
Care sorelle e cari fratelli,
ringraziamo il Signore perché eterna è la sua Misericordia. Sì, cari fratelli, davvero eterna è la Misericordia di Dio tanto da essersi riversata anche su di noi in questo tempo di paura e di violenza. Lodiamo il Signore per la sua Misericordia, perché essa riempia il mondo e cambi la storia. Ci siamo fatti pellegrini. Con umiltà abbiamo attraversato quella porta. Il Signore ci ha atteso e ci ha accolto, come il Padre accolse il figlio che si era perduto, e oggi fa festa con noi, come siamo, piccoli uomini e piccole donne, fragili, peccatori, bisognosi del suo abbraccio e della sua tenerezza. Non dimenticarlo mai, caro fratello e cara sorella! Questa è la porta della salvezza. “Io sono la porta, dice il Signore, chi passa per me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo”.
Tu sei entrato con i tuoi pensieri, i tuoi sentimenti, le tue preoccupazioni, le tue abitudini, le ferite e fragilità della vita, ma oltre quella porta ti ha trovato la Misericordia, che ti ha accolto, purificato, sollevato, guarito, abbracciato. In questa domenica, giorno del Signore, domenica della gioia, ognuno di noi ritrova se stesso, la verità e il senso della sua vita, del suo essere nel mondo, non uomo o donna solo con se stesso, non chiuso tristemente nel suo io, ma accolto dalla Misericordia nel noi della casa del Padre. Infatti, a partire da quando papa Francesco ha aperto la Porta Santa a Bangui, capitale di un paese in guerra, il Centrafrica, e ha detto che quella era la “capitale spirituale della preghiera per la Misericordia del Padre”, passando per l’apertura della Porta Santa a San Pietro, noi riscopriamo la gioia di essere parte di un popolo universale, il popolo dei cristiani, il popolo della Misericordia del Padre. Nessuno di noi può vantare meriti o crediti davanti a questo dono. Nessuno di noi può ritenersi giusto e buono, giudicando e allontanando gli altri, ma tutti riconosciamo di essere solo figli, donne e uomini graziati dalla Misericordia di Dio.
La parola di Dio ci viene oggi in aiuto attraverso il profeta Sofonia: “Non temere… non lasciarti cadere le braccia!. Il Signore tuo Dio in mezzo a te è un salvatore potente. Gioirà per te, ti rinnoverà con il suo amore, esulterà per te con grida di gioia”. Non temere, non avere paura in questo tempo di paure che rende tutti più egoisti e chiusi in se stessi! “Non lasciarti cadere le braccia”, non cedere alla paura, alla violenza, all’egoismo, alle ingiustizie, alla disonestà! Il Signore è un salvatore potente. Affidati a lui! Affidati alla Misericordia! Lasciati rinnovare dal suo amore nei tuoi pensieri, sentimenti, abitudini! Oggi il Signore ti ha accolto e ti ha abbracciato perché tu non continui a vagare lontano da lui, preso da te stesso, senza accorgerti che ti vuole rendere strumento della sua Misericordia.
Tanta gente andava da Giovanni Battista, perché egli parlava al cuore chiedendo conversione per il perdono dei peccati. Il Signore parla sempre al cuore, per questo chiede di convertirci, di cambiare noi stessi. Se non ci volesse bene, non ci chiederebbe niente. Nessuno di noi è giusto, cari amici. Nessuno si creda già abbastanza cristiano. Chi lo crede non accoglierà la Misericordia, perché essa è un dono della gratuità di Dio. Tutti abbiamo bisogno di conversione, cioè di voltarci da noi stessi verso i Signore, da una vita misurata e calcolatrice alla gratuità della Misericordia di Dio. Questo è il tempo della conversione, perché è il tempo della Misericordia. Per questo passando quella porta e pregando, possiamo ottenere il perdono.
La conversione è concreta, riguarda la vita, quello che pensiamo e facciamo. Anche noi allora, un po’ meno sicuri di noi stessi, un po’ meno ancorati alle nostre certezze, con umiltà, chiediamo: “Che cosa dobbiamo fare?” La risposta di Giovanni è semplice e concreta e si rivolge in maniera diversa ad ognuno, come sempre fa il Vangelo. Alla gente che lo circonda dice: “Chi ha due tuniche ne dia una a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto”. Ai pubblicani, che riscuotevano le tasse imbrogliando, dice: “Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato”. E ai soldati, gente abituata alla violenza, dice: “Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe”.
Cari amici, ognuno di noi si chieda: che cosa mi chiede la Misericordia? Che cosa devo cambiare nella mia vita? Qual è quel di più che da oggi mi viene offerto e richiesto? Forse questa domanda non ci piace, come non piace questo eccesso di Misericordia di Dio. Istintivamente ci piacerebbe un Dio più misurato e anche giustiziere, che premia i buoni e castiga i cattivi. E ovviamente ognuno di solito si mette dalla parte dei buoni! Per questo la Misericordia è un po’ una rivoluzione, è la rivoluzione della gratuità dell’amore di Dio, che “fa sorgere il suo sole sui buoni e sui cattivi e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti” (mt 5,45), come ebbe a dire Gesù dopo aver invitato all’amore per i nemici.
Sorelle e fratelli, gioiamo oggi della Misericordia di Dio! Rallegriamoci, esultiamo! Viviamo della sua Misericordia e saremo sempre nella gioia, renderemo bella questa nostra terra deturpata dall’egoismo, renderemo migliore la vita dei poveri e dei sofferenti, che con noi passeranno la porta della Misericordia, come faranno all’ospedale, alla mensa dei poveri e al carcere. Grazie, Signore, perché eterna e grande è la tua Misericordia! Ti supplichiamo, non ci abbandonare alle strette misure del nostro egoismo, ma accoglici nella casa della Misericordia come tuoi umili figli!
Amen.
Condotti dalla Parola
Aspersione
