Omelia nella Veglia Pasquale – aprile 2010

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La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi.
(dal Sl. 117 – della Veglia Pasquale)

Care sorelle e cari fratelli, la vicenda di Gesù sembrava essere definitivamente chiusa con la condanna e la morte in croce. Il suo corpo era stato deposto nel sepolcro. Non erano rimasti in molti con quell’uomo debole e sofferente. Solo alcune donne, tra cui Santa Maria Salome, nostra patrona, quella Maria, madre di Giacomo di cui ci ha parlato il vangelo di Luca.


 

Per questo abbiamo voluto iniziare la veglia pasquale dalla basilica a lei dedicata. Guidati da Santa Salome anche noi siamo saliti in tanti questa notte con lei al sepolcro, abbiamo voluto ancora una volta andare da Gesù. Abbiamo iniziato nel buio della notte, quasi per poter vedere di nuovo la sofferenza di quell’uomo condannato, disprezzato, crocifisso. Nella sua vicenda dolorosa è apparsa la violenza del mondo, ed anche il fastidio per un uomo mite, umile di cuore, pieno di amore per i deboli e i peccatori, che non si difende e non vuole salvare se stesso. Nelle sue ferite abbiamo visto le ferite e la sofferenza di tanti poveri, nella sua condanna e  morte la violenza che colpisce ogni giorno la vita di tanti. Quella via dolorosa ci ha liberato per un po’ dall’angoscia per noi stessi, da quella tristezza rassegnata e dal facile giudizio con cui guardiamo agli altri. In questi giorni il nostro sguardo si è come alzato da noi stessi e abbiamo guardato a Gesù e alla Madre Maria, l’addolorata, che hanno percorso le strade di questa città. Nel loro sguardo sofferente e pieno di dolore abbiamo forse compreso di più la loro domanda di amore.

   Oggi è Pasqua. Ci immaginiamo quei discepoli a Gerusalemme, ancora impauriti, con il volto triste e rassegnato, come i due discepoli di Emmaus, o come Maria Salome e le altre donne che di buon mattino andarono al sepolcro per prendersi cura del corpo di Gesù. Anche noi siamo venuti qui. La Pasqua inizia così. Bisogna andare a vedere quel luogo di morte, bisogna cercare Gesù. Non si può più fuggire davanti alla sofferenza e alle ferite di tanti poveri del nostro mondo. Da quel sepolcro noi cominciamo di nuovo a cercare il Signore. Non si cerca il Signore nella forza, neppure nella furbizia, non lo cercano uomini sicuri di sé e prepotenti; sono delle donne, deboli e disprezzate, che per prime vanno a cercarlo. Certo esse rimasero incerte e piene di paura, quando videro che la pietra pesante era stata rotolata via dal sepolcro e due uomini apparire vicino a loro in vesti sfolgoranti. La Pasqua suscita meraviglia. Non è un fatto scontato. Siamo uomini e donne troppo rassegnati, pessimisti, a volte tristi. Guardiamo a noi stessi, ai poveri, al mondo, alla vita, senza speranza. Che può cambiare in noi, negli altri, che cosa ci può essere di nuovo nella vita? Chi potrà rotolare via quella pietra pesante della morte? La Pasqua non è scontata. Non siamo qui per abitudine a ripetere un rito antico. Siamo qui perché animati dal bisogno di cercare Gesù personalmente. Ognuno di noi ha scelto di essere qui come quelle donne che andarono al sepolcro. È Dio che rotola via quella pietra. È lui che non si rassegna alla vittoria della violenza e della morte. Ciò suscita meraviglia e insieme timore in donne e uomini rassegnati, presi da se stessi, con lo sguardo ripiegato sui loro problemi. Nell’incertezza e nella paura si presentano anche a noi degli angeli, messaggeri della parola di Dio. Ci parlano, ci pongono una domanda: "Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto." Spesso nel mondo si cerca la vita nelle cose morte, in cose che la vita non possono dare. Si vive di illusioni, si pensa di essere felici per la soddisfazione di un giorno, il successo o il benessere di un momento. Non è lì la vita. La vita è in lui, in Gesù, nel suo amore sena confini che ha sconfitto la morte. Questa è l’unica vittoria possibile, è la vittoria che cambia i cuori e il mondo. Non saranno le guerre, né il potere o la ricchezza a cambiare la storia.  "Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea". Ricordate le sue parole, il Vangelo, la buona notizia che ascoltiamo oggi e ogni domenica. Lì è la vita.

   Sono tante le paure che ci accompagnano e appesantiscono i cuori. Oggi il Signore ci prende dalla dispersione della vita, ci raduna per renderci un’unica famiglia, uomini e donne che scelgono di essere un popolo, una comunità fondata sull’amore reciproco, perché da questo gli altri ci riconosceranno. Nella Pasqua il Signore risorto purifica i nostri sentimenti inquinati da un amore eccessivo per noi stessi, ci dà un cuore nuovo e uno spirito nuovo, ci toglie il cuore di pietra e ci dà un cuore di carne, capace di voler bene, di guardare gli altri con compassione, simpatia, benevolenza, come egli stesso ha guardato i discepoli nel dolore e guarda ognuno di noi. Dalla Pasqua tutto può essere diverso, a cominciare da noi stessi. La Pasqua cambia la vita, guida i passi incerti di quelle donne verso gli altri, le libera dalla paura perché comunichino la gioia e la speranza della resurrezione. Ognuno nel suo cuore è chiamato a credere a questa resurrezione, a credere che Dio non si è rassegnato alla morte del suo Figlio. La fede libera il cuore dalla paura e dall’incertezza, ed anche dall’orgoglio di chi si crede migliore degli altri.

   Il Signore è risorto. Egli vive in mezzo a noi, è vivo nelle tue parole e nei tuoi sentimenti diversi, segnati dall’amore di Dio, è vivo quando sai voler bene, quando preghi, quando mediti la sua parola, quando partecipi alla Messa della domenica. La resurrezione è una luce di speranza per il mondo, è protezione per i poveri, è seme di pace. Quelle donne cominciarono a capire la speranza che veniva da quel sepolcro vuoto e andarono senza indugio ad annunziare ai discepoli quanto avevano visto ed ascoltato. Sorelle e fratelli, anche noi andiamo ormai senza indugio verso gli altri. Abbiamo qualcosa di nuovo da dire, abbiamo una speranza per questa terra e per il mondo. Ognuno a partire dalla Pasqua può rendere la vita diversa e migliore. Non diciamo di essere incapaci, deboli, piccoli, incerti. Lasciamo che sia l’angelo di Dio a parlare in noi. Diveniamo profeti della resurrezione, che rivela al mondo l’amore di Dio che non si rassegna alla morte e al male. Quella donne abbandonarono in fretta il sepolcro. Non c’è più tempo da perdere nelle incertezze. Il mondo ha bisogno di noi,  ha bisogno di te, della tua parola, del tuo amore, ha bisogno della nostra voce di speranza e di vita, di testimoni della resurrezione là dove ci sono sofferenza, dolore, tristezza, morte. Il Signore ti manda perché tu possa essere un uomo e una donna con un cuore nuovo e uno spirito nuovo, rinnovati dalla Pasqua. Per questo lo ringraziamo e gli rendiamo lode.

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