
Epifania
Is 60,1-6;
Ef 3,2.3a.5-6;
Mt 2,12
Care sorelle e cari fratelli,
abbiamo celebrato con gioia il Natale. Come i pastori ci siamo stretti con le nostre comunità a Maria e Giuseppe attorno alla mangiatoia di Betlemme per accogliere Gesù, Figlio di Dio venuto tra noi. Oggi si uniscono a noi uomini venuti da lontano, ricchi sapienti dell’oriente che avevano seguito una stella che li condusse fino a Betlemme. Poveri e ricchi, tutti siamo attirati da quel bambino che manifesta al mondo la luce dell’amore di Dio in una terra spesso coperta dalle tenebre. Le tenebre sono fitte e le tenebre mettono paura, non permettono di uscire con facilità, di camminare, di incontrare e riconoscere gli altri. Le tenebre sono le tenebre della solitudine che circonda la vita di tanti, come gli anziani, scartati dalla nostra società. Sono le tenebre della povertà di milioni di donne e uomini, di bambini, di donne, di malati; sono le tenebre della guerra, dell’ingiustizia, della violenza, del razzismo. Molti nel mondo non vedono mai la luce dell’amore e della speranza di una vita migliore. Ma sono anche le tenebre dell’individualismo, che ci rende egoisti, prepotenti, arroganti, che non ci fa interessare se non a noi stessi. Non è bello vivere nelle tenebre, perché si sta male e si fanno star male gli altri, a volte senza accorgerci, perché purtroppo ci si abitua persino a vivere nelle tenebre.
Alzati! Non restare nelle tenebre.
Per questo il profeta ci esorta: “Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te. Poiché, ecco, la tenebra ricopre la terra, nebbia fitta avvolge i popoli, ma su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te”. Sorella, fratello, alzati! Non rimanere nelle tenebre, non restare attaccato a te stesso, alle tue abitudini, alle tue ragioni, al tuo egoismo. La stella del Vangelo di Natale ti chiede di intraprendere un viaggio per andare da Gesù. Esci, va’, non aver paura di seguire la stella del Vangelo che oggi ti parla. Arriverai da Gesù e proverai una grandissima gioia, perché la gioia viene da chi sta con Gesù,.non da chi sta solo con se stesso. A volte noi cerchiamo segni. Magari ci affidiamo all’oroscopo, per rassicurarci sul futuro, o andiamo da maghi o indovini. Anche nella vita di fede spesso cerchiamo segni, seguiamo messaggi o crediamo a visioni, ma facciamo fatica s seguire l’unico e sempre vero segno che ci porta dove dobbiamo andare: la stella del Vangelo, della parola di Dio, che sempre ci fa arrivare a Gesù, che ci fa luce.
Ascoltare Gesù per essere luce
Se riflettiamo ancora sul Vangelo del Natale, ci accorgiamo che tutti coloro che hanno atteso e accolto Gesù, da Maria e Giuseppe, ai pastori e ai Magi, hanno compiuto una scelta semplice, ma essenziale, l’unica che conta: non hanno ascoltato se stessi, non hanno dato ragione alle loro paure e incertezze, ma hanno ascoltato la parola di Dio. Giuseppe fece come gli veniva indicato dall’angelo di Dio. Così Maria, che, pur nella fragilità della sua giovane età, disse: “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola”.. Anche i pastori seguirono la parola degli angeli, lasciarono il loro gregge e andarono da Gesù. Così fecero dei Magi, che seguirono la stella fino a Betlemme e non si fecero ingannare da Erode. Infatti, dopo avere onorato Gesù con i loro doni, “avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese”.
La parola di Dio, il Vangelo di Natale, fa cambiare strada a quegli uomini saggi. Il Vangelo di Natale è luce anche per noi, e ci dice che noi possiamo essere luce per gli altri. Possiamo essere luce per un anziano solo o in istituto. Possiamo essere luce per una famiglia in difficoltà. Possiamo essere luce per i piccoli e i giovani, amandoli e ascoltandoli. Possiamo essere luce per chi è fragile, debole, per chi fa fatica a vivere. Ma bisogna fare come i Magi: accettare di cambiare strada, di pensare e fare cose nuove, di uscire da noi stessi per andare verso gli altri. Dobbiamo riconoscere che si fa fatica a cambiare, anzi, ci sembra impossibile. Eppure, basta ascoltare il Vangelo e stare con Gesù, come oggi qui insieme. Talvolta preferiamo continuare a fare quello che abbiamo sempre fatto, preferiamo seguire le nostre strade, fare le nostre scelte invece di seguire ciò che il Vangelo ci indica, preferiamo scegliere i nostri segni, i nostri porta fortuna invece di affidarci al Signore e di ascoltare lui, l’unico segno che dobbiamo seguire.
Care sorelle e cari fratelli, oggi il Signore viene per essere luce per il mondo e per la nostra vita. Non diamo ragione al pessimismo e al lamento, affidiamoci a lui, ascoltiamolo quando ci parla. Forse non abbiamo come i Magi doni preziosi da dare al Signore, ma lui si accontenta anche di un piccolo dono, come quello che fece quella vedova di cui ci parla il Vangelo, che diede solo la moneta più piccola, ma era tutto quello che aveva per vivere. Non abbiamo paura di dare qualcosa di noi, anche solo un po’ di tempo, un sorriso, un gesto di attenzione e di solidarietà, una visita a chi è solo, una parola di conforto. Questo ci aiuterà a cambiare strada. E oggi, cari amici, torniamo a casa nostra dopo questa bella Liturgia Eucaristica dell’Epifania con un cuore diverso, più contenti, più vicini al Signore e tra noi, più luminosi, e gli altri vedendoci riconosceranno in noi, nel nostro sguardo e nei nostri gesti, i segni dell’amore di Dio. Grazie Signore, perché sei luce e con la tua luce già rendi diverso e più bello ognuno di noi.
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