
Martedì scorso le celebrazioni
La festa che il 2 febbraio la Chiesa celebra, è ricca di significato; la purificazione di Maria e la presentazione di Gesù al Tempio (Lc 2, 22-ss.), dopo i quaranta giorni dalla nascita il Bambino Gesù, secondo il rituale ebraico (Cfr. Lv 12,2-8 Es 13,2), viene presentato al sommo sacerdote. Rimase per noi credenti oggi, caratteristico di questa festa il rito della benedizione delle candele, forse derivato dalla solennità che a questa celebrazione era data, fin dalla fine del IV secolo a Gerusalemme, o forse a causa della processione notturna, istituita da Papa Gelasio (492-496) per sostituirla nel costume cristiano a quelle lustrali pagane, solite a compiersi nel mese di febbraio.
Il rito progredisce, e prende forma e significato di offerta, la Chiesa celebra in questa data la giornata della vita consacrata, istituita 14anni fa dal papa Giovanni Paolo II; il cero si fa simbolo d’un’oblazione sacra, la quale, per un verso, vuole configurarsi con quella di Gesù Cristo bambino, presentato a Dio e a quella di cui il consacrato intende rendere a Dio per mezzo del suo Figlio, essendo lui "primogenito tra molti fratelli; poiché quelli poi che ha predestinati li ha anche chiamati; quelli che ha chiamati li ha anche giustificati; quelli che ha giustificati li ha anche glorificati" ( Cfr. Rm 8,29s).
Se vogliamo pertanto fermare un istante l’attenzione su questo aspetto della singolare e tradizionale cerimonia, noi dobbiamo oggi entrare nell’intenzione e nello spirito d’un’oblazione. Un’oblazione, la quale ha nel cero il suo simbolo, il suo linguaggio, così semplice così profondo. Che cosa è un cero, nell’uso e nella mentalità liturgica? È luce, è rivelazione divina, è vita cristiana, che risplende nelle tenebre dell’universo cosmico e della cecità sconfinata dello spirito umano. È luce, che stabilisce una relazione dell’uomo con le cose, con gli altri uomini, con il tempo e con la vita. Risuonano le parole di Giovanni nel Prologo "la vita era la luce"(Gv 1, 4), oppure Gesù che si definisce "luce del mondo" (Gv 9, 5).
E la luce siamo noi, noi stessi se la riceviamo da Lui: "Voi siete la luce del mondo" (Mt 5,14) ci dice il Maestro. Ma come la riceviamo, come la facciamo risplendere? Ancora il cero ce lo dice: ardendo, e ardendo, consumandosi. È un’inevitabile immolazione d’amore che celebriamo sopra quella candela pura e diritta, mentre essa, effondendo il suo dono di luce, esaurisce se stessa in silenzioso sacrificio. Il simbolo di questa consacrazione è l’offerta. In tal modo il popolo dell’antica alleanza desidera manifestare, nei suoi primogeniti che esso tutto intero è consacrato a Dio, suo Dio.
In questo caso però si sta compiendo qualcosa di più che l’osservanza di una delle norme della legge. Se non tutti tra i presenti nel tempio si rendono conto di ciò, c’è pero un uomo che ha piena consapevolezza del mistero e questo è Simeone che pronunzia davanti a Gesù le parole sulla luce.
Anche la vita di un consacrato, deve essere una "luce", tale da illuminare il mondo e la realtà temporale. In mezzo a tutto ciò che passa, svanisce e scompare, il vergine di cuore è chiamato a dare verace testimonianza alla luce futura, alla vita eterna, alla luce intramontabile. E’ quello che con grande vigore ci ricorda il Concilio Vaticano II: "La professione dei consigli evangelici appare come un segno, il quale può e deve attirare efficacemente tutti i membri della Chiesa a compiere con slancio i doveri della vocazione cristiana. Poiché infatti il Popolo di Dio non ha qui una città permanente, ma va in cerca della futura, lo stato religioso, il quale rende più liberi i suoi seguaci dalle cure terrene, meglio testimonia la vita nuova ed eterna, acquistata dalla redenzione di Cristo, meglio preannunzia la futura resurrezione e la gloria del regno celeste (LG 44).
Per questo la festa della Presentazione del Signore è una festa particolare per tutti i consacrati, perché partecipi in misura eccezionale alla donazione di Cristo al Padre. L’offerta della vita, che il consacrato fa mediante i tre voti, trova il suo modello costante, il suo premio, il suo incoraggiamento, nell’offerta che il Verbo di Dio fa di se stesso al Padre, sulle braccia della Madre.
È la festa di Gesù Cristo, ma è anche la festa di Maria sua madre. Lei regge il Bambino nelle sue braccia. Lui, anche nelle sue mani, è la luce delle nostre anime, che illumina l’intelletto e il cuore.
Per cui, la consacrazione a Dio, totale, definitiva ed esclusiva, è come una continua crescita ed una splendida fioritura di quella consacrazione iniziale, che è avvenuta nel sacramento del battesimo; in esso ha le sue profonde radici e ne è una espressione più perfetta. Mediante la professione religiosa il fedele – come afferma la costituzione dogmatica "Lumen Gentium"- "si dona totalmente a Dio sommamente amato, così da essere con nuovo e speciale titolo destinato al servizio e all’onore di Dio. Già col battesimo è morto al peccato e consacrato a Dio; ma per raccogliere più copiosi i frutti della grazia battesimale, con la professione dei consigli evangelici nella Chiesa intende liberarsi dagli impedimenti, che potrebbero distoglierlo dal fervore della carità e dalla perfezione del culto divino, e si consacra più intimamente al servizio di Dio" (LG 44).
Rimangono vere le parole di Gesù: "Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli" (Mt 5,14-16 cfr. 1P 2,12). Si! Risplenda la luce della nostra fede forte; la luce della nostra carità operosa, la luce della nostra castità gioiosa; la luce della nostra povertà generosa! Quanto la Chiesa e il mondo hanno bisogno di questa luce, di questa testimonianza! Quanto dobbiamo impegnarci, perché si realizzi il suo pieno splendore e la sua intatta eloquenza! Quanto è necessario che riproduciamo in noi, il mistero della dedizione di Cristo al Padre per la salvezza del mondo; della dedizione mirabilmente iniziata con questa Presentazione nel tempio, la cui memoria celebra oggi tutta la Chiesa.
Quanto è necessario che anche noi fissiamo lo sguardo nell’anima di Maria, in quest’anima che, secondo le parole di Simeone, è stata anche trafitta dalla spada perché fossero svelati i pensieri di molti cuori (Cfr. Lc 2,35). Colui che è sorretto tra le braccia di Simeone, è destinato ad essere "segno di contraddizione" (Lc 2,34), e questa contraddizione sarà piena di sofferenza che non risparmierà nemmeno il cuore di sua Madre.
La croce di Cristo è la luce del mondo e tuttavia la croce della povertà, la croce della fame, la croce di ogni altra sofferenza possono essere trasformate, perché la croce di Cristo è divenuta una luce nel nostro mondo. Essa è una luce di speranza e di salvezza. Essa dà significato a tutte le sofferenze umane. Porta con sé la promessa di una vita eterna libera dal dolore e dal peccato. La croce fu seguita dalla risurrezione. La morte venne sconfitta dalla vita. E tutti coloro che sono uniti al Signore crocifisso e risorto possono aspettarsi di partecipare a questa stessa vittoria.
Vogliamo così come chiesa diocesana, consegnarci, nelle mani di Maria, Madre e figura eccellente della Chiesa, con le candele accese. La consacrazione del tempio viene, in qualche modo, moltiplicata attraverso la dedizione di tanti cuori consacrati nel mondo… Siano svelati i pensieri di tutti questi cuori al cospetto della Madre, che conosce i cuori soprattutto dei più giovani e li circonda di un particolare amore, ci aiuti in Cristo, a proclamare in una sola voce: "Sacrificio e offerta non gradisci, gli orecchi mi hai aperto. Non hai chiesto olocausto e vittima per la colpa. Allora ho detto: Ecco, io vengo. Sul rotolo del libro di me è scritto, che io faccia il tuo volere. Mio Dio, questo io desidero, la tua legge è nel profondo del mio cuore". (Sal 40,7-9). Non stanchiamoci di pregare per ottenere il dono di sante vocazioni alla vita consacrata come a quella sacerdotale. Le nostre comunità parrocchiali siano davvero vivai di vocazioni, luoghi nei quali rendere grazie per la luce che è Cristo. Il 2 febbraio è la Sua festa, ma è la festa di una chiesa tutta consacrata al suo amore.
Seguono alcune istantanee della celebrazione svoltasi martedì pomeriggio nella chiesa di S. Paolo Apostolo, a Frosinone, presieduta da Mons. Nino Di Stefano, Vicario Episcopale per la Vita Consacrata. Nella prima immagine, Sr Annamaria Mistri, delegata dell’USMI diocesana; un momento della benedizione delle candele all’esterno della chiesa; don Nino con due concelebranti.
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