
Care sorelle e cari fratelli, cari amici,
è bello essere qui insieme in questo popolo che vuole celebrare oggi la “carità”, cioè quell’amore divino che unisce, che ci rende fratelli, un unico popolo nonostante siamo diversi. Il Signore, come abbiamo ascoltato nella prima lettura dal profeta Zaccaria, riversa su di noi “uno spirito di grazia e di consolazione”.
Abbiamo bisogno di questo spirito in un mondo dove la sofferenza, la violenza, la povertà, rendono spesso la vita difficile. Oggi il Signore vuole consolarci facendoci parte di questa famiglia, la sua famiglia, dove tutti ci scopriamo fratelli e sorelle. Infatti, come ci ha detto l’Apostolo Paolo: “Non c’è Giudeo né Greco, non c’è schiavo né libero, non c’è maschio né femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo”. Siamo diversi, come erano diversi ai tempi di Paolo, ma siamo uniti in Gesù. Gesù ci rende fratelli e amici, poveri o meno poveri, ma tutti bisognosi di essere amati, di essere chiamati amici. In questa famiglia di tutti si confonde chi aiuta e chi è aiutato, perché tutti riceviamo l’amore gratuito di Dio.
Nella croce di Gesù i nostri dolori
Davanti a noi sta il crocifisso, la croce, sempre al centro delle nostre chiese. Dice il profeta Zaccaria: “Guarderanno a me, colui che hanno trafitto”. Noi guardiamo alla croce, perché in quell’uomo appeso alla croce, nel suo volto e nel suo corpo sofferente si nascondono tutte le sofferenze della nostra vita. Oggi Gesù vorrebbe come raccoglierle in lui, quasi per liberarcene, o almeno per dirci che lui dalla croce non si dimentica di noi, che lui porta anche le nostre croci. Ognuno di noi potrebbe raccontarle. Certo tra noi ci sono alcuni che hanno croci più pesanti di altri. Penso alla malattia, alla mancanza di lavoro, alle difficoltà economiche, alla solitudine, a chi viene allontanato e dimenticato dagli altri, alla fragilità del corpo, alla vecchiaia. Oggi è come se volessimo formare un corteo dietro quel crocifisso, e mentre lo seguiamo, ci aiutiamo l’un l’altro, come fece quell’uomo che veniva dalla campagna, Simone il cireneo, che aiutò Gesù a portare la croce.
Il vestito della “carità”
Come aiutarci però, cari amici? La carità, l’amore reciproco è il nostro sostegno e l’aiuto che ci possiamo dare. Certo, qualcuno potrebbe dire: “Come faccio ad aiutare gli altri, se io stesso ho bisogno di aiuto”? Oppure: “Io non ho tempo, non ho molto da offrire”. Ricordatevi che nessuno è cosi povero da non poter aiutare uno più povero di lui. Posso immaginarmi che non è facile o forse non è istintivo, perché ognuno vorrebbe sempre per sé, non per gli altri. Oggi il Signore viene in nostro aiuto e ci veste di un abito nuovo. Abbiamo ascoltato che l’Apostolo Paolo dice che siamo “rivestiti di Cristo”. Riceviamo cioè il vestito della misericordia, dopo aver passato la Porta Santa della Misericordia. E’ un vestito nuovo. Non si compra, non bisogna fare un prestito per comprarlo, non costa niente, è gratis, perché il Signore ci vuole bene gratis, gratuitamente. E’ un vestito uguale per tutti. Anzi i più bisognosi ne ricevono uno ancor più bello, come quello che il Padre Misericordioso della parabola diede al figlio prodigo, anche se aveva sprecato tutti i beni di suo padre. Ma vedete, bisogna indossare questo vestito, metterselo addosso. Quante volte Gesù ci ha trattato con amore, con misericordia, anche quando abbiamo sbagliato, abbiamo fatto del male, ma noi abbiamo accettato il suo perdono e il suo amore? Oppure abbiamo continuato come prima, come se niente fosse.
Cari amici, oggi è un giorno speciale per tutti noi. Non buttiamolo via continuando come se niente fosse. Chiediamoci cosa cambiare della nostra vita. E’ il giorno in cui ci troviamo come un popolo di fratelli e amici, tutti accolti dalla misericordia, senza distinzione. Non serve lamentarsi, prendersela con gli altri, litigare, volere per sé. Qui ci viene donato un vestito bello gratis. Indossiamolo e saremo tutti migliori, più umani, impareremo a volerci più bene. Seguiamo allora Gesù, ascoltiamolo, ricordiamoci di lui ogni giorno nella preghiera, leggiamo il Vangelo, aiutiamo gli altri, trattiamoci da amici, lasciando da parte la prepotenza e l’egoismo. Questo è il nostro Giubileo, Anno Santo della Misericordia. Ringrazio tutti coloro che con generosità si impegnano per sostenere in tanti modi coloro che hanno più bisogno, a cominciare dalla Caritas diocesana nelle sue ramificazioni fino a tutti i membri delle aggregazioni laicali e ai numerosi volontari. Soprattutto insieme ringraziamo il Signore e preghiamolo anche per chi soffre più di noi, come i tanti che vivono nelle guerre, nella povertà, nella violenza, nella solitudine. E la Vergine Maria, Madre della Misericordia, ci protegga e ci porti tutti a Gesù. Amen
![]()
