Inizio Giubileo Santa Maria Salome – 24 maggio 2009

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Santa Salome con la pisside, tela del Cavalier D’Arpino

Care sorelle e cari fratelli,

è con grande gioia che diamo inizio oggi a questo anno giubilare, nel quale ricordiamo gli ottocento anni del ritrovamento delle reliquie di Santa Maria Salome, patrona della nostra amata diocesi. Siamo entrati in questa basilica non come sempre. Siamo passati sotto la porta santa, la porta delle indulgenze, attraverso cui ciascuno di noi, riconoscendo il proprio peccato, la propria lontananza dal Signore, il proprio bisogno di Dio, ritrova la via del perdono e della misericordia di Dio, che ci accoglie come suoi figli. Siamo passati insieme, come un popolo che vuole superare le facili divisioni, le inimicizie, le discordie, per ritrovare la via dell’amore e dell’unità. Ogni giubileo è un tempo di grazia, che il Signore attraverso la sua Chiesa ci concede. Oggi come vostro vescovo sono onorato e felice di dare inizio a questo tempo perché la grazia di Dio, che ci giunge attraverso la nostra patrona, possa trasformare i nostri cuori e la nostra vita., possa rendere più umana questa nostra terra, ricolmandola della misericordia e della compassione di Dio.


   Non vorrei fermarmi oggi sulla vita di Maria Salome, di cui non siamo a conoscenza che dalle poche notizie conservateci nei Vangeli. Né voglio ripercorrere le vicende tramandateci del suo passaggio a Veroli con l’Apostolo Pietro o quelle più certe delle reliquie ritrovate proprio ottocento anni fa. La testimonianza evangelica basta a farci riflettere sulla ricchezza e la forza della testimonianza di Santa Salome. Secondo i vangeli faceva parte di quel piccolo gruppo di donne che seguivano Gesù e che uniche lo accompagnarono fin sotto la croce. Ella è ritenuta essere la madre degli apostoli Giacomo e Giovanni. Donna, madre di apostoli e discepola: ecco le sue caratteristiche.  

   L’evangelista Luca ci attesta che un gruppo di donne seguiva Gesù e lo serviva nelle sue necessità materiali: “In seguito (Gesù) se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio. C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità, Maria, chiamata la Maddalena, dalla quale erano usciti sette demoni, Giovanna, moglie di Cusa, amministratore di Erode, Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni” (Lc 8,1-3). Tra queste altre ci doveva essere anche Salome, che troviamo nel cammino della passione e accanto al sepolcro testimone della resurrezione. Donne che lo seguivano e lo servivano. Gli uomini, eccetto il più giovane, Giovanni, lo avevano abbandonato tutti. Salome ci attesta la fedeltà delle donne al seguito di Gesù ed anche il loro impegno nell’aiutare il Signore nelle sue necessità. L’amore per il Signore ci è testimoniato da un’amicizia e da una fedeltà, che nascono da una sua frequentazione assidua, dall’ascolto della sua parola, dalla condivisione della sua vita. Per essere discepoli di Gesù, cioè per essere veri cristiani, bisogna diventare suoi amici, stare con lui, ascoltarlo, servirlo. Noi uomini guardiamo talvolta con sufficienza quelle donne che più di noi partecipano alla vita delle nostre comunità. Pensiamo che la pratica religiosa sia un po’ cosa da donne. Per gli uomini talvolta basta esserci nei momenti fondamentali: le feste, le processioni, il Natale, la Pasqua. Ci si sente forti, autosufficienti, sicuri, meno bisognosi di ascolto e di aiuto. Eppure, care sorelle e cari fratelli, la nostra patrona ci insegna che non esiste cristiano senza ascolto del Signore, della sua Parola, senza stare con lui. Non esiste nessun cristiano autosufficiente, che può fare a meno degli altri e del Signore. In questo senso siamo tutti bisognosi, nessuno basta a se stesso, nessuno può fare a meno degli altri, tanto meno di Dio. L’orgoglio con il quale tante volte pensiamo e decidiamo tutto da soli, difendiamo le nostre ragioni, non ascoltando gli altri, provoca tanta disumanità, priva di quei sentimenti tanto femminili, ma altrettanto essenziali, che sono la cortesia, la gentilezza, la simpatia, la cordialità, come abbiamo ascoltato nella lettera ai Filippesi: “La vostra affabilità sia nota a tutti”. Così senza accorgersi si diventa duri, freddi, prepotenti, sprezzanti, poco rispettosi, incapaci di gesti di cortesia e di amore. Credo non ci voglia molto ad esaminare la nostra vita quotidiana, in famiglia, al lavoro, a scuola o all’università, là dove siamo, per accorgerci di quanto talvolta prevalga un senso di sé che priva noi e gli altri di quella attenzione e di quell’amore che renderebbero la vita  e il mondo migliori e più umani. In quel servizio delle donne a Gesù mi piace vedere una grande attenzione a lui, al bisogno di un uomo che viveva per gli altri, alla sua richiesta di non essere lasciato solo nella sofferenza e nel dolore. Chi vive per sé, chi crede di poter fare a meno degli altri, non capirà nè sopporterà la sua sofferenza, e non saprà stare vicino a chi ha bisogno e a chi soffre. Solo l’amicizia di quelle donne, la loro premura e la loro attenzione per Gesù, permisero di non fuggire, come avviene spesso, da quel loro amico che si avviava verso la morte. C’è una forza nella debolezza di Salome e delle sue amiche, è la forza di chi riconosce il suo bisogno e sa comprendere quello degli altri, imparando così a fermarsi, a prendersi cura, a stare vicino nei momenti difficili. Essere discepoli, essere cristiani, non è solo professare delle verità, è una fede che si fa ascolto della parola di Gesù e che diventa un modo di vivere umano e compassionevole.

   Salome fu madre di apostoli, ma la sua maternità fu nutrita dalla sua fedeltà a Gesù. Così ella, come ci narrano i vangeli, fu tra le prime che annunciarono la resurrezione del Signore. Lei, con altre donne, avevano comprato dei profumi ed andarono ad ungere il corpo di Gesù per una sepoltura degna. Quanta tenerezza in quel gesto semplice! Quanto amore per quell’uomo che non avevano lasciato solo nel dolore e nella morte!. Si sarebbe potuto dire che era un gesto superfluo, eccessivo, come dissero a quella donna che aveva sprecato un intero vaso di profumo molto costoso per ungere il corpo di Gesù prima della sua passione. Ma l’amore vero, care sorelle e fratelli, non è mai misurato, calcolatore, avaro, è sempre eccessivo. Per questo provoca uomini abituati alla misura e al calcolo in un mondo mercato, dove tutto ha un prezzo e dove ci si sente forti per quello che si possiede e ci si sente perduti se si ha poco. L’amore gratuito insegna ad essere apostoli e madri. Maria Salome fu così non solo madre degli apostoli Giacomo e Giovanni, ma fu apostola essa stessa, apostola del Signore morto e risorto, e come tale divenne madre di uomini e donne che per la sua testimonianza hanno incontrato il Signore morto e risorto. Il mondo ha bisogno di donne e uomini che imparano da discepoli di Gesù a diventare madri, a generare figli al Signore, avvicinando gli altri al Vangelo, al suo amore. Siamo in un mondo che lascia tanta gente orfana, donne e uomini senza padri e madri, che possono aiutare gli altri a crescere in fede e umanità. Mi sembra talvolta di essere a Gerusalemme assieme a quei discepoli che guardavano il cielo nel giorno dell’ascensione, incapaci di comprendere che per essere uomini del cielo, cioè uomini di Dio, bisogna amare la terra ed amare quelli che vivono con noi sulla terra, lavorando perché noi siamo migliori e possiamo rendere migliore il mondo.  

   Madre Salome, aiutaci ad essere madri di tanti, a generare figli all’amore, perché la terra è piena di orfani, gente disorientata, che sa guardare solo se stessa, pensare solo a sé, smarrita davanti a un futuro incerto, impaurita e incerta nelle difficoltà. Tu, che sei stata madre di apostoli e apostola, donaci di comunicare a tanti la gioia di essere cristiani, la bellezza di una vita segnata dall’amore di Dio, la forza nella debolezza e nell’incertezza della vita, la speranza di una vita senza fine, che tu hai annunciato per prima nella Pasqua del Signore. Non permettere a nessuno di chiudersi in se stesso, di vivere per se stesso, di amare solo se stesso! Sostienici nei momenti difficili, aiutaci a consolare chi è nel dolore e ad accompagnarlo come tu hai fatto con il tuo amico Gesù, aprici le porte del cielo, tu che ci hai preceduto nella fede e nella santità. Insegnaci ad essere discepoli di Gesù, ascoltando la sua Parola e non noi stessi, per essere madri di umanità, di tenerezza, di misericordia, di amore. Madre Salome, grazie per essere in mezzo a noi. Custodisci questo popolo riunito nell’amore di Gesù, proteggi questa nostra terra, liberala dal male, intercedi presso il Signore, con il quale hai condiviso la vita terrena e ora gusti lo splendore del suo volto trasfigurato, perché possiamo un giorno raggiungerti nel cielo e lodare il vincitore della morte, il risorto, il nostro Signore e Maestro, con il Padre e lo Spirito Santo. Amen

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