Si è spento don Angelo Bussotti

Lunedì 16 settembre, dopo una lunga degenza ospedaliera, è deceduto don Angelo Bussotti, il ‘prete di Gubbio’, parroco della Ss.ma Annunziata a Frosinone.

Ottantaduenne, era nato a Gubbio il 3 marzo ‘31, da mamma Silvia Nardelli e papà Ubaldo. A soli dodici anni era entrato in Seminario, ubicato di fronte la sua abitazione. Presso il Seminario Minore, frequentò la scuola media e il ginnasio, nel Seminario di Assisi, i tre anni di liceo e i quattro di Teologia. Fu ordinato Sacerdote da Mons. Beniamino Ubaldi, il 29-06-1955, presso la Chiesa di S.Maria al Corso, e lo stesso giorno celebrò la  sua prima messa con assistenza pontificale nella Parrocchia di Pietro, dove aveva ricevuto tutti i suoi sacri sacramenti. Appena nominato, fu inviato presso la  Arcipretura di Cantiano (Pesaro), come vice parroco. Nel 1956 era diventato parroco di Chiaserna, nel comune di Cantiano. Trasferitosi a Frosinone, per seguire la madre e i fratelli, era stato, prima vice parroco presso la Parrocchietta (la Chiesa Piccola) di Sant’Antonio, con don Carletto; poi parroco a San Lucio, a Boville Ernica e a San Lorenzo, in Torrice, dove è rimasto per circa vent’anni. Nel 1995 è diventato Cooparroco della Cattedrale di Santa Maria, e allo stesso tempo, dopo aver lottato in prima fila per la ricostruzione della Chiesa SS. Annunziata, e dopo  la sua  riconsacrazione, avvenuta il 7 maggio del 2000, da parte del Vescovo Salvatore Boccaccio, era  stato nominato parroco della Chiesa.
“Sia a Torrice che all’Annunziata – ha ricordato il Vescovo nell’omelia del funerale celebrato martedì pomeriggio nella sua parrocchia – si era dedicato al restauro delle Chiese e dei beni artistici. Qui ha ricostituito la Caritas parrocchiale e le varie attività della parrocchia.  Per questo la colletta che faremo, per scelta dei suoi familiari, sarà a favore della Caritas parrocchiale. Sapeva farsi amare. E so che era stimato a benvoluto da tanti. Commendatore e Cavaliere del Santo Sepolcro, ne andava fiero, perché percepiva in questo ordine il legame con la Terra Santa. Ma non dimentichiamo la sua valenza culturale, che ha potuto esprimere non solo nell’insegnamento al Liceo Classico di Frosinone, ma anche nelle conferenze e nell’accompagnamento spirituale di molti gruppi”.
“Come abbiamo ascoltato nella prima lettura (2Cor 4, 14-5,1) mentre il suo uomo esteriore si andava disfacendo, non si è scoraggiato, e il suo uomo interiore si è anzi rafforzato. E’ il miracolo della fede, è la forza della fede, nella quale noi percepiamo nella fragilità del corpo la presenza amica di Dio, che non ci abbandona. Don Angelo si è affidato alla preghiera. Non ha mai smesso di pregare e per questo non si è disperato. Era certo che il Signore lo stava aspettando.
Cari fratelli, bisogna imparare a non fissare lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili, che sono eterne. Bisogna essere uomini e donne di preghiera, perché la grazia di Dio raggiunga la nostra umanità e la plasmi ad immagine di Dio.
Davvero talvolta mentre l’uomo esteriore si va disfacendo non cresce allo stesso tempo quello interiore. La risposta all’affannarsi dietro se stessi, la risposta al dominio dell’io e dell’amore per se stessi, nasce nella preghiera. E’ infatti nella preghiera che nasce e cresce l’uomo interiore. Questa è la risposta del cristiano al dolore, alla sofferenza, anche all’individualismo che ci vorrebbe tutti autosufficienti e divisi”.

Al termine della funzione, che ha visto la partecipazione di numerosi sacerdoti oltre che di tanti fedeli e dei rappresentanti dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, di cui era membro, la salma di don Angelo è stata tumulata nel cimitero di Frosinone.

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