
Fratelli e sorelle, iniziamo questa sera il tempo della quaresima.
Ma cosa vuol dire iniziare questo tempo in una città, in un mondo come il nostro, che ha dimenticato i temi antichi, i modi con cui la quaresima si caratterizzava. E’ un puro ricordo? Una pura memoria? Fratelli e sorelle, noi prepariamo la Pasqua del Signore, la grande celebrazione della sua morte e della sua resurrezione e la parola del Signore ci chiama a raccolta perché fin da oggi cominciamo a preparare la Pasqua.
E allora si tratta degli ultimi giorni che accompagnano il Signore verso Gerusalemme e verso l’ora del suo passaggio e in questi giorni viene chiesto a ciascuno di noi di rientrare in se stesso, di rincontrare se stesso, di accorgersi al di là della vanagloria, di chi è, di quello che fa, della persona debole e fragile che è. Il rito del mercoledì delle ceneri, secondo una tradizione molto antica, prevede la distribuzione delle ceneri con l’espressione "ricordati uomo che sei polvere e polvere ritornerai"
E’ questa una realtà della nostra vita – polvere -, è la debolezza dell’uomo, è la fragilità della nostra esistenza umana, della nostra vita,
del nostro corpo. Proprio oggi abbiamo ricordato la fragilità della vita nella celebrazione funebre di Francesco Alviti, lui che ci ha lasciato da giovane, appena 22 anni. Ma è anche la fragilità del nostro amore, dei nostri sentimenti che sono cenere, spesso inariditi, delle parole di amore che non sappiamo dire.
Cari fratelli e care sorelle, le ceneri non vengono distribuite per deprimere. L’annuncio della parola di Dio oggi non si fa per deprimere, ma per testimoniare a ciascuno di noi qual è la propria dimensione di piccolo, di uomo fragile, di vita breve, di persona dal cuore angusto. Ma su quest’uomo, non per la sua forza, non per la sua sapienza, non per la sua bravura come fanno gli uomini, su quest’uomo si è chinato l’amore di Dio e Dio vuole salvare ciascuno di noi, vuole che ciascuno risorga dalla propria polvere, dal proprio limite e dalla propria eredità.
Quaresima, tempo dell’incontro con il proprio limite, con la propria piccolezza, ma anche fratelli e sorelle, quaresima, come tempo di un gioioso annuncio, quello del vangelo che viene annunziato anche nei momenti più dolorosi. Ebbene, il vangelo dice all’uomo debole che siamo: Cristo è risorto dai morti e l’uomo limitato, di polvere, arido, deve risorgere, non esaltarsi ma risorgere. Ma è necessario fare delle scelte. Il cristiano non può solo pensare di adattarsi agli eventi come si presentano, accettando con abitudine che la vita scorra da sé e imponga le sue leggi su di noi. La Quaresima è l’invito a una scelta di vita, una scelta oltre le cose che vediamo e facciamo, oltre l’esteriorità a cui siamo abituati, oltre quello che si tocca con mano; è il passaggio da una vita materiale a una vita spirituale, dove contano lo spirito e il cuore. Quaresima è il tempo per coltivare il cuore, perché non si inaridisca e non si lasci dominare dalla paura e dalle preoccupazioni della vita, che pur non mancano.
Il vangelo di oggi ci traccia l’itinerario di questa scelta con i tre passi della Quaresima: elemosina, preghiera, digiuno. Tutti e tre i passi sottolineano la necessità di non farsi dominare dalle cose che appaiono. Ciò che conta non è quanto gli altri vedono. La vita non dipende dall’approvazione degli altri o dal successo, ma da quanto abbiamo dentro. Il primo passo verso una vita spirituale è l’elemosina. L’elemosina indica la gratuità, perché nell’elemosina si dà a qualcuno da cui non ci si aspetta di ricevere qualcosa in cambio. La gratuità dovrebbe essere una delle caratteristiche del cristiano, che, cosciente di aver ricevuto gratuitamente tanto da Dio, cioè senza alcun merito, impara a dare agli altri gratuitamente. Oggi spesso la gratuità non fa più parte della vita di ogni giorno. Nella società mercato, tutto si vende e si compra. Tutto è calcolo e misura. Persino l’affetto è spesso frutto di calcolo. Si dà nella misura in cui si spera di ricevere. L’elemosina ci aiuta a vivere la gratuità del dono, che è libertà dall’ossessione del possesso, dalla paura di perdere quello che si ha, dalla tristezza di chi non vuole far partecipi gli altri del suo benessere.
Il secondo passo è la preghiera. La preghiera, care sorelle e cari fratelli, è la forza del cristiano. Nella debolezza e nella fragilità della nostra vita, nella polvere che siamo, noi possiamo rivolgerci a Dio. Nella preghiera comune, come la Santa Messa, o personale, noi possiamo entrare in comunione con il Signore. La Quaresima è tempo di preghiera. Ci dovremmo chiedere quanto tempo lasciamo per la preghiera nella nostra settimana. Ricordiamo, cari amici, che la Bibbia è un grande libro di preghiera. Quanto è bello rivolgerci al Signore con le parole che egli stesso ci mette sulle labbra. Facciamo della Bibbia il libro della nostra preghiera accanto alle preghiere a cui siamo da tempo abituati. Nella Bibbia noi possiamo imparare l’alfabeto dell’incontro con Dio e dell’amicizia con gli altri. Nella Parola di Dio troveremo anche il cuore di Dio.
E infine l’ultimo passo è il digiuno. Il Santo Padre ha voluto dedicare il messaggio della Quaresima di quest’anno proprio al digiuno. Oltre a sottolineare la pratica del digiuno come astensione dal cibo, a cui tutti siamo invitati in questo tempo, Benedetto XVI sottolinea altre due dimensioni del digiuno. Nel contesto della chiamata di ogni cristiano esso invita a "non vivere più per se stesso, ma per colui che lo amò e diede la vita per lui, e…anche a vivere per i fratelli" (Cf. la Costituzione Apostolica Paenitemini di Paolo VI, cap. 1). Inoltre, "digiunare volontariamente ci aiuta a coltivare lo stile del Buon Samaritano, che si china e va in soccorso del fratello sofferente". Cari amici, il digiuno è un invito a una vita sobria, meno dominata dal materialismo, meno prigioniera dell’amore per se stessi, più attenta al bisogno degli altri, soprattutto di chi ha bisogno. Siamo in un tempo difficile, di crisi economica e sociale. Sempre più gente vive in ristrettezze economiche. Non dimentichiamoci di loro. Il fondo iniziato dalla Caritas diocesana per le famiglie in difficoltà è un piccolo segno di solidarietà ed anche un invito a tutti per una vita più attenta al bisogno degli altri. Chiediamo al Signore di vivere questo tempo non dominati dalla cose, ma attenti alla voce di Dio, percorrendo i passi della Quaresima per avvicinarci alla pasqua di resurrezione come uomini e donne spirituali, perché il Signore risorto possa davvero trasformare la nostra vita e quella del mondo.
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