Omelia Celebrazione 24 Maggio festeggiamenti S. Salome

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Care sorelle e cari fratelli,
è sempre bello ritrovarsi insieme a celebrare la solennità di santa Maria Salome, patrona di questa città e della nostra Diocesi. Come ho avuto modo di dire più volte, lei che fu donna, discepola e madre, ci insegna in modo semplice e chiaro che cosa significhi essere discepoli di Gesù. Oggi l’abbiamo vista nel Vangelo di Matteo avvicinarsi a Gesù per raccomandare i suoi figli, Giacomo e Giovanni. Una richiesta comprensibile per una madre. Quale madre non vorrebbe cose belle e importanti per i propri figli. Le madri che sono qui sanno bene le preoccupazioni e le angustie per i propri figli, quando attraversano momenti difficili o quando il loro futuro rimane incerto. Anche la nostra patrona aveva gli stessi sentimenti e voleva rassicurarsi con Gesù sul futuro dei suoi figli.  


   Gesù accoglie quella domanda, ma non risponde alla madre, bensì ai figli. Gesù parla direttamente a ciascuno di noi. La sua parola ci interroga, è una domanda alla  nostra vita. “Potete bere il calice che io sto per bere?”, chiede. Potete cioè prendere parte alla mia sofferenza, accompagnarmi nella mia via crucis, non lasciarmi solo nel dolore? I due discepoli in un momento di entusiasmo, o forse sperando che avrebbe concesso loro anche il posto privilegiato richiesto dalla madre, rispondono di sì. Ma sappiamo che durante la passione di Gesù tutti i discepoli se ne andarono. Solo Giovanni era rimasto con lui, almeno stando al suo Vangelo. Chissà, forse si era ricordato di quella riposta data a Gesù e aveva scelto di non abbandonarlo. Ma si era ricordata anche Maria Salome, che con altre poche donne aveva seguito Gesù fino al Calvario, dove lo avevano crocifisso. Avevano capito che questa era la via per il Regno di Dio, quella vita con il Signore che nessuno ci può togliere.   Cari fratelli, Maria Salome ci indica il segreto semplice per avere i primi posti nel Regno di Dio: seguire Gesù, ascoltarlo, stare vicino a lui che soffre e a tutti coloro che soffrono nel mondo, perché i sofferenti e i poveri sono gli amici di Dio e sono i primi che entreranno nel Regno di Dio, come ci dicono le Beatitudini. In una società in cui le donne non avevano la stessa considerazione e posizione degli uomini, Maria Salome fece la sua scelta, non cedendo alla mentalità del tempo che le avrebbe consigliate di lasciar perdere quell’uomo sofferente. Anche noi siamo qui perché abbiamo fatto la nostra piccola scelta, abbiamo voluto resistere a una società che ci vorrebbe divisi, preoccupati di noi, del nostro interesse, chiusi nelle tante paure che ci abituano a vivere dimentichi di chi soffre e avrebbe bisogno del nostro aiuto. Il mondo ci vorrebbe tutti uguali, tutti conformisti, ci vorrebbe adeguare alle mode e ai comportamenti che ci vengono comunicati quotidianamente in maniera subdola attraverso la televisione, internet, la pubblicità. Ci si crede liberi, mentre spesso ci si adegua a quanto fanno tutti. E’ tipico dire, talvolta anche nelle nostre realtà ecclesiali: si è sempre fatto così; oppure: fanno tutti così. Il conformismo elimina lo spirito, perché rende anche i cristiani succubi della mentalità e dei pregiudizi del loro tempo. Il conformismo rende poco umani, perché ci spinge a non pensare, a seguire le abitudini, a fare come si è sempre fatto, ci toglie quei sentimenti umani che ci fanno preoccupare di chi ha bisogno. Maria Salome ci insegna che nella vita bisogna fare delle scelte, altrimenti gli altri sceglieranno per noi senza che ne siamo consapevoli.    Il cristiano è una donna e un uomo che sa scegliere, perché ascolta Gesù e si lascia interrogare dalla sua parola., da quel vangelo che ascolta ogni domenica. Abbiamo bisogno di questi momenti in cui la Chiesa, nostra madre, ci raduna insieme. Per questo dobbiamo essere qui ogni domenica. Spesso lo spazio della Messa della domenica è l’unico momento in cui fermiamo la fretta delle nostre giornate e ci mettiamo in ascolto del Signore che ci parla. Fa bene fermarsi, ascoltare, pensare, porsi delle domande su noi stessi e sul mondo. La parola di Dio ci aiuta a non vivere trascinati dalle abitudini, rassegnati a una vita e a un mondo sempre uguali, che magari non ci piace, ma che pensiamo non potrà mai cambiare. Al contrario una donna debole della Palestina, Maria Salome, ascoltando e credendo in Gesù, secondo la tradizione è giunta fino a noi per comunicarci la bellezza e la gioia della vita cristiana. Ella ci mostra che si può contrastare il conformismo, si può essere diversi in una società che ci vorrebbe tutti uguali, che ci separa invece di unirci, ci contrappone gli uni agli altri invece di aiutarci ad essere solidali e amici, ci riempie di pregiudizi e di paure invece di aiutarci a pensare e a scegliere il bene e a combattere il male, ci fa dimenticare chi soffre.    Chi ascolta Gesù che ci parla, può scegliere un modo diverso di vivere, più umano, più autentico, accettando anche lo stupore e talvolta l’incomprensione degli altri. La Lettera di San Paolo a Flippesi ci ha indicato in maniera concreta il modo di vivere del cristiano. Innanzitutto l’affabilità. Essere affabili in una vita che talvolta ci abitua invece ad essere duri, scorbutici, freddi, antipatici, litigiosi, rabbiosi, quando non prepotenti nelle parole e nei gesti. Chi vive l’affabilità non si angustia, perché sa che il Signore lo sostiene e lo aiuta anche nei momenti difficili. Eppure spesso siamo nell’angustia, ci rattristiamo fino a chiuderci in noi stessi. In questi momenti, non lamentiamoci, non incolpiamo gli altri, bensì rivolgiamoci a Dio, ci dice l’Apostolo Paolo, perché la preghiera dà pace al cuore: “Non angustiatevi per nulla, ma in ogni necessità esponete a Dio le vostre richieste, con preghiere, suppliche e ringraziamenti; e la pace di Dio che sorpassa ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù”. Nella preghiera e nella lettura della Parola di Dio veniamo custoditi nella pace e possiamo rinnovare il cuore ed anche i pensieri. Infatti San Paolo conclude esortandoci ad avere nuovi pensieri: “Tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato,quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri”.    Care sorelle e cari fratelli, come vedete, la vita cristiana è fatta di cose semplici. Ma è necessario credere che proprio con piccole scelte e nuovi pensieri noi possiamo rendere più bella e più umana non solo la nostra vita, ma il mondo che ci circonda. Seguiamo perciò oggi la nostra patrona e il suo esempio perché impariamo a pensare e a vivere in modo nuovo, nell’amore tra noi e soprattutto per i poveri e i bisognosi. Proprio in questi giorni la nostra Diocesi ha voluto dare un segno di amore per i poveri, accogliendo 27 profughi dalla Libia, tutti giovani che lavoravano a Misurata, città della Libia bombardata più volte, e che hanno perso il lavoro. Vengono da diversi paesi africani e, impossibilitati a tornare nei loro paesi, hanno preso l’unica via possibile di fuga dalla guerra, quella del Mediterraneo. Vi invito a pregare per loro e, se ci sarà bisogno, ad aiutare con l’amicizia e la solidarietà la loro permanenza tra noi. Che il Signore per l’intercessione di Santa Maria Salome aiuti ognuno di noi, soprattutto i piccoli e i giovani, a non aver paura di scegliere ogni giorno nelle piccole cose di essere cristiani.

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