Omelia IV Domenica di Pasqua (11 maggio 2025)

Spreafico Rai1 11 05 25

Domenica 11 maggio 2025
Basilica di Santa Maria Salome – Veroli 

Sorelle e fratelli,
il capitolo 13 degli Atti degli Apostoli racconta l’inizio della missione degli apostoli, consapevoli che il Vangelo è una buona notizia per tutti, una parola con la quale parlare al mondo, non solo rivolta ai credenti. Era lo spirito che ci ha lasciato papa Francesco, la cui parola è giunta al mondo, dalle periferie ai grandi della terra. E’ lo spirito giunto a noi anche dalle prime parole di Leone XIV nella benedizione urbi et orbi:  “La pace sia con tutti voi! … questo è il primo saluto del Cristo Risorto, il buon pastore che ha dato la vita per il gregge di Dio. Anch’io vorrei che questo saluto di pace entrasse nel vostro cuore, raggiungesse le vostre famiglie, a tutte le persone, ovunque siano, a tutti i popoli, a tutta la terra. La pace sia con voi! Questa è la pace del Cristo Risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante. Proviene da Dio, Dio che ci ama tutti incondizionatamente”. Questo è il Vangelo che ci è stato affidato, il Vangelo della pace, il Vangelo dell’amore di Dio, che abbraccia tutti, non esclude nessuno. A volte preferiamo parlarci tra noi, ci chiudiamo nei nostri piccoli mondi, giudichiamo gli altri e li escludiamo, così smettiamo di ascoltare le domande di pace, di vita, di salvezza, che salgono da ogni parte del mondo.

Esiste una “moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua”, abbiamo ascoltato dal libro dell’Apocalisse. Sono coloro che sono passati dalla grande tribolazione, i martiri e i testimoni della fede. Essi ci dicono che il Vangelo può arrivare a tutti, proprio tutti, loro che hanno resistito alla violenza consapevoli che l’unica vittoria non era nella forza della prepotenza e delle armi, nell’arroganza di chi dice in continuazione “prima io”, ma nell’amore fino a essere disposti a dare la vita per non cedere al male.  Essi ci annunciano un futuro in cui Dio ci “guiderà alle fonti delle acque della vita e asciugherà le lacrime del dolore”. Questa è la promessa di Dio, la speranza del giubileo, che ci guida anche in questo tempo difficile, dove scorrono lacrime di dolore da tanti parti del mondo: dai paesi in guerra, dalla vita dei poveri e degli ultimi, dalla solitudine degli anziani, dallo smarrimento dei giovani. Abbiamo bisogno di dissetarci alle acque della vita, la parola di Dio che diventa cibo che sazia nell’Eucaristia. È la nostra missione e la nostra responsabilità, che deve coinvolgere le nostre comunità. Essere popolo in un mondo in cui crescono i semi di divisione, mentre l’odio e la violenza rendono difficile vivere insieme, accoglierci, ascoltarci, essere amici.

In una discussione con coloro che salivano al tempio di Gerusalemme per una grande festa e faticavano ad ascoltare la sua parola, Gesù riprende la parabola in cui si era presentato come il buon pastore, colui che si prende cura del bene delle pecore. L’immagine del pastore era molto comune in quel tempo. Dio stesso nel libro del profeta Ezechiele si presenta come il pastore che si prende cura delle pecore, raduna quelle disperse, va in cerca di quella perduta e riconduce all’ovile quella smarrita, fascia quella ferita e si prende cura di quella malata, ma ha cura anche della grassa e della forte, perché siano insieme, come un unico gregge, un unico popolo che cammina insieme (Ezechiele 34,12-16).  Così abbiamo imparato nel Cammino sinodale delle nostre comunità. Gesù si prende cura di noi, della nostra vita. Egli si preoccupa della facilità con cui cediamo alla dispersione, all’isolamento, all’inimicizia, impauriti degli altri, preferendo a volte seguire noi stessi, pensare solo a noi. Così dimentichiamo che il Signore ci vuol bene e si occupa di noi, delle nostre ferite e attese, senza disprezzare nessuno, perché tutti “siano una cosa sola” come lui e il Padre sono una cosa sola. Lui ha dato la vita per noi, ci ha promesso la vita eterna se lo ascoltiamo e lo seguiamo. Nessuno potrà strapparci dalla sua mano, nessuno ci potrà separare dal suo amore. Ha detto Papa Leone: “Dio ci vuole bene, Dio vi ama tutti, e il male non prevarrà! Siamo tutti nelle mani di Dio. Pertanto, senza paura, uniti mano nella mano con Dio e tra di noi andiamo avanti. Siamo discepoli di Cristo. Cristo ci precede. Il mondo ha bisogno della sua luce. L’umanità necessita di Lui come il ponte per essere raggiunta da Dio e dal suo amore. Aiutateci anche voi, poi gli uni gli altri a costruire ponti, con il dialogo, con l’incontro, unendoci tutti per essere un solo popolo sempre in pace”.
Sorelle e fratelli, viviamo la forza di queste parole per essere segno dell’unità della famiglia umana, senza confini, pacifica, disarmata, la cui forza vincente è solo l’amore che viene da Dio


+ Ambrogio Vescovo
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Gli interventi e le omelie del Vescovo Ambrogio si possono consultare a questo link:

https://www.diocesifrosinone.it/documenti/vescovo-spreafico/ 

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