altri, quando parliamo agli altri? Parlerebbe male degli altri come tante volte avviene nella vita? Papa Francesco le chiama “le chiacchiere”. Gesù vedrebbe la pagliuzza nell’occhio dell’altro, come si fa normalmente, o non ci aiuterebbe a vedere la trave nel nostro? O non si sforzerebbe di vedere anche i pregi degli altri? Bisogna porsi queste semplici domande. Se i cristiani pensassero che Gesù è con loro, rivoluzionerebbero il mondo. E se il mondo va male è anche a causa dei cristiani, che sono troppo poco cristiani, e troppo come gli altri. Se invece si distinguessero per le cose che pensano, che dicono, per quello che fanno, per come guardano gli altri, per come vivono con gli altri, quanto sarebbe diverso e migliore il nostro mondo!

   Perciò noi facciamo memoria dei santi. I santi sono donne e uomini che hanno accettato di vivere con Gesù. E Maria Salome, la nostra patrona, è un esempio, perché è stata sempre con Gesù fin sotto la croce, quando i suoi discepoli se ne erano andati. Vi ricordate quando abbiamo celebrato il Giubileo, parlai di lei come “donna, discepola e madre”. Lei è stata una donna che ha scelto di stare con Gesù, nonostante le donne al tempo di Gesù fossero disprezzate e considerate in secondo piano rispetto agli uomini. Discepola, perché non ha ascoltato se stessa ma Gesù. Infine madre. Madre di due figli un po’ focosi, Giacomo e Giovanni. Quest’anno so che avete voluto sottolineare durante la sua festa la dimensione di Santa Salome come madre, quindi vi siete fermati a riflettere sulla famiglia. Pensate allo sguardo di una madre per i figli. Le madri sono quasi troppo eccessive con i figli: sono disposte a giustificare tutto. La madre, anche quando un figlio sbaglia, non lo guarda con disprezzo, cerca sempre un po’ di aiutarlo, ha sempre uno sguardo buono, benevolo. Ma noi, nella vita, abbiamo verso gli altri lo sguardo di una madre? Abbiamo lo sguardo di Maria Salome? Lo sguardo della Vergine Maria? Il loro sguardo è di bontà, di misericordia. Essere madre è costruire una famiglia segnata da uno sguardo di amore, a cominciare dalla propria, ma anche la famiglia dei cristiani, quella che si raduna nella casa di Dio la Domenica. Una famiglia inclusiva, che non disprezza nessuno, non giudica, non allontana. Quanto è difficile! Quanto è difficile non allontanare gli altri. Talvolta anche nelle nostre comunità cristiane noi siamo esclusivi. Invece di includere, allontaniamo. Ma la famiglia dei cristiani include, cioè accoglie. E’ una porta aperta: mai esclude! E allora penso a Salome profuga, altro aspetto su cui avete voluto riflettere. Penso ai tanti profughi che vengono nel nostro paese. Non bisogna unirsi a coloro che li vorrebbero lontani, li vorrebbero rimandare indietro. La nostra Diocesi, e lo dico con orgoglio, ha accolto circa 50 profughi arrivati negli ultimi mesi sulle sponde del nostro paese. Siamo contenti ed orgogliosi di averlo fatto, e di continuare a farlo: per noi sono fratelli! Sono uomini e donne bisognosi scappati dai loro paesi per cercare un futuro migliore, non perché non amassero il loro paese. Quando i verolani sono emigrati negli Stati Uniti o in Canada, non sono andati perché scontenti di Veroli, che è una bella città. Sono andati perché non si viveva a Veroli, non c’era futuro a Veroli dopo la guerra e all’inizio del secolo scorso. Torniamo allora allo sguardo: dobbiamo imparare ad avere lo sguardo di Salome, lo sguardo di Maria Vergine. Dobbiamo imparare ad essere una famiglia inclusiva che accoglie, perché solo una famiglia con il cuore largo è una famiglia di uomini e donne che comunica gioia, bellezza, felicità, simpatia, amore. Noi abbiamo bisogno di costruire simpatia, care sorelle e cari fratelli. Abbiamo bisogno di fare il bene; di male ce n’è fin troppo! Non abbiamo bisogno di cristiani pieni di rancori. Abbiamo bisogno di cristiani buoni, che guardano agli altri con amore: questo ci insegna Santa Maria Salome. Questo ci insegna la nostra storia.

   Chiediamo allora al Signore di ricordarci che Lui è sempre con noi. Nella nostra vita, nelle nostre difficoltà, nelle incertezze di questo tempo, rivolgiamoci a Lui. Lui sempre ci ascolta, mai ci abbandona. Mi ha scritto una ragazza di 16 anni una lettera per fortuna non anonima, come qualche volta avviene. Ve la riassumo: «Io ho 16 anni, ho avuto una vita difficile, una famiglia difficile, a scuola gli altri mi guardano stranamente, un po’ male, ho tanti problemi, nessuno mi ascolta. Mi mettono tutti da parte. Io non sono credente, non vado in chiesa. Però un giorno ho detto: forse chissà che Gesù mi ascolti. E mi sono messa lì. Ho confidato a Gesù le mie difficoltà. Ho confidato quello che sentivo a Gesù. E sono stata raccolta un bel po’. Ho capito che mi ascoltava, che non mi giudicava, che mi accoglieva così com’ero, non credeva che io fossi strana. E ho sentito che Lui mi aiutava. Finalmente ho trovato qualcuno che mi ascolta!».

Care sorelle e cari fratelli, Gesù ci ascolta sempre; affidiamoci a Lui, chiediamo a Lui di aiutarci, non teniamoci dentro i nostri problemi, non rassegniamoci nelle difficoltà, non lamentiamoci solo degli altri, amiamoci gli uni gli altri, prendiamo come modello la nostra madre Salome, la nostra Patrona, perché ci aiuti a vivere sempre con Gesù, ad accoglierlo nella nostra vita come un amico, a rivolgerci a Lui, a pregarLo, ad invocarLo; a pregarLo non solo per noi, ma anche per il mondo perché i cristiani siano sempre uniti e sempre alla sua presenza e nel suo amore. Amen.

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