
Di seguito, l’omelia pronunziata alla Villa Comunale di Frosinone
Care sorelle e cari fratelli,
celebriamo oggi il Corpus Domini, anticipando la celebrazione di domenica che si svolgerà nella varie parrocchie. Abbiamo scelto di celebrarlo insieme per significare l’unità della nostra Chiesa particolare attorno al Corpo e Sangue di Cristo. Siamo qui proprio per ricordare innanzitutto a noi stessi e al mondo che siamo il popolo radunato da quell’unico sacrificio di Cristo che ha dato la vita per noi, lasciandoci il comando di farne memoria nell’Eucaristia e di assumerne il senso nella vita, che è dono e servizio. E’ la Pasqua dei cristiani, il passaggio dalla morte alla vita, che ci invita a conformarci a Gesù ogni giorno per vivere con Lui.
L’Eucaristia ci rende un popolo
Il mondo ha bisogno di unità. Noi abbiamo bisogno di unità. Troppe sono le divisioni. Troppe le inimicizie, innumerevoli i conflitti. L’io domina spesso la vita e le coscienze. La solitudine e l’individualismo sono ormai una malattia difficile da curare. A volte anche le nostre comunità ecclesiali ne sono affette. Invece di concepire la vita come incontro, la si intende come scontro per affermare se stessi, le proprie abitudini e convinzioni spesso contro gli altri. Da qui il giudizio facile, la malevolenza, le chiacchiere, la falsità, le inutili e dannose divisioni. Comprendiamo allora perché il Signore abbia voluto pregare per l’unità dei discepoli prima di essere consegnato alla morte: “Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: perché tutti siano una cosa sola; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato. E la gloria che tu mi hai dato, io l’ho data loro, perché siano una cosa sola come noi siamo una cosa sola. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me (Gv 17,22-24). Era come il suo testamento, che ci avrebbe lasciato nel corpo e nel sangue memoriale della sua passione, morte e resurrezione.
Chiamati a vivere e a testimoniare l’unità
Cari fratelli, mi chiedo con semplicità e concretezza: siamo consapevoli di queste parole di Gesù? Le viviamo nella nostra quotidianità? Dalla nostra unità con il Padre e Gesù nello Spirito Santo e nell’unità tra noi il mondo potrà credere in Gesù. Questa deve essere la nostra testimonianza. La possibilità che il mondo creda viene affidata da Gesù a questa unità intima, profonda, reale dei discepoli con Lui e tra loro. Siamo “uno” in Lui. E’ la nostra libertà dall’amore ossessivo per noi stessi, dalla prigione dorata quanto ingannevole di questo amore. Noi realizzeremo noi stessi, raggiungeremo cioè lo scopo della nostra vita – questo è il senso evangelico dell’essere perfetti – non nel successo personale, ma solo se saremo una cosa sola in Lui e quindi tra noi. Dice un testo cristiano del III secolo parlando della Domenica: “Poiché siete membra di Cristo, non disperdetevi dalla Chiesa non riunendovi. Infatti, poiché avete in Cristo il vostro capo, secondo la sua promessa, presente e in comunione con voi, non trascuratevi e non private il Salvatore delle sue membra. Non lacerate e non disperdete il suo corpo, né vogliate anteporre alla parola di Dio i bisogni della vostra vita temporale, ma in giorno di domenica, mettendo da parte ogni cosa, affrettatevi alla chiesa” (Didascalia degli Apostoli).
La gioia della Domenica
Nell’Eucaristia noi riceviamo ogni volta il dono rinnovato di questa unità sostanziale. Siamo tutti bisognosi di questo cibo che ci viene donato. Non dimentichiamolo mai! Ricostruiamo l’unità tra noi attorno all’altare ogni domenica, festa del popolo dei cristiani, festa e gioia della nostra unità. Siano con noi i piccoli e i grandi, i giovani e gli anziani, i forti e i deboli. I poveri poi abbiano sempre il primo posto alla mensa dell’Eucaristia, perché essi sono i privilegiati di Dio e ci precederanno nel Regno dei cieli. Nessuno di noi è degno di questo dono, ma il Signore ci accoglie con misericordia se ci avvinciamo a lui con umiltà e non con l’idea di essere buoni e giusti. L’arroganza non apre mai a nessuno la porta verso la comunione con il Signore e allontana dagli altri. Gesù si è umiliato e si è abbassato fino a donarci la vita e farsi cibo per noi. Solo nell’umiltà del servizio e dell’amore, cari fratelli e sorelle, potremo costruire quell’unità per cui gli altri ci riconosceranno come cristiani. Serviamo alla mensa del Corpo di Cristo e della sua Parola, serviamo Gesù nella carne dei poveri e saremo il suo popolo, il popolo dei cristiani. Il Signore ci conservi sempre nell’unità di questo popolo, mai soli, mai separati. Ognuno di noi si impegni là dove si trova ad edificare il Corpo di Cristo, la Chiesa, testimoniando l’amore che il Signore ogni giorno ci dona e che nell’Eucaristia noi celebriamo e contempliamo.
![]()
{play}https://www.diocesifrosinone.it/audio/corpus-domini-2015/omelia-corpus-domini-2015.mp3{/play}
qui sulla sezione massmedia anche il download
https://www.diocesifrosinone.it/massmedia/vescovo/111-omelia-per-il-corpus-domini-2015.html
Qui il contributo fotografico https://www.diocesifrosinone.it/contributi/fotografici/contributo-fotografico-del-corpus-domini-2015.html
