
Care sorelle e cari fratelli,
ancora una volta il Signore Gesù ci raduna nella sua casa, la cattedrale, segno dell’unità della nostra Diocesi intorno a lui. Gesù si interessa a noi sempre, guarda con bontà e benevolenza alla nostra vita, soprattutto a quella dei piccoli e dei poveri. Abbiamo appena concluso un momento di riflessione a partire dal messaggio di papa Francesco per la giornata mondiale della pace, di cui sentiamo un grande bisogno. Ne ha bisogno il mondo, dove ogni giorno si accendono focolai di guerra e di violenza, come da poco a Kinshasa in Congo o ormai da più di due anni in Siria. Ne hanno bisogno i poveri, i deboli, i profughi, gli anziani, spesso scartati dalla nostra società. Ne hanno bisogno le famiglie di questa terra, dove il seme della discordia crea troppo facilmente separazioni e divisioni e così i piccoli e i giovani crescono nel disorientamento. Ne abbiamo bisogno tutti, perché in ognuno si nascondono semi di discordia e di inimicizia, che producono rabbia, litigi, divisione. In questa solenne liturgia di ringraziamento invochiamo tutti il dono della pace, che, come ci ha ricordato papa Francesco, ha come fondamento la fraternità, che noi riscopriamo ogni volta che il Signore ci raduna come suo popolo nella sua casa.
Guardiamo il volto di Dio
Al termine di questo anno ci viene da chiederci: come ringraziare oggi il Signore dopo un anno così difficile? La crisi economica ha avuto pesanti conseguenze sulla nostra terra. La disoccupazione ha aumentato la povertà e ha aggravato la condizione di tanti. Il futuro dei giovani sembra offrire pochi motivi di speranza. La paura, il pessimismo e il lamento prendono facilmente il sopravvento nei cuori. Cari fratelli, la parola di Dio ci aiuta anche questa volta a trovare le risposte giuste e le ragioni per ringraziare il Signore. La parola di Dio sempre ci aiuta. Nella prima lettura abbiamo ascoltato di Mosè. Anche lui, alla guida del popolo di Israele nel deserto, viveva una situazione difficile. La mancanza di acqua e di cibo, la fatica del viaggio, avevano messo a dura prova Israele. Il Signore si rivolse a lui perché consegnasse al fratello Aronne parole di benedizione. Ascoltiamole di nuovo: “Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace”. Il Signore benedice e custodisce. La benedizione di Dio è vita, cari fratelli, è unità, amicizia, alleanza con lui. Non siamo soli nelle difficoltà. Il Signore è con noi. Ci benedice sempre e ci custodisce, ma soprattutto ci benedice all’inizio del nuovo anno. Custodisce la nostra vita, quella dei poveri, dei malati, dei profughi, degli anziani. Egli è il custode della nostra vita. Non lascia che ci perdiamo nelle difficoltà. E poi il Signore fa risplendere su di noi il suo volto, lo rivolge a noi perché noi lo guardiamo. Guardiamo il volto di Dio, quello di Gesù, piccolo e bambino a Natale. La faccia del Signore è buona, piena di simpatia, di tenerezza, di attenzione per noi. Il suo sguardo penetra il nostro volto a volte triste, corrucciato, preoccupato, scuro, arrabbiato. Guardiamo il suo volto perché anche il nostro si rassereni, sorrida, emani simpatia e bontà quando guardiamo gli altri.
Grazia e pace, dono di Dio per il nuovo anno
Dallo sguardo del Signore provengono grazia e pace. La grazia di Dio è la gratuità del suo amore. In un tempo in cui l’individualismo ci abitua a volere e a pretendere per noi, in cui la gratuità è diventata rara, in cui risulta persino difficile dire grazie, perché tutto sembra dovuto, il Signore ci fa grazia, ci perdona e ci aiuta al di là dei nostri meriti, solo per l’abbondanza del suo amore. E infine pace. Dal volto del Signore sgorga pace. Gesù è la sorgente della pace. Troviamo pace in lui. Cerchiamo pace nella preghiera, nella lettura e nella meditazione della parola di Dio, nella quale i cuori rinascono a vita nuova, i volti si rasserenano, gli animi si placano. “Acquista e conserva la pace in te e migliaia intorno a te troveranno la salvezza”, scrive san Serafino di Sarov, un santo monaco russo. Care sorelle e cari fratelli, acquistiamo la pace interiore davanti al Signore e daremo a tanti la gioia di trovare la salvezza. Infatti a volte basta solo uno sguardo di simpatia, una parola buona, un gesto di solidarietà e di amicizia per salvare la vita di un altro. Lo sa chi di voi visita gli anziani, chi aiuta una famiglia o una persona in difficoltà, chi sa ascoltare gli altri e sa parlare al loro cuore.
Sotto la protezione di Maria
Per tutto questo oggi noi ringraziamo il Signore. Come i pastori, dopo aver trovato Gesù, “tornarono glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto”, così noi non possiamo tacere la nostra gioia e la nostra gratitudine, che diventano canto di gloria e lode a Dio per l’amore immeritato che ha per noi. La Vergine Maria, che oggi celebriamo come Madre di Dio, ci aiuti ad iniziare l’anno sotto lo sguardo di Gesù. Lei lo ha contemplato a Betlemme nella fragilità e debolezza del bambino, e poi nella sofferenza del Calvario, quando Gesù persino dal legno della croce volse lo sguardo sulla madre e sul discepolo che amava, affidandoli l’uno all’altro. Oggi il Signore volge di nuovo lo sguardo su di noi e ci affida a Maria madre nostra, madre della Chiesa. Consapevoli e grati per questo dono, non perdiamo la gioia e la forza di essere discepoli di un unico Signore, figli di un unico Padre, fratelli e sorelle di un unico popolo, dell’unica famiglia di Dio. Il Signore ci benedica, ci conceda grazia e pace, ci conceda di uscire da noi stessi per camminare insieme nell’anno che inizia, perché possiamo testimoniare al mondo la gioia e la bellezza del nostro essere Chiesa, comunità riunita dal Signore, popolo di umili e di poveri, fratelli e sorelle dell’unica famiglia di Dio.
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