Assemblea Diocesana – riflessione conclusiva

toti e vescovo seconda giornata ad 2016

Vorrei riprendere con voi la riflessione iniziata ieri pomeriggio con la relazione di Andrea Riccardi, relazione che ci ha aiutato ad introdurci in questo anno, in cui riprenderemo insieme il confronto a partire dalla Evangelii gaudium di papa Francesco. Proprio per l’importanza che vogliamo attribuire a questi incontri, che chiedo a tutti voi, a partire dai sacerdoti, di favorire e allargare, dopo l’omelia darò il mandato ai facilitatori che con la loro disponibilità e impegno ci aiuteranno a svolgere il nostro lavoro comune. Ciò è parte essenziale di una Chiesa in uscita e non chiusa nelle sue tradizioni pur belle, o impaurita davanti a un mondo a volte indifferente o lontano nella pratica religiosa dalle nostre chiese. 

  

Misericordia è missione, titolo di questa assemblea, non è uno slogan, ma piuttosto vorrebbe essere la realtà della nostra vita cristiana. Andrea Riccardi ci diceva ieri che “diventare popolo della misericordia vuol dire cambiare”. Cambiare è fatica. Non si vorrebbe mai cambiare niente. Fa comodo restare quello che si è, fare quello che si è sempre fatto. Ci sono alcuni che si oppongono in maniera esplicita al cambiamento, soprattutto quando si sentono toccati in cose che hanno sempre fatto in un certo modo. Credo che ognuno di noi potrebbe fare numerosi esempi… Ma ognuno di noi è istintivamente restio a cambiare se stesso. Eppure la vita cristiana è “conversione”, cioè svolta, cambiamento di rotta… Cambiare perché? Perché siamo tutti poco misericordiosi, perché innanzitutto facciamo fatica ad accogliere la misericordia di Dio. Questo vorrei sottolineare: accogliere la misericordia di Dio non è istintivo, perché significa riconoscere di essere bisognosi, peccatori, lontani, non buoni, non del tutto onesti, cioè significa umiltà, coscienza umile di sé. La misericordia è un dono, la mano tesa di Dio verso ognuno di noi. La vediamo? L’accettiamo? Facile evitarla, perché quando l’accogli diviene una domanda a te, un invito a vivere la misericordia.

   Come si manifesta la misericordia di Dio? Prendiamo la Bibbia. Vi invito a rileggere qualche testo, a cui oggi solo accennerò e che altre volte ho commentato:

          Salmo 136. Il Salmo canta la misericordia di Dio nella creazione e nella storia. Sì, la misericordia è il modo stesso di vivere e di agire di Dio non solo verso di noi, ma verso tutti gli esseri viventi. La parla ebraica che la esprime (rahamim) fa riferimento al ventre della madre quando ha in sé il figlio prima di partorire. La madre è un tutt’uno con il figlio. Lo sente presente, ne ascolta il respiro, il battito. Se non lo sente più si preoccupa. Pensate che il ostro Dio è come una madre che ci tiene tutti in sé. Ci sente parte della sua vita. Quale misericordia può essere più grande di questa? 

          Sapienza 11,21-12,2. La misericordia e la compassione sono la forza di Dio. Egli non disprezza nessuna delle opere create, perché la sua misericordia le avvolge. Quando corregge gli uomini mostra la sua indulgenza e la pazienza del suo amore.

          Osea 11,1-4.7-8. Dio si presenta come un padre e una madre, che danno da mangiare al proprio figlio. La tenerezza di Dio si china su di noi, ci aiuta e ci guida: “Ero come chi solleva un bimbo alla sua guancia, mi chinavo su di lui per dargli da mangiare”. La compassione di Dio non ha limiti. Egli ci sente come parte della sua stessa vita, anche quando noi ci allontaniamo da lui.

          Marco 6,34-44 (la moltiplicazione dei pani). Tutto nasce dallo sguardo di Gesù, che vede quella folla stanca e affamata “come pecore senza pastore. Il vedere muove alla “compassione” che diventa ricerca di risposte al bisogno. Chi non vede non può avere compassione. A volte si fatica a vedere il bisogno degli altri, per questo non si sente la necessità di aiutare, La mancanza di carità e di amore per i poveri nasce dalla mancanza di vedere e nasconde una profonda indifferenza. Certo anche noi come i discepoli a volte vorremmo liberarci del bisogno degli altri (“Mandali a cercare cibo…”, dicono a Gesù). Ma Gesà chiede di cercare noi stesi anche il poco che si ha. Che cosa erano due pani e cinque pesci per tutta quella gente? Eppure quando uno non li tiene per sé e li mette davanti a Gesù possono diventare molti, ma il Signore cuole il nostro coinvolgimento. Il miracolo avviene quando i discepoli li distribuiscono. Anche noi possiamo partecipare al miracolo della misericordia se non teniamo per noi quello che abbiamo.

          Luca 10,25-37 (il buon smaritano). Quante volte abbiamo letto o ascoltato questo passo del Vangelo. La compassione fa fermare quell’uomo (un samaritano) davanti a un estraneo bisognoso. Il samaritano ne cura le ferite e lo porta in un luogo perchè si ristabilisca. Così dovrebbero essere le nostre comunità, luoghi dove accogliere e curare le ferite die poveri e dei bisognosi. “Chi è il mio prossimo?”, chiese quel sapiente a Gesù. Il prossimo si scopre solo avvicinandosi a lui, come fece il samaritano avendo “misericordia” (questa è la traduzione giusta) di quell’uomo abbandonato e mezzo morto.

  

Da questi brevi riferimenti vorrei trarre alcune indicazioni per la vita delle nostre comunità, sia partendo dalle riflessioni fatte negli scorsi mesi sulla Evangelii gaudium sia collegandole a quanto ascoltato ieri, coscienti della missione che oggi (non domani) ci è affidata, la missione della misericordia:

          partiamo dalla consapevolezza condivisa che si deve smettere di dire “abbiamo sempre fatto così”, quindi chiedersi che cosa cambiare davanti alla sofferenza, al bisogno e alle domande della gente, soprattutto dei giovani;

          fare della Parola di Dio il cuore del nostro annuncio e del nostro vivere. Parlare gli uni con gli altri con le parole e lo spirito del Vangelo. Quindi ad esempio: superamento di una catechesi solo scolastica, favorendo la crescita nei ragazzi e nei giovani del senso di amicizia e di appartenenza a una realtà significativa per la loro vita. Penso alle esperienze di oratorio, ai doposcuola, ai cosiddetti grest (perché solo l’estate?)

          “vedere”, incontrare e amare i poveri….. Nell’incontro con chi ha bisogno (anziani, bambini,  disabili….) si incontra Gesù e si vive la misericordia

          fare delle nostre realtà luoghi di educazione al vivere insieme. Mi è piaciuta ieri l’espressione di Andrea Riccardi quando ci parlava del compito di “rifare i legami della società”.  Oggi le nostre realtà, le nostre parrocchie, i movimenti, sono rimasti quasi gli unici luoghi di aggregazione e di incontro. Basta ridurre tutto a noi stessi, sempre sulla difensiva. Mi ha stupito come ieri ancora una volta siamo stati capaci di mettere iniziative parrocchiali quando era da un anno programmata l’assemblea diocesana. Si tratta di miopia e chiusura nel proprio piccolo mondo, che purtroppo grazie  alla poca capacità e voglia di uscire dagli schemi e di collaborare, rischierà di inaridirsi. Ricordatevi che una Chiesa senza missione no avrà molto futuro! E missione non è imporre agli altri il proprio credo, ma è innanzitutto incontro, ascolto, conoscere le “spine” di dolore del mondo, e quindi impegno, lotta, amore, misericordia. Siete disposti a tutto questo? Io penso che molti di voi lo sono. Trascinate gli altri, anche chi non c’è o ci è estraneo, in questa bella avventura, sorretta e voluta dallo Spirito di Dio, l’avventura e la gioia del Vangelo.

   Permettetemi alla fine di ringraziare tutti coloro che hanno aiutato nella preparazione e nell’abbellimento di questo luogo. Grazie per l’impegno e per averlo reso accogliente. E grazie a tutti voi per aver condiviso questo momento così bello di ascolto, preghiera e amicizia. Il Signore protegga, custodisca e faccia crescere questa nostra Chiesa nello spirito del Vangelo della misericordia.

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