Omelia del Vescovo per il Corpus domini 2013

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Care sorelle e cari fratelli,

è sempre una gioia ritrovarci insieme come Diocesi per la festa del Corpus Domini. Siamo qui con Gesù,come quei discepoli sul lago di Galilea. Ma non siamo soli, perché i cristiani non sono mai soli.

Siamo circondati da una folla numerosa e affamata. E’ la gente di questa nostra terra, che ci circonda, che cerca da noi e dalle nostre comunità un cibo che possa sfamare il loro bisogno. Certo, talvolta siamo circondati da persone che cercano anche un cibo materiale in questo tempo difficile. Ben lo sappiamo. Ben lo sanno soprattutto coloro che tra noi nella caritas e nelle parrocchie si rendono disponibili per loro in questo tempo difficile. Ma c’è una domanda più profonda, una domanda di speranza, di senso, una domanda di Dio, una domanda di un cibo che nutra lo spirito, domanda forse nascosta dal materialismo dominante di questo mondo e da tante paure.

C’è bisogno di un cibo che sazia

   Talvolta noi siamo come i discepoli, sbrigativi e superficiali, che dicono a Gesù: “Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo; qui siamo in un luogo deserto”. Sì, a fatica ci accorgiamo del bisogno che ci circonda, anzi, a volte ci infastidiamo, perché siamo presi da noi stessi, dai nostri problemi interni, dalla preoccupazione del ruolo e dalle tante cose da fare. Ma Gesù non ne vuole sapere della nostra rassegnazione, tanto meno del desiderio di liberarci in fretta da quella folla per tornare ad occuparci di noi stessi e ci intima, come ai discepoli: “Voi stessi date loro da mangiare”. Noi stessi, non altri! Non le istituzioni, non chissà chi, non la caritas, non i volontari, che già lo fanno. Voi stessi, cioè noi, ognuno di noi. Certo, abbiamo forse poco, come quei discepoli, che avevano solo cinque pani e due pesci. Che hai tu, magari debole nel corpo, da dare? O tu, anziano, spesso solo e preoccupato per la fragilità del corpo? O tu, giovane, che guardi al futuro con poca speranza? Non tiriamoci indietro! Ognuno si chieda, cari fratelli: quali sono le cose che io possiedo o che possiede la mia comunità? Che cosa posso tirare fuori dal mio cuore e dalla mia vita perché possa essere moltiplicato e bastare per tutti? Non è questo il tempo dell’avarizia. Non è questo il tempo in cui risparmiarsi, continuando tristemente a giudicare gli altri, a fare confronti, a dire: ma io già faccio, ho fatto, farò. E gli altri che fanno? Quanto tempo sprecato per continuare a fare quello che abbiamo sempre fatto, per continuare ad essere noi stessi senza lasciarci interrogare dal Signore.

Nel dono il poco si moltiplica

   Solo nel dono, cari fratelli, possiamo prendere parte al miracolo di Gesù presente e vivo in mezzo a noi. Lui ha donato se stesso e continua a donarsi nel pane e nel vino dell’Eucaristia, senza chiederci nulla in cambio se non di essergli amici, di stare con lui e di partecipare alla gioia di chi sa dare agli altri. Leggete bene il testo del Vangelo. Quel pane e quei pesci si moltiplicano quando i discepoli li distribuiscono. Gesù ci prende per mano, ci aiuta a dare quello che abbiamo, anche se poco, ci coinvolge nel miracolo della moltiplicazione. Non lo abbiamo già esperimentato nelle nostre comunità? Quando magari ci sembrava che non sarebbe bastato quello che avevamo, infine ne è pure avanzato, perché non lo abbiamo tenuto per noi. E il dono rende possibile l’unità, edifica la comunità facendoci diventare una famiglia da individui separati. L’Eucaristia genera e mantiene viva ogni nostra comunità, perché in essa noi partecipiamo di un unico pane, lo stesso per tutti, senza distinzione, senza prepotenze, senza divisioni, perché non è nostro, ma suo, è il suo dono per noi, per il mondo.

Portiamo Gesù nella nostra vita

Allora non restiamo chiusi nel nostro piccolo. Non continuiamo a discutere tra noi e a frequentare solo i nostri. Ci sono tanti che aspettano che qualcuno li accolga nella famiglia della Chiesa, che qualcuno parli loro, si rivolga loro con amicizia come Gesù, che offra loro la cosa più preziosa che abbiamo, la parola di Gesù che si è fatta cibo per noi. Corpus Domini, Corpo del Signore, che è l’Eucaristia, che è la Chiesa. Noi oggi la veneriamo. A causa del tempo non potremo portarla per le strade della nostra città, come avremmo voluto. Ma sarete voi a portarla. Quando uscirete di qui così numerosi, quando camminate per le nostre strade, quando tornate nelle vostre case, incontrate gli altri come se aveste Gesù dentro di voi. Sarà lui a suggerirvi le parole e i gesti perché a tutti possa giungere il suo amore, la forza di quel cibo che sazia e nutre per la vita eterna.

   Cari amici, avviciniamo gli altri con pazienza e amicizia a questo pane, a Gesù che si dona a noi. Aiutiamo i piccoli che si preparano a riceverlo per la prima volta e le loro famiglie a comprendere meglio il senso di quanto hanno fatto. E noi, amiamo ed edifichiamo il corpo di Cristo, la Chiesa, come luogo di incontro e di reciproco amore e chiediamo al Signore di aiutarci a vivere sempre nello spirito di questo giorno.  

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