"Questa è la nostra fede" – Nota pastorale sul primo annuncio del Vangelo
15 maggio 2005 – Solennità di Pentecoste
PRESENTAZIONE
Preparata dal grande giubileo del Duemila, la santa Chiesa di Gesù Cristo è entrata nel terzo millennio con la chiara coscienza e la convinzione sempre più condivisa che la missione di annunciare il Vangelo a ogni creatura è ancora ben lontana dal suo compimento, anzi è appena agli inizi.
Con gli orientamenti pastorali dell’episcopato italiano per questo primo decennio del Duemila, Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, si è delineato e decisamente intrapreso un cammino pastorale con l’obiettivo della «comunicazione del Vangelo ai fedeli, a quanti vivono nell’indifferenza e ai non cristiani, qui nelle nostre terre e nella missione ad gentes»[1]. Questo obiettivo richiede che si ponga mano a un impegno di primo annuncio del Vangelo, sia perché cresce il numero delle persone non battezzate o che debbono completare l’iniziazione cristiana, sia perché molti battezzati vivono come se Cristo non esistesse; inoltre anche in quanti ripetono i segni della fede, non sempre alle parole e ai gesti corrisponde un’autentica e concreta adesione alla persona di Gesù Salvatore.
Anche l’Italia, come in generale tutta l’Europa, «si colloca ormai tra quei luoghi tradizionalmente cristiani nei quali, oltre a una nuova evangelizzazione, in certi casi si impone una prima evangelizzazione»: così scriveva Giovanni Paolo II, il grande missionario del mondo, nell’esortazione apostolica Ecclesia in Europa[2]. In un contesto obiettivamente missionario, come il nostro, occorre riportare al centro di ogni Chiesa diocesana e di tutte e singole le comunità parrocchiali il primo annuncio della fede. È a questa meta che è esplicitamente dedicata la presente Nota pastorale, come risulta dalla struttura in cui essa è articolata.
Il primo capitolo (Alle sorgenti dell’evangelizzazione) ha lo scopo di descrivere l’importanza, il contenuto, i linguaggi, le finalità del primo annuncio del Vangelo, inquadrandolo nel vasto orizzonte dell’evangelizzazione. Infatti se è vero che è il Vangelo a fare la Chiesa ed è la Chiesa in quanto tale a fare l’evangelizzazione, è anche vero che questa può avvenire solo seguendo lo stile del Signore Gesù. Per questo, dopo aver presentato alcuni tratti sintetici del volto del divino evangelizzatore, si propone il contenuto essenziale di questo annuncio: “Gesù Cristo, crocifisso e risorto, è il Signore e l’unico salvatore del mondo”. L’evento della Pasqua rimane pertanto il nucleo germinale di tutto il processo di trasmissione del Vangelo e del successivo sviluppo del dogma. Questo contenuto identico in tutti i tempi e in tutti i luoghi può essere espresso in diversi linguaggi e generi letterari, come attesta il Nuovo Testamento: proclamazioni dì fede, inni o cantici, racconti e testimonianze, ma sempre con la sua nota irrinunciabile di “lieto messaggio”.
Il secondo capitolo (Comunicare il Vangelo oggi) tenta una contestualizzazione del primo annuncio del Vangelo nello scenario dell’attuale frangente culturale, segnato da un avanzato processo di secolarizzazione ma anche da un diffuso bisogno religioso, seppure fragile e ambiguo. Provocata da questo contesto, la comunità cristiana deve saper riesprimere la sua fedeltà ai caratteri fondamentali del messaggio cristiano, oggi particolarmente attuali: il carattere di assolutezza, l’aspetto salvifico, la dimensione storica, la sua nota paradossale e sorprendente. Grande attenzione va dedicata allo stile della comunicazione, che deve essere testimoniale e, insieme, dialogico, evitando false alternative, come quella fra testimonianza della vita e annuncio esplicito, come pure fra identità e dialogo.
Il terzo capitolo (Gesù risorto è la nostra salvezza) offre una possibile esemplificazione concreta di primo annuncio della fede, ripercorrendone la struttura portante, così come avviene in modo paradigmatico nella liturgia della veglia pasquale: i catecumeni e tutti i credenti già battezzati sono chiamati ad emettere la solenne professione della fede in Dio, Padre e Figlio e Spirito Santo. Il segno della croce è pertanto la formula–base della nostra fede, in quanto ne esprime i due misteri principali: la santa Pasqua del Signore e la santa uni–trinità di Dio.
Il capitolo finale (Noi lo annunciamo a voi) propone delle essenziali indicazioni operative per attuare una pastorale di primo annuncio. Esse riguardano i soggetti, la pedagogia, i destinatari, le forme occasionali e quelle organiche.
Nel suo insieme, la Nota vuole orientare e aiutare concretamente a tradurre quanto affermato nel documento Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia: «C’è bisogno di un rinnovato primo annuncio della fede. È compito della Chiesa in quanto tale, e ricade su ogni cristiano, discepolo e quindi testimone di Cristo; tocca in modo particolare le parrocchie»[3] (n. 6).
Affidiamo a Maria, “stella dell’evangelizzazione”, l’auspicio che la presente Nota venga accolta e valorizzata per quello che vuole essere: uno strumento di lavoro chiaro, concreto, efficace, perché la nostra Chiesa in Italia assuma con nuovo slancio la missione evangelizzatrice, affidatale da Gesù Risorto, speranza del mondo.
Roma, 15 maggio 2005
Solennità di Pentecoste
S.E. Mons. Francesco Lambiasi
Presidente della Commissione Episcopale
per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi
Conferenza Episcopale Italiana
Commissione Episcopale per la dottrina della fede,
l’annuncio e la catechesi
QUESTA È LA NOSTRA FEDE
Nota pastorale sul primo annuncio del Vangelo
15 maggio 2005
Solennità di Pentecoste
PRESENTAZIONE
Preparata dal grande giubileo del Duemila, la santa Chiesa di Gesù Cristo è entrata nel terzo millennio con la chiara coscienza e la convinzione sempre più condivisa che la missione di annunciare il Vangelo a ogni creatura è ancora ben lontana dal suo compimento, anzi è appena agli inizi.
Con gli orientamenti pastorali dell’episcopato italiano per questo primo decennio del Duemila, Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, si è delineato e decisamente intrapreso un cammino pastorale con l’obiettivo della «comunicazione del Vangelo ai fedeli, a quanti vivono nell’indifferenza e ai non cristiani, qui nelle nostre terre e nella missione ad gentes»[1]. Questo obiettivo richiede che si ponga mano a un impegno di primo annuncio del Vangelo, sia perché cresce il numero delle persone non battezzate o che debbono completare l’iniziazione cristiana, sia perché molti battezzati vivono come se Cristo non esistesse; inoltre anche in quanti ripetono i segni della fede, non sempre alle parole e ai gesti corrisponde un’autentica e concreta adesione alla persona di Gesù Salvatore.
Anche l’Italia, come in generale tutta l’Europa, «si colloca ormai tra quei luoghi tradizionalmente cristiani nei quali, oltre a una nuova evangelizzazione, in certi casi si impone una prima evangelizzazione»: così scriveva Giovanni Paolo II, il grande missionario del mondo, nell’esortazione apostolica Ecclesia in Europa[2]. In un contesto obiettivamente missionario, come il nostro, occorre riportare al centro di ogni Chiesa diocesana e di tutte e singole le comunità parrocchiali il primo annuncio della fede. È a questa meta che è esplicitamente dedicata la presente Nota pastorale, come risulta dalla struttura in cui essa è articolata.
Il primo capitolo (Alle sorgenti dell’evangelizzazione) ha lo scopo di descrivere l’importanza, il contenuto, i linguaggi, le finalità del primo annuncio del Vangelo, inquadrandolo nel vasto orizzonte dell’evangelizzazione. Infatti se è vero che è il Vangelo a fare la Chiesa ed è la Chiesa in quanto tale a fare l’evangelizzazione, è anche vero che questa può avvenire solo seguendo lo stile del Signore Gesù. Per questo, dopo aver presentato alcuni tratti sintetici del volto del divino evangelizzatore, si propone il contenuto essenziale di questo annuncio: “Gesù Cristo, crocifisso e risorto, è il Signore e l’unico salvatore del mondo”. L’evento della Pasqua rimane pertanto il nucleo germinale di tutto il processo di trasmissione del Vangelo e del successivo sviluppo del dogma. Questo contenuto identico in tutti i tempi e in tutti i luoghi può essere espresso in diversi linguaggi e generi letterari, come attesta il Nuovo Testamento: proclamazioni dì fede, inni o cantici, racconti e testimonianze, ma sempre con la sua nota irrinunciabile di “lieto messaggio”.
Il secondo capitolo (Comunicare il Vangelo oggi) tenta una contestualizzazione del primo annuncio del Vangelo nello scenario dell’attuale frangente culturale, segnato da un avanzato processo di secolarizzazione ma anche da un diffuso bisogno religioso, seppure fragile e ambiguo. Provocata da questo contesto, la comunità cristiana deve saper riesprimere la sua fedeltà ai caratteri fondamentali del messaggio cristiano, oggi particolarmente attuali: il carattere di assolutezza, l’aspetto salvifico, la dimensione storica, la sua nota paradossale e sorprendente. Grande attenzione va dedicata allo stile della comunicazione, che deve essere testimoniale e, insieme, dialogico, evitando false alternative, come quella fra testimonianza della vita e annuncio esplicito, come pure fra identità e dialogo.
Il terzo capitolo (Gesù risorto è la nostra salvezza) offre una possibile esemplificazione concreta di primo annuncio della fede, ripercorrendone la struttura portante, così come avviene in modo paradigmatico nella liturgia della veglia pasquale: i catecumeni e tutti i credenti già battezzati sono chiamati ad emettere la solenne professione della fede in Dio, Padre e Figlio e Spirito Santo. Il segno della croce è pertanto la formula-base della nostra fede, in quanto ne esprime i due misteri principali: la santa Pasqua del Signore e la santa uni-trinità di Dio.
Il capitolo finale (Noi lo annunciamo a voi) propone delle essenziali indicazioni operative per attuare una pastorale di primo annuncio. Esse riguardano i soggetti, la pedagogia, i destinatari, le forme occasionali e quelle organiche.
Nel suo insieme, la Nota vuole orientare e aiutare concretamente a tradurre quanto affermato nel documento Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia: «C’è bisogno di un rinnovato primo annuncio della fede. È compito della Chiesa in quanto tale, e ricade su ogni cristiano, discepolo e quindi testimone di Cristo; tocca in modo particolare le parrocchie»[3] (n. 6).
Affidiamo a Maria, “stella dell’evangelizzazione”, l’auspicio che la presente Nota venga accolta e valorizzata per quello che vuole essere: uno strumento di lavoro chiaro, concreto, efficace, perché la nostra Chiesa in Italia assuma con nuovo slancio la missione evangelizzatrice, affidatale da Gesù Risorto, speranza del mondo.
Roma, 15 maggio 2005
Solennità di Pentecoste
X Francesco Lambiasi
Presidente della Commissione Episcopale
per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi
INTRODUZIONE
1. Comunicare a tutti l’annuncio della salvezza
«Non si può più dare per scontato che tra noi e attorno a noi, in un crescente pluralismo culturale e religioso, sia conosciuto il vangelo di Gesù»: è la prima delle sette proposizioni sintetiche nella introduzione alla Nota pastorale, Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia[4]. È un’affermazione decisa e coraggiosa, che rivela una situazione preoccupante e dischiude una prospettiva concreta e urgente: «c’è bisogno di un rinnovato primo annuncio della fede»[5]. È quindi indispensabile promuovere una conversione missionaria delle nostre comunità ecclesiali per riproporre il messaggio fondamentale della nostra fede: Gesù Cristo, crocifisso e risorto, è l’unica salvezza del mondo.
Anche oggi, infatti, come duemila anni fa, gli uomini e le donne continuano a chiedersi su chi e su che cosa sia possibile riporre le proprie speranze. La fede cristiana risponde con Paolo: chi si affida a Gesù di Nazaret non resta deluso (cfr Rm 10,11).
Anche oggi c’è chi lo cerca per trovare la luce della vita: come Nicodemo, un fariseo, membro del sinedrio, che va ad incontrarlo di notte, per approfondire la sua parola e giungere ad una fede matura (cfr Gv 3,1-21). Nell’impegno e nella passione della continua scoperta, Gesù si fa trovare immancabilmente da chiunque va a lui con sincerità di cuore.
C’è poi chi, nei suoi riguardi, sembra mosso da nostalgia, da curiosità o da un desiderio acuto, forse anche da un bisogno inconfessato, e si mette in cerca di lui per affrontare domande irrinunciabili: da dove sono venuto? dove sto andando? cosa ne sarà di questo amore appena sbocciato? cosa verrà dopo questa malattia che mi sta portando alla morte? Non è ancora fede, o forse lo era un tempo; ma è comunque avvio verso un risveglio. Così avvenne per Zaccheo. Incuriosito dal parlare della gente, vuole vedere quel Maestro che passa. Gesù gli fa visita e la sua vita si trasforma (cfr Lc 19,1-10).
C’è ancora chi sembra aver archiviato il problema religioso, chi mostra al riguardo un’apparente sicurezza e si dichiara indifferente. Non è facile dire perché: ognuno ha la sua storia, e non sempre riesce a decifrarla. Di fatto anche oggi molti non conoscono Gesù e sembrano voler fare a meno di incontrarlo. Come la Samaritana che va ad attingere acqua al pozzo. Gesù le chiede da bere. La donna si mostra restia a parlare con lui: un Giudeo che si intrattiene con una Samaritana! Gesù le apre il libro della sua vita e l’aiuta a leggervi dentro. Quella donna aveva cercato la felicità: in Gesù trova il profeta di Dio, il Salvatore del mondo (cfr Gv 4,1-42). Anche per quanti sembrava un estraneo, l’imbattersi in lui può risultare decisivo.
A chi crede in Cristo e vuole rendere ragione della speranza riposta in lui; a chi chiede di essere aiutato a riscoprire la bellezza del messaggio cristiano; a chi si sente lontano dalla fede, ma vuole dare un senso alla propria vita: a tutti la Chiesa annuncia che Gesù crocifisso è risorto; è lui la nostra ferma speranza; è lui l’unico Salvatore di tutti. Questa è la nostra fede; è la fede della Chiesa.
Questa nota pastorale vuole aiutare a riscoprire il valore, l’urgenza, le condizioni di possibilità e le modalità concrete per comunicare a tutti il primo annuncio della lieta notizia della salvezza.
