
Rm 8,31-39; Gv 14,1-14
Care sorelle e cari fratelli,
accogliamo oggi nella sua città natale questo nostro caro fratello, don Luigi. Lo abbiamo accompagnato in questi ultimi giorni, quando le sue condizioni di salute si sono aggravate in fretta, troppo in fretta, tanto da non avere il tempo necessario per parlare a lungo con lui. Lo avevo incontrato a metà gennaio a Ceprano. Stava davanti al camino, come amava fare, con Elvira. Era sereno, anche se la tosse lo appesantiva.
La sua serenità, che ha mantenuto anche dopo il ricovero in ospedale e nonostante la fatica del respiro e della sofferenza, è frutto di una vita di fede e di preghiera. Don Luigi infatti ha vissuto al servizio di Dio e della Chiesa in questa porzione di terra. E’ il primo sacerdote che ho potuto conoscere quando sono stato nominato vescovo. E’ lui che mi ha accolto assieme al Vescovo don Salvatore. Ancora ricordo quel primo incontro a Roma, nel quale mi raccontò di questa diocesi con serenità, indicandomi la ricchezza e non nascondendo le difficoltà. Era molto serio e leale nel suo parlare. Non si nascondeva mai dietro frasi fatte o raggiri di parole, come a volte si usa fare. Diceva con schiettezza quello che pensava, anche se non sempre l’interlocutore poteva essere d’accordo. Gli sono grato per essermi stato a fianco soprattutto come Vicario Generale e poi come parroco nel mio servizio in questa Diocesi, aiutandomi nel discernimento e nelle decisioni.
Prima a Sant’Angelo in Villa, poi al Sacro Cuore a Frosinone, non si è mai risparmiato nel suo ministero. A Sant’Angelo arrivò quando ancora erano aperte le ferite della separazione di un gruppo di fedeli dalla parrocchia. Don Luigi non cedette e non cavalcò lo spirito di contrapposizione, così comune a volte anche nelle nostre realtà, ma cercò di ricostruire un clima di unità anche con il pastore della comunità battista da poco costituita, magari senza dare troppo nell’occhio, perché non tutti avrebbero condiviso il suo atteggiamento. Al Sacro Cuore è stato punto di riferimento per tanti. Cercava, nello spirito di don Giussani e di Comunione e Liberazione, a cui era legato da tanti anni, di non cedere sui principi ma insieme di condividere con tutti quell’umanità dialogante che ci chiede il Signore. Credo si debba anche a lui il fatto che nella nostra Diocesi esista una ricchezza di espressioni ecclesiali tra loro diverse, ma non in contrapposizione né tanto meno staccate dal tessuto della Diocesi. Molte volte abbiamo avuto modo di sottolineare come il carisma di un movimento, se vissuto in profondità, arricchisce chi lo condivide e si trasmette attraverso la propria testimonianza di fede. Comunicava nella sua parole una fede ferma, riportando sempre alla radice del Vangelo la vita di ogni giorno richiamando all’essenziale. Del resto anche lui era essenziale. Non amava giri di parole, andava subito al dunque. Era consapevole che il sacerdote doveva essere segno della presenza di Dio in maniera semplice, ma convinta. E dall’altare o nel confessionale le sue parole trasmettevano questa fede che diventava proposta di vita e impegno nella società civile ad ogni livello. Fede che era anche carità. Sensibile al bisogno e pronto a aiutare. Per questo i familiari hanno voluto che invece dei fiori chi vuole partecipasse alla colletta da devolvere alle necessità dei bisognosi di questa terra, a partire dai ragazzi della casa famiglia di Suor Donatella, a cui aveva pensato anche durante la malattia. 
Care sorelle e cari fratelli, oggi noi lo accompagniamo davanti al Signore. Anche don Luigi ha sperimentato soprattutto in questi ultimi giorni il peso e la fatica della sofferenza e della croce. Ma sapeva che il Signore era con lui. “Non sia turbato il vostro cuore.. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio ci sono molte dimore…Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me”- disse Gesù ai suoi discepoli preoccupati per la sua sorte. Erano parole che don Luigi amava e che rileggeva spesso nella celebrazione dei funerali. Era sicuro che sarebbe stato così anche per lui. La sua serenità lo dimostra. Una delle ultime volte che ci siamo visti in ospedale, quando ormai parlava a fatica, mi disse: “Non ti preoccupare, ci pensa la Madonna”. Sotto la croce di Gesù stavano Maria e Giovanni. Ripensando a quel momento, ho visto in lui il discepolo e la Madre, affidati l’uno all’altro perché insieme potessero formare la famiglia di Gesù, la Chiesa. Don Luigi aveva forte il senso della Chiesa come comunità. Oggi, mentre lo affidiamo al Signore, vorrei che tutti portiamo nel cuore questa immagine di Gesù in croce con Maria, la Madre, e Giovanni, il discepolo. Che ognuno di noi possa vivere in questa comunione, mai separato dagli altri, mai per se stesso, mai con una fede devozionale senza conseguenze nella vita e senza conversione quotidiana. Cari amici, impariamo ad andare sempre all’essenziale. E l’essenziale lo troviamo in un confronto quotidiano e costante con Gesù e con la sua parola, che ci fa ritrovare l’umiltà di confessare davanti a lui il nostro peccato e di farci aiutare nel cammino della conversione. 
Se vivremo così, nulla ci potrà separare dall’amore di Dio, non la tribolazione, non l’angoscia, non la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada, non le potenze del mondo, come abbiamo ascoltato dall’Apostolo Paolo. Il fatto che così facilmente invece ci separiamo dall’amore di Dio e ce ne andiamo per fatti nostri, è segno che l’amore per lui e per la sua Parola è tiepido, senza conseguenze, misurato, limitato dai nostri affari e dall’egoismo.
Chiediamo al Signore che ci aiuti, ci sostenga nella fragilità della vita, nelle paure di questo tempo difficile.
Affidiamo alla misericordia del Signore questo nostro caro fratello, perché lo accolga nel suo Regno.
Chiediamo al Signore la consolazione per i suoi familiari, il fratello Guido e la moglie Lina, la nipote Elvira, e tutti coloro che in questi anni lo hanno conosciuto e gli hanno voluto bene.
Chiediamo anche al Signore che la grazia del sacerdozio per cui don Luigi ha vissuto, fecondi questa nostra terra e renda tutti più pronti ad accogliere la chiamata del Signore a seguirlo e a vivere una fede matura e attrattiva.
![]()
foto per gentile concessione di © Francesco Santoro
