
E’, come molti sanno, un prodigio attestato almeno dagli inizi del 1600, anche se già la bolla di erezione della parrocchia collegiata di Santa Maria in San Lorenzo (così si chiamava Amaseno) del 1177 attesta la presenza di una reliquia del martire. Qui tanti sono accorsi nei secoli per celebrare la memoria del martire. Anche oggi siete convenuti numerosi. Saluto innanzitutto il parroco don Italo, che tanto ha fatto per questa Chiesa e per Amaseno, don Andrea, da pochi mesi sacerdote e vicario parrocchiale, il P Rettore Generale dell’ordine della Madre di Dio con P. Enrico Giannetta, di Amareno grande studioso del prodigio del sangue di San Lorenzo, gli altri sacerdoti della vicaria e della diocesi, il sindaco Boni, i sindaci dei paesi vicini, le autorità civili e militari che sempre onorano questo solenne momento. Permettetemi anche di rivolgere un particolare saluto agli amici della comunità di Sant’Egidio, al prof. Andrea Riccardi, fondatore della comunità, al presidente della comunità prof. Marco Impagliazzo, al Prof. Sandro Zuccari e ai tanti altri qui con loro. Siate tutti i benvenuti a questo momento di festa attorno alla mensa del Signore e a un suo insigne testimone.
Chi era San Lorenzo? Un giovane che non ha voluto interessarsi solo al suo futuro, ma ha messo le sue energie al servizio dei poveri della Chiesa di Roma, dove era diacono. I diaconi nella Chiesa antica erano al servizio dei poveri. Avrà avuto vent’anni quando subì il martirio nell’anno 258 sotto l’imperatore Valeriano. La storia del suo martirio racconta che non voleva abbandonare il suo vescovo, il Papa Sisto II, mentre stava per essere portato al martirio, ma il Papa gli disse: “Non ti lascio, non ti abbandono, o figlio; ma a te sono riservate maggiori lotte. Fra tre giorni sarai con me; va intanto e distribuisci ai poveri ciò che ti ho affidato”. E Lorenzo andò e fece come gli era stato detto: distribuì le ricchezze della Comunità ai poveri e poi, arrestato e interrogato dall’imperatore perché consegnasse i beni della Chiesa, rispose: “Ecco le ricchezze della Chiesa, che tu richiedi; le mani dei poveri le hanno trasformate in tesori celesti”. Dopo queste parole subì il martirio. Voi mi potreste dire: i tempi sono cambiati. Ed è vero. Ma cosa vuol dire essere martiri? Vuol dire dare la vita, dare il sangue, iniziare a dare almeno qualcosa di sé agli altri. Lorenzo ha dato la vita perché i poveri stessero meglio, perché il vangelo dell’amore fosse vissuto da tutti. E perché il suo sangue continua a sciogliersi? Perché dobbiamo scioglierci anche noi, sorelle e fratelli. Questo è vero sempre, ma soprattutto in questo tempo che vede una società che si è fatta più dura, più violenta. E’ sufficiente anche solo uno sguardo alle notizie di questi giorni: quante morti violente! Quanta cattiveria circola nelle strade, nelle piazze! E abbiamo visto anche non poca violenza e durezza tra i giovani, persino tra i ragazzi. E quanta durezza talvolta anche dentro le nostre case! Rapporti difficili nella stessa famiglia; non parliamo tra i parenti. In un mondo divenuto così duro noi abbiamo la grazia, la straordinaria grazia di vedere il sangue di san Lorenzo che si scioglie. E allora comprendete il motivo di questo prodigio ricorrente. E’ chiaro: San Lorenzo ci spinge a sciogliere anche il nostro cuore dalla durezza. Ognuno di noi sa per esperienza che il cuore, il mio, il tuo, il nostro cuore si indurisce, diventa come pietra, non si commuove di fronte al bisogno degli altri, non si lascia toccare dalla gente che soffre, dai vecchi che rimangono soli, dai giovani che chiedono di essere ascoltati e amati, dai bambini che esigono affetto e attenzione, dai genitori che vorrebbero comprensione dai figli. La durezza è diventata una condizione normale dei nostri cuori. E’ pegio dell’arteriosclerosi! Ma in questo modo rendiamo la vita più dura per tutti. E invece, abbiamo bisogno di un cuore capace di commuoversi, di voler bene. E’ questa la grande lezione del prodigio di Amaseno. Un prodigio che dovrebbe allargarsi non solo alla nostra regione, al nostro paese, ma al mondo intero. Ma inizia da qui, da me, da te, da ciascuno di noi. Quando sei di fronte a un anziano che ti vuole parlare e chiede aiuto, sciogli il cuore ascoltandolo e visitandolo; quando tuo figlio ti chiede, magari in modo sgarbato o offensivo, un aiuto, prova a rispondergli, non metterlo davanti al televisore perché ti lasci in pace; e tu ragazzo o giovane, quando tuo padre o tua madre ti sembrano preoccupati o stanchi, non far finta di niente continuando a farti i fatti tuoi; quando vedi un povero per strada non girarti dall’altra parte e non rispondergli male; quando incontri un tuo vicino o un tuo collega, magari antipatico, non evitarlo, sii cortese con lui. Così viveva Gesù. Quando vedeva la gente, il suo cuore si commuoveva, si fermava, li sfamava, guariva i malati, accoglieva i peccatori e le prostitute, parlava anche con quelli che gli volevano male. La sua forza era la parola, la mitezza, la compassione, l’amicizia il suo modo di vivere. Il Signore ci parla con tanto affetto in questa festa. E, ricordando San Lorenzo, mi sembra di sentire le parole di Gesù rivolte a noi tutti, come anche lui le avrà ascoltate da giovane: “Prendete il mio giogo su di voi e imparate da me che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Ecco il cuore di Gesù, che San Lorenzo ha capito. Un cuore mite e umile. C’è tanta arroganza in giro, poco rispetto della vita degli altri, soprattutto di chi è più debole. Sembra che per vivere e contare ci si debba imporre sugli altri, talvolta anche con atti o parole violente. San Lorenzo fu umile perché non fece di testa sua, non agì di istinto, ma ascoltò la voce del Signore. Certo, ciò gli causò il martirio. Ma a che vale guadagnare il mondo intero, se si perde la propria vita? Chi ama la sua vita, la perde, dice il Vangelo. Lorenzo la guadagnò per sempre, perché fu mite e umile di cuore. Per questo il suo sangue è ancora in mezzo a noi, perché anche noi sciogliamo i nostri sentimenti e la nostra vita in un cuore che ama, il cuore di Dio, il cuore di san Lorenzo, il cuore dei santi e di tutti coloro che ascoltano il Signore e imparano da lui il segreto della vita. Solo l’amore infatti ci darà quel ristoro e quella pace che tutti faticosamente desideriamo. Custodiamo questa forza nelle nostre giornate, non abbiamo paura di amare, perchè Dio ama chi dona con gioia.
Amen.
