Omelia del Vescovo per la Solenne Veglia di Pasqua 2013

Cristo-Risorto

Care sorelle e cari fratelli,
la mattina di Pasqua le donne si recarono al sepolcro per ungere il corpo di Gesù, ma con grande stupore trovarono che “la pietra era stata rimossa dal sepolcro e, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù”.

Stavano ancora chiedendosi il senso di tutto questo, quando apparvero loro due uomini in vesti sfolgoranti che dissero: “Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea e diceva: “Bisogna che il Figlio dell’uomo sia consegnato in mano ai peccatori, sia crocifisso e risorga il terzo giorno”. Ed esse si ricordarono della sue parole”. “Perché cercate tra i morti colui che è vivo?” Perché, cari fratelli, ci affanniamo dietro cose che non contano, che non fanno vivere, come se il Signore non fosse risorto e non fosse tra noi?

   Forse siamo anche noi come gli apostoli, che presero il racconto delle donne come un vaneggiamento e non credettero? Perché infatti dopo la Pasqua torna tutto come prima? Perché la nostra vita non cambia? Perché i nostri rapporti non si trasformano e noi continuiamo a vivere tra noi come se la Pasqua non ci fosse stata? Eppure di Pasque ne abbiamo celebrate tante! C’è nel mondo e in noi tanta rassegnazione e tanto pessimismo, perché ognuno dopo la Pasqua continua ad ascoltare e a seguire se stesso invece di mettersi umilmente ad ascoltare il Signore e l’annuncio sconvolgente della resurrezione. E poi ci chiediamo: può forse la Pasqua cambiare i nostri sentimenti, i nostri pensieri, le nostre scelte? Talvolta anche noi mettiamo una bella pietra sopra quel sepolcro di Gesù e ce ne andiamo per fatti nostri, come se nulla fosse accaduto, come se non avessimo seguito un uomo mite e umile di cuore, che ci ha amati fino alla fine, che si è umiliato per lavarci i piedi, si è addossato i nostri dolori e il nostro peccato, ha perdonato i suoi carnefici, ha promesso a un ladro crocifisso con lui il paradiso.

   Care sorelle e cari fratelli, la Pasqua non è un vaneggiamento di alcune donne, ma la realtà di un annuncio che ha cambiato la storia degli uomini e del mondo. Gesù è risorto dai morti e la sua resurrezione è principio di vita nuova. Pietro dubitava, era ancora pieno di paure per quanto era successo a quel suo amico, ma non è rimasto dov’era, è corso al sepolcro ed è stato preso da stupore. Corriamo anche noi, cari fratelli, non rimaniamo fermi nelle nostre paure, nel buio del pessimismo e della rassegnazione. Corriamo verso il luogo dove hanno deposto il Signore per ricevere l’annuncio della resurrezione. Abbiamo cominciato la liturgia di questa santa notte al buio, finché la luce del cero pasquale, la luce del risorto l’ha illuminata. C’è tanto buio nei cuori, tanta incertezza, la tristezza sembra dominare i sentimenti, i pensieri, i volti. La Pasqua illumina le tenebre, ci strappa dalle paure che ci fanno chiudere in noi stessi, ci indica la strada di una nuova vita. Non permettiamo alla paura e al buio di vincere dentro di noi. Ascoltiamo le parole delle donne.

   Come Pietro, pur nell’incertezza e nel dubbio, usciamo da noi stessi e corriamo verso il sepolcro. Là cominceremo a trovare la risposta al buio del dolore e della morte. Ma bisogna cominciare dal sepolcro, non si può evitare di tornare là dove è stato posto quell’uomo crocifisso. Non c’è Pasqua per uomini e donne che hanno paura di fermarsi a guardare i luoghi di dolore e di morte. Quando Gesù appare ai discepoli che non si erano recati al sepolcro, mostra loro le ferite dei chiodi e della lancia. Il Signore risorto non ha un corpo evanescente, ha un corpo reale, quello della sua Passione e della croce. Non vivremo la Pasqua, non ne coglieremo la forza dirompente, se non sapremo fermarci davanti al dolore del mondo, quello dei feriti, dei poveri, dei sofferenti della terra.

   Tuttavia potremmo chiederci: non è troppo grande questo annuncio per noi, donne e uomini come tutti?   Gesù è apparso a poche donne rimaste con lui e a un piccolo numero di uomini pieni di paure che lo avevano abbandonato. Non bisogna essere speciali per vivere la forza e la gioia della Pasqua. Bisogna solo accogliere la parola di quell’uomo in bianche vesti, un angelo di Dio, che ci annuncia che Gesù è risorto, è vivo, è in mezzo a noi. Sì, Gesù è vivo, è tra noi con l’umiltà di chi si occupa di te, con la mitezza che vince la violenza, con un amore gratuito che non ti abbandona. Non ti scoraggiare se vivi un momento difficile. Non dire: io sono fatto così e come posso cambiare. Non te ne te andare da questo luogo come sei arrivato. Il Signore è risorto, è con noi. E’con noi nella Santa Messa, soprattutto la Domenica, è con noi quando preghiamo, quando aiutiamo i bisognosi e i poveri, quando usciamo da noi stessi, dall’egoismo che ci imprigiona, quando viviamo con bontà e tenerezza, quando vinciamo il male con il bene. Lì c’è sempre il risorto. Non siamo speciali, ma siamo cristiani, le donne e gli uomini del risorto. La nostra forza è in lui. La nostra gioia è in lui. Non avere paura, non ti chiudere in te stesso, corri al sepolcro di Gesù, corri nei luoghi di dolore per portare a tutti la gioia della Pasqua, per dire a tutti che il Signore è con noi e non ci abbandonerà mai. Alleluia, alleluia. Cristo è risorto dai morti e non muore più. Alleluia!

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