Auguri del Vescovo Pasqua 2009

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Video auguri/incontro con Stampa e Tv locali
sabato 4 aprile ore 12:30 da sez. massmedia

Cari amici,

siamo all’inizio della Santa Settimana di passione, morte e resurrezione del Signore.
Con tanti di voi mi troverò a viverla nelle varie celebrazioni con le quali la nostra madre Chiesa ci aiuta ad accompagnare il Signore Gesù che va verso la croce. Siamo nel cuore della nostra fede, anche se questi giorni non sono sempre sentiti e vissuti dalla società in cui ci troviamo.
L’apostolo Paolo dice ai cristiani di Corinto: "Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo e Cristo Crocifisso" (1 Cor 2,2). 

 

Colpisce il fatto che il racconto della passione inizia e termina ricordando delle donne che si preoccupano di Gesù. All’inizio troviamo l’episodio di Betania, dove, mentre Gesù si trova a casa di Simone, una donna versa un intero vaso di profumo prezioso sul capo di Gesù. Subito i commensali mostrano la loro rabbia per lo spreco di un unguento così prezioso: "Perché questo spreco di profumo? Si poteva venderlo per più di trecento denari e darli ai poveri". Quello della donna era un gesto gratuito, di accoglienza a Gesù, di attenzione per il suo corpo. Ma la gratuità dell’amore allora come oggi infastidisce gente abituata a calcolare tutto, persino l’amore. L’amore gratuito sembra uno spreco per chi vive preoccupato di sé, in modo avaro e calcolatore. Al termine del racconto della passione troviamo ancora alcune donne, che sole sono rimaste con Gesù fin sotto la croce. Erano Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo il minore e di Ioses, e Salome, "le quali – dice il vangelo – quando era in Galilea lo seguivano e lo servivano, e molte altre che erano salite con lui a Gerusalemme." Sono le uniche che non abbandonano Gesù nel suo cammino verso la croce. Sono le tre Marie, come vengono rappresentate a Veroli nella Basilica di Santa Maria Salome, patrona della nostra diocesi, una di loro. Non è facile stare a lungo con uno che soffre. Lo sappiamo. Si fugge davanti alla sofferenza. Non si sa cosa dire. Il nostro mondo non sopporta la sofferenza e preferisce allontanarla. Quante volte abbiamo sentito dire: "Piuttosto che soffrire, meglio che muoia"! Per questo molti paesi cosiddetti civili e democratici hanno legalizzato l’eutanasia, perché non si sa stare vicini a chi soffre, non si vuole sprecare tempo accanto al dolore degli altri, cosicché anche il proprio diventa insopportabile. Quelle donne ci aiutano a rivestirci di un sentimento che sta scomparendo dal nostro mondo: la pietà, la compassione. L’amore di quelle donne non è gridato, scomposto; è delicato, fatto quasi solo di presenza e di piccoli gesti, che paiono insignificanti, come quel profumo versato sul capo di Gesù o quello stare sotto la croce senza poter dire niente.

Cari amici, seguiamo Gesù sofferente per imparare da lui la compassione e l’amore. Ascoltiamo in questi giorni la sua parola di vita. Furono le donne a incontrare per prime Gesù risorto. Ed egli nel giardino della sepoltura chiamò per nome Maria di Magdala, una peccatrice perdonata, e quel giardino cominciò a fiorire di vita. Gesù risorto ci chiama per nome, sa le nostre difficoltà, le nostre angustie, conosce le lacrime di chi soffre. Anche se noi facciamo fatica a riconoscerlo, perché presi da noi stessi, egli ci viene incontro e la sua voce ci libera dalla concentrazione su noi stessi, ci aiuta a guardare a lui e a seguirlo. "Mi ami tu più di costoro?", chiese Gesù risorto a Pietro. Oggi lo chiede ad ognuno di noi. La vita dipende dall’amore, perché solo l’amore è forte come la morte e la può vincere. In un mondo difficile come il nostro, affidiamoci al Signore ed egli ci aiuterà e ci darà un cuore largo, capace di voler bene. E sappiate che la Chiesa nostra madre non vi dimentica. Questo è il mio augurio di Pasqua, che rivolgo a tutti, in particolare a chi ha perso il lavoro, alle famiglie in difficoltà, agli anziani, ai malati, ai carcerati e alle loro famiglie, ai giovani che guardano il futuro con preoccupazione. A tutti giungano il mio affetto e la mia preghiera assieme alla mia benedizione.

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