Omelia del Vescovo nella S. Messa della Notte di Natale 2012

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«Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio:
a lui sarà dato il nome di Emmanuele»,
che significa «Dio con noi».
 
(dal Vangelo della Celebrazione Mt 1,1-25)

Care sorelle e cari fratelli,
abbiamo ascoltato la narrazione della nascita di Gesù a Betlemme. E’ il Vangelo di Natale. Dio non ha abbandonato il mondo a se stesso. Una luce è spuntata nelle tenebre, come abbiamo ascoltato dal profeta Isaia. Il Figlio di Dio è nato a Betlemme tra gli uomini e le donne di questo mondo. Ma che cosa è il Natale?

Tutti lo sanno, si potrebbe rispondere. In fondo è vero. Si tratta di una festa sentita da tanti, anche dai non cristiani. Ma che cosa significa questa festa, che suscita quasi naturalmente nel cuore sentimenti di bontà, di maggiore attenzione agli altri, soprattutto ai più bisognosi, come ho potuto constatare nella partecipazione alla raccolta alimentare di sabato? Siamo qui in tanti per vivere questa festa con colui che ne è il cuore: Gesù, il bambino di Betlemme. Vogliamo infatti rendere più profondi quei sentimenti che il Natale suscita, senza che si disperdano nella vita di ogni giorno, nel ritorno ad occuparci solo di noi stessi, nel consumismo che resiste anche alla crisi, dimentichi di avere accolto tra noi un Dio che per amore nostro si è fatto piccolo e povero. Non vorremmo perdere di nuovo nell’individualismo crescente quanto il Signore suscita in noi attorno al presepe, a Maria e Giuseppe, ai pastori che lo vanno a cercare seguendo la stella e la parola dell’angelo. Un angelo ha condotto qui anche noi, per vedere questa luce. Ci ha condotto assieme a tanti nel mondo, a tutti i cristiani, soprattutto quelli che soffrono come in Siria o in Pakistan, assieme a tanti uomini di buona volontà. Con noi ci sono gli anziani soli negli istituti. Sono particolarmente contento di partecipare oggi al pranzo di Natale con gli anziani di Città Bianca assieme agli amici che li vanno a visitare ogni settimana. Gli anziani hanno bisogno del nostro amore, perché la solitudine e l’abbandono avvicinano rapidamente alla morte. Con noi ci sono i cinquecento bambini dell’orfanatrofio di Giseni in Rwanda che ho visitato recentemente e che sono aiutati dalla nostra Diocesi. Ci sono gli uomini e le donne che vivono per la strada, le famiglie in difficoltà, i disoccupati, i carcerati, chi vive tra guerre e violenze continue. A Natale riscopriamo di essere una famiglia intorno a Gesù. E ritroviamo sentimenti e che abbiamo perso nella vita di ogni giorno.

 
Il libro della vita

     Proprio a Natale infatti ci appare chiaro che si è perso qualcosa. Ci siamo troppo angosciati per noi stessi e abbiamo perso di vista l’essenziale. Sì, si è perso il libro della vita, il Vangelo del Natale, quella parola che ti insegna a vivere, ad essere umano, a condividere quello che hai con gli altri, a vivere come fratelli e sorelle, come amici e non nell’individualismo, a riscoprire la sobrietà liberandoti dall’angoscia del possesso e del denaro. Gesù viene nel mondo per ridarci il libro della vita. Per questo siamo qui oggi in tanti. Accogliamo Gesù che viene povero in questo mondo. Il Vangelo che abbiamo ascoltato rivela il mistero del Natale e traccia una liturgia di luce nel cielo di questa nostra terra. L’angelo, con una moltitudine dell’esercito celeste, loda Dio dicendo: “Gloria a Dio nel più altro dei cieli e sulla terra pace agli uomini che egli ama”. E’ l’inizio del Gloria, che da oggi ricominciamo a cantare nella Santa Messa. Esso contiene una promessa e una visione: la gloria di Dio è la pace per il mondo, tra gli uomini che egli ama. Sono parole che segnano l’inizio di un tempo nuovo, di un mondo in pace, di uomini e donne che rinunciano alla violenza e alla prepotenza, che abbandonano le rabbie e i litigi, che si accordano e imparano ad ascoltarsi, che si aiutano nelle difficoltà, che si guardano con simpatia. Tutto comincia con un segno: “un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia”. Ci stringiamo oggi attorno a questo bambino. Proprio lui è il Salvatore del mondo, è l’uomo della pace, del perdono, della mitezza. Il suo Vangelo è pace per un mondo di uomini e donne che a fatica sanno vivere insieme e sanno donarsi la pace. Il suo Vangelo è amore.

natale-veroli-2012-2Non temere di accogliere Gesù

   Oggi un angelo ci porta il Vangelo del Natale, come fece a Betlemme rivolgendosi ai pastori: “Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per noi un Salvatore, che è Cristo Signore”. “Non temete”, non abbiate paura. Quante paure dentro di noi! Paura per il domani, paura per la malattia e la debolezza del corpo, paura degli altri, soprattutto dei poveri, paura della crisi, paura di un mondo difficile. Non indugiamo. Andiamo anche noi come i pastori fino a Betlemme, andiamo da Gesù come oggi, ma non solo oggi. Ogni domenica Gesù ci aspetta qui, per incontrarci, parlarci, aiutarci nelle incertezze e nelle paure della vita. Perché indugi? Perché rimandi? Perché non sei fedele a questo appuntamento settimanale con Gesù che vuole aiutarti a vivere con un cuore più umano, che vuole darti pace e amore? Forse hai paura di perdere qualcosa di tuo? O forse hai solo da fare altro? O sei preoccupato per i tempi che viviamo? Qui, con Gesù, ascoltando il Vangelo del Natale, puoi trovare gioia e pace. Qui non si compra niente. Anzi, si riceve un dono, la grazia più grande: incontrare e vedere Gesù. E’ quel Gesù che giace in una mangiatoia con Maria e Giuseppe. E’ quel Gesù che vediamo quando ascoltiamo le parole del Vangelo e celebriamo l’Eucaristia. Il piccolo bambino come il piccolo libro del Vangelo crescerà in te e sarà gioia grande per tanti. E’ quel Gesù che puoi incontrare in un uomo che soffre, in un anziano solo o abbandonato in istituto, in una famiglia in difficoltà, in una persona malata o incerta, in uno straniero. Oggi qui si ripete il miracolo di Betlemme: Gesù nasce in mezzo a noi come un povero bambino circondato dai poveri. Noi, come Maria e Giuseppe, come i pastori, ci avviciniamo a lui per vederlo, incontrarlo, prenderci cura di lui.

La scelta di Natale

   Vuoi unirti anche tu ai pastori per andare a Betlemme? Non rimandare a un altro giorno la scelta di Natale. Scegli di prenderti cura di Gesù bambino ascoltando il Vangelo di Natale, perché cresca nel tuo cuore e nelle tue giornate. Oggi è come se Gesù volesse iniziare con ciascuno di noi qualcosa di nuovo, come se volesse chiederti di aiutarlo a costruire un mondo nuovo, migliore, un mondo di pace, dove essere amici, dove aiutarsi e amarsi, uscendo dall’individualismo che cerca di separarci. Non è impossibile, non richiede doti particolari, non ha bisogno di gente preparata o predisposta. I primi che lo seguirono erano dei pescatori della Galilea, gente comune, non particolarmente religiosa, che si guadagnava il necessario con il proprio lavoro quotidiano. Anche noi abbiamo il nostro da fare, le nostre fatiche di ogni giorno, le nostre difficoltà. Ma Gesù cerca donne e uomini comuni, che si stringano a lui ascoltando la sua parola.

   Sorelle e fratelli, in questo Natale straordinario dell’Anno della Fede noi non resteremo uguali a noi stessi. Il Vangelo di Natale ci incoraggia, ci sostiene, ci dà speranza, rinnova il nostro cuore, i nostri sentimenti, la nostra vita, ci rende migliori, più umani, ci spinge ad uscire dall’amore per noi stessi. Ha detto Benedetto XVI all’Angelus di domenica scorsa: “La scena della Visitazione esprime anche la bellezza dell’accoglienza: dove c’è accoglienza reciproca, ascolto, il fare spazio all’altro, lì c’è Dio e la gioia che viene da Lui. Imitiamo Maria nel tempo di Natale, facendo visita a quanti vivono un disagio, in particolare gli ammalati, i carcerati, gli anziani e i bambini”. Noi perciò ci inchiniamo davanti a Gesù e lo ringraziamo. Siamo tutti parte del suo presepe, piccoli e grandi, deboli e forti, poveri e ricchi, giovani e anziani. Gioiamo allora della sua presenza e cantiamo con gli angeli: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini che egli ama”.

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