Omelia Domenica delle Palme 2014

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Care sorelle e cari fratelli,
   abbiamo accolto il Signore che entra in Gerusalemme. Gesù chiede ai discepoli di cercargli una cavalcatura per entrare nella città come aveva annunciato il profeta: “Ecco, a te viene il tuo re, mite, umile, seduto su un’asina e su un puledro”. Entra come un re, ma non come i re o i governanti di questo mondo. Egli è mite e umile. La sua forza non viene né dalle armi, né dalla ricchezza, né dalla forza fisica. La sua forza è nella mitezza e nell’umiltà. Cari fratelli, seguiamo il Signore nella sua città, seguiamolo come se fossimo anche noi a Gerusalemme, accompagniamolo insieme come il suo popolo, la sua comunità. Ognuno di noi ha i suoi problemi, le sue fatiche, i suoi pensieri e le sue preoccupazioni. In questi giorni tuttavia rimaniamo con Gesù, il mite e l’umile. Non lasciamolo solo nel dolore della sua Passione.

   Abbiamo ascoltato la narrazione della sua Passione. Gesù è l’uomo dei dolori, colui che si è addossato i dolori del mondo. I suoi discepoli gli volevano bene. Eppure lo abbandonano, hanno paura di essere coinvolti in quella storia drammatica, la storia di un giusto condannato. Quanto è difficile stare accanto a chi soffre! Lo constatiamo anche oggi nella nostra società. Per questo i poveri sono a volte scartati, gli anziani abbandonati, i sofferenti dimenticati. La sofferenza allontana perché richiede vicinanza, tempo, cure, amore. E noi abbiamo sempre fretta. Nel mondo sono tanti i dolori e le sofferenze della gente, anche vicino a noi, in mezzo a noi. Gesù oggi se li carica tutti sulle spalle, li porta con sé sotto il peso di quella croce, che solo un povero contadino aiuta a portare, Simone di Cirene. Facciamoci vicini anche noi a Gesù e a chi soffre, come alcuni di voi ad esempio stanno facendo con tanti anziani o con le famiglie in difficoltà. Prendiamoci un pezzo della loro croce sulle nostre spalle e aiutiamoli a portarla con l’ascolto, l’amicizia, la solidarietà. Ci sentiremo più leggeri, più liberi, meno prigionieri di noi stessi, di quell’egoismo che corrode gli animi, rende triste e brutta la vita, allontana a divide.

   Oggi noi tutti vogliamo far parte di quel corteo che segue Gesù. Mettiamoci tutti dietro la croce, non davanti con arroganza per comandare. Guardiamo il suo volto sofferente per imparare da lui la mitezza, l’umiltà, la tenerezza con cui egli ha guardato la gente, ha guarito i malati, perdonato i peccatori. Nelle nostre chiese la sua croce sta sempre davanti a noi, per ricordarci che da lì prende inizio la nostra salvezza e liberazione. Quando entriamo in una chiesa e vediamo la croce, quando iniziamo la nostra preghiera con il segno della croce, non è un caso né un’abitudine. In essa noi incrociamo lo sguardo di Gesù sofferente, ma forte nella mitezza e nell’umiltà, invincibile nell’amore. L’amore è stato la sua vittoria. Non le armi, non la violenza, non la prepotenza, non l’orgoglio, non il denaro o la ricchezza.

   Ma come, ci verrebbe da chiedere? Come essere miti e umili in un mondo che sembra costringerti alla difesa di te stesso, all’affermazione di te stesso, in un mondo dove ogni giorno ti dicono, come dicevano a Gesù sulla croce: salva te stesso, pensa a te stesso? La narrazione della Passione di Gesù è racchiusa dalla preghiera: all’inizio Gesù prega nell’orto degli ulivi, alla fine prega sulla croce con quel grido a Dio Padre, che non è un grido di disperazione ma di speranza, perché è solo l’inizio del Salmo 22, dove un uomo sofferente si affida a Dio. Sì, cari amici, la preghiera. Tutto ci può essere tolto, la salute, il denaro, la forza, ma mai la preghiera. Nella preghiera, nella meditazione del Vangelo noi possiamo imparare la mitezza, l’umiltà, possiamo rispondere alla violenza e alla prepotenza con l’amore. Nella preghiera impareremo l’amore e saremo vincitori, perché solo nell’amore è la vittoria. In questi giorni dedichiamo tempo alla preghiera, alla lettura del Vangelo della Passione, per accompagnare Gesù e imitarlo nella pazienza dell’amore. Stiamo con lui il giovedì santo, il venerdì santo, e poi ritroviamoci qui insieme per cantare nella notte di Pasqua la vittoria della sua resurrezione. Con Gesù la nostra vita gusterà la gioia del Vangelo anche nelle difficoltà e nelle fatiche della vita.      

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