
XIV domenica Tempo Ordinario
Zac 9,9-10;
Rm 8,9.11-13;
Mt
11,25-30
Care
sorelle e cari fratelli, Caro Silvio,
ben
si addice quel grido di gioia del profeta Zaccaria alla celebrazione che oggi
ci vede raccolti nella nostra cattedrale. Nel Signore che viene in mezzo a noi
ogni volta che ci raduniamo attorno all’altare ci rallegriamo per il dono che
oggi fa alla nostra Diocesi di un nuovo sacerdote. E’ infatti il Signore a cui
va la nostra lode e il nostro ringraziamento, perchè è Lui a suscitare a suscitare
uomini che accettano di seguirlo e di stare con Lui, separandosi da se stessi.
Così avvenne fin all’inizio, quando Gesù chiamò i discepoli a seguirlo sulle
rive del lago di Galilea e poi sempre ogni volta che egli appare agli uomini,
come avvenne per l’apostolo Paolo sulla via di Damasco. Lo abbiamo ricordato
questa settimana proprio nella festa dei Santi Pietro e Paolo. Cari fratelli, solo uomini e donne umili
sanno rispondere alla chiamata di Dio. Così ci testimonia la Bibbia, così ci narrano i
Vangeli. Anche Paolo, uomo sicuro di sé, colto e religioso, dovette
sottomettersi all’anziano Anania e all’autorità degli apostoli per adempiere il
compito affidatogli di annunciare il Vangelo a tutti i popoli. Del resto il
primo umile è proprio il Signore Gesù, come ci annuncia il profeta: “Egli è
giusto e vittorioso, umile”. E Gesù benedice il Padre perché “ha tenuto
nascoste queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli”.
Cari fratelli, il sacerdote è un umile, che
trova nel Signore la sua forza e si affida quindi a Lui quotidianamente
attraverso la preghiera assidua, la celebrazione della Santa Messa, la
meditazione delle Sante Scritture. Caro Silvio, questo devi ricordare
innanzitutto. Se vuoi essere fedele alla chiamata del Signore e al ministero
che oggi ti viene affidato per le mani del Vescovo, non devi pensare al ruolo
che rivestirai, quanto piuttosto alla comunione quotidiana con il Signore. Da
lì tutto proviene. Da lì scaturisce
quello che farai nelle situazioni che ti saranno affidate da me e dai miei
successori. Oggi c’è davvero troppo poca umiltà nella nostra società, talvolta
anche tra noi sacerdoti e nelle nostre realtà parrocchiali. Ci si impossessa di
quanto ci viene affidato come se fosse nostro, venendo meno a quello spirito di
servizio a cui siamo chiamati. Così, come dice l’Apostolo, rimaniamo sotto il
dominio della carne invece che dello Spirito di Dio. Si diventa carnali, cioè
dominati dalle cose, dal denaro, da se stessi, e non si è liberi. Noi siamo
chiamati alla libertà dell’amore e del servizio. Lo ripeto: la nostra forza è
nell’umiltà, perché solo un cuore umile sa capire gli altri, ascoltarli,
aiutarli, amarli.
Nella fatica dell’amore – perché amare non è
né un sentimento né un istinto, come ci insegna il mondo, – ricorda che devi
rispondere ogni giorno alla chiamata del Signore che ti dirà come dice ad
ognuno di noi: “Venite a me, voi tutti
che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro”. In Lui tu troverai
ristoro, non certo nella soddisfazione di un successo pastorale o di un
complimento che gli altri ti rivolgeranno, anche se siamo chiamati a gioire
come gli apostoli inviati in missione da Gesù, quando vediamo il male vinto dal
bene, la conversione dei cuori, i miracoli del Vangelo. Ma noi siamo solo
seminatori generosi della parola di Dio, sarà poi il Signore a far crescere il
seme, anche se ognuno è chiamato a coltivarlo con pazienza e amore. Non tutto
però dipende da noi. Forse talvolta sentirai il tuo ministero come un “giogo”, una
scelta che ti pesa. Allora rileggi le parole così belle che il Signore oggi ci
rivolge: “Prendete il mio giogo su di voi e imparate da me, che sono mite e
umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è
dolce e il mio peso leggero”. Benedetto XVI, rivolgendosi agli arcivescovi che
ricevevano il pallio nella festa dei Santi Pietro e Paolo, ha detto: “Il giogo
di Cristo è identico alla sua amicizia. E’ un giogo di amicizia e perciò un
“giogo dolce”, ma proprio per questo un giogo che esige e plasma….Così è anche
per noi soprattutto il giogo di introdurre altri nell’amicizia di Cristo e di
essere a disposizione degli altri, come Pastori di prenderci cura di loro”.
Prendi con gioia sulle tue spalle questo giogo di amore per gli altri, perché
in te possano incontrare l’amicizia di Gesù Buon Pastore. Nei momenti difficili
non chiuderti in te stesso, in quell’individualismo che separa dagli altri e
intristisce, impara invece dal Signore, che “è mite e umile di cuore”, perché è
solo nella mitezza e nell’umiltà che troverai ristoro per la tua vita. Secondo
le beatitudini saranno i miti che “avranno in eredità la terra”, non i
prepotenti e i violenti. E il profeta Zaccaria dichiara che la pace sarà
conseguenza di un re umile, che eliminerà la violenza delle armi, rendendo
possibile la convivenza tra i popoli. Nell’umiltà e nella mitezza sarà l’unica
vera vittoria, la stessa che il Signore Gesù Cristo ci ha consegnato sulla
croce.
Il profeta Sofonia annuncia: “Lascerò in
mezzo a te un popolo umile e povero. Confiderà nel nome del Signore” (3,12).
Come presbitero sei inviato dal Signore ad edificare la Chiesa, la comunità
cristiana. Ricorda sempre che siamo “un popolo umile e povero”, gente bisognosa
di Dio, che non pretende per se stessa, litigando e dividendosi dagli altri,
come talvolta avviene, ma che affidandosi al Signore vive nell’unità e
nell’amicizia, esercitando la stessa carità che Dio ha verso di noi. I
bisognosi, i deboli e i poveri siano nel cuore delle tue preoccupazioni, perché
tutti possano essere aiutati e soccorsi e trovino nella casa di Dio un luogo di
umanità e di misericordia. Non dimenticare mai che davanti a Dio siamo tutti
mendicanti del suo amore e della sua misericordia. Il celibato, che oggi
abbracci definitivamente, non è scelta di solitudine né rinuncia ad amare, anzi
è un dono che chiede un amore ancora maggiore.
Attorno alla mensa eucaristica radunerai il
popolo di Dio, che da lì prende nutrimento e cresce nella fede e nella carità.
Abbi cura particolare della celebrazione dei sacramenti e dei divini misteri,
soprattutto della Messa della domenica, nella quale si ricostituisce l’unità
della comunità, perché tutti ci volgiamo verso il Signore distogliendo almeno
per un po’ gli occhi e il cuore da noi stessi. Il mondo ha bisogno di amore, di
uomini e donne che sappiano avvicinare gli altri al Signore, costruendo
un’umanità accogliente, buona, non violenta, non prepotente, non egoista, non
chiusa nel limite del proprio particolare. Il perdono che elargirai nel
sacramento della Penitenza ti riporti sempre alla grandezza della divina
misericordia. Vivendo in comunione con il Presbiterio e con il Vescovo, possa
tu essere testimone di quell’unità per cui il Signore ha pregato prima di
essere condotto alla croce. In Lui Buon Pastore vivi con gioia il tuo
ministero, e gli altri incontrandoti potranno cogliere in te la presenza
misericordiosa di Dio.
Ti accompagnino la Vergine Maria, tanto venerata
nella nostra terra, gli angeli e i santi che insieme invocheremo, in
particolare i patroni della Diocesi, Santa Maria Salome e il martire Ambrogio,
assieme ai due Papi patroni di questa città, Ormisda e Silverio, pastori
sapienti in tempi difficili e di divisione. Noi, per quanto possiamo, ti saremo
vicini con l’amicizia e la preghiera. Che il Signore ti benedica e ti faccia
crescere in sapienza e grazia.
Amen
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Qui l’audio in mp3 dell’omelia
(tasto dx del mouse "salva oggetto con nome")
