
Nella giornata di ieri, mercoledì 6 luglio, un gruppo di sacerdoti
della diocesi nati dopo il 1970 hanno vissuto una giornata di
spiritualità e di vita fraterna assieme al Vescovo, S. E. Mons. Ambrogio
Spreafico: la celebrazione della messa sulla tomba del Beato Giovanni
Paolo II, il saluto al Cardinale Arciprete della Basilica Vaticana
Angelo Comastri e la visita alla basilica di San Bartolomeo all’Isola
Tiberina hanno caratterizzato la giornata.
Qui un contributo fotografico del Pellegrinaggio
La
comunione sacerdotale: esperienza di amicizia e di testimonianza
Momento di grazia e di forte comunione quello che abbiamo vissuto noi 14 sacerdoti della diocesi nati dopo il 1970, che insieme al vescovo Ambrogio ci siamo ritrovati per una giornata di spiritualità e di vita fraterna, mercoledì scorso. Roma è stata la meta di questo pellegrinaggio vissuto nella consapevolezza della necessità di vivere in amicizia, in comunione, la bellezza dell’annuncio del Vangelo. Si è mandati in missione solo dopo essere stati costituiti come gruppo di fratelli e di amici. La messa celebrata sulla tomba del Beato Giovanni Paolo II è stato il primo momento forte di questa bellissima giornata. Le stesse parole del Vangelo proclamato dall’ultimo sacerdote ordinato nelle nostra diocesi, sembravano state scritte per noi. L’elenco dei dodici apostoli presentato dall’evangelista Matteo con solennità, ancora una volta, ribadiva il vescovo nella sua omelia, ci offre l’occasione di rintracciare i nostri nomi tra coloro che personalmente scelti da Dio a guida del suo popolo, vivono nella consapevolezza di un ruolo particolare, e quindi una missione da vivere nel vasto campo della Chiesa in questo mondo. Loro sono coloro che hanno trasmesso al mondo la parola di salvezza, ricevendo dal Maestro un duplice incarico: scacciare gli spiriti impuri e guarire le malattie. Quanto bisogno c’è, tuttora, di apostoli che continuano quest’opera nel mondo di oggi! Forse la malattia più grave da guarire e lo spirito immondo più difficile da scacciare è proprio l’individualismo, come la mediocrità, frutto di una incredulità manifesta. Quante persone rimangono chiuse e diffidenti nei confronti di quella grazia celeste che dona la pienezza di vita a cui tutti, più o meno consapevolmente, aneliamo? A Giovanni Paolo II la richiesta di intercedere per noi perché possiamo avanzare nella missione con la consapevolezza di non risparmiarci nell’annuncio degli insegnamenti di Gesù, come lui stesso da discepolo, da sacerdote, da vescovo e da papa, ricordava il nostro vescovo, ci ha dimostrato.
Dalla basilica Vaticana, ci siamo poi mossi, verso la basilica di San Bartolomeo all’Isola Tiberina, “memoriale dei nuovi martiri” cristiani del XX e XXI secolo. Da ormai due anni il Papa Benedetto XVI, in occasione del quarantesimo anniversario di fondazione della Comunità di sant’Egidio, recandosi in visita alla Basilica, l’ha insignita di questo titolo. All’interno si raccolgono le testimonianze del martirio, le reliquie, di quasi tredicimila martiri del nostro tempo, di uomini e donne che non hanno esitato a morire piuttosto che tradire la fede in Gesù. Vescovi, sacerdoti, suore, padri e madri di famiglia, bambini, che in ogni angolo della terra hanno reso lode al Signore fino a donare tutto di loro. Momento di grande spessore di vita spirituale quello che il vescovo ci ha regalato facendoci fermare a riflettere messi di fronte la testimonianza di questi nostri fratelli. Un vero pellegrinaggio quello che ci ha aiutato a vivere Renata Sciachì, iconografa di spessore, autrice di una grandiosa opera d’arte oggi collocata nell’abside della basilica. È un’icona raffigurante tutti i “nuovi martiri” nei lori tratti più tipici e collocati nelle loro tradizioni storico-culturali. Lo sforzo dell’autrice è stato quello di dare un volto autentico a ogni personaggio raffigurato, ma l’icona non è mai un ritratto essa è frutto di una fede vissuta che si fa dono nella preghiera. Ha dominare la scena il silenzio e la commozione di tutti noi vissuto nella consapevolezza del grande dono che Dio ci ha fatto chiamandoci amici e inviandoci nella missione. Poi la visita a Santa Maria in Trastevere e il pranzo anche questo vissuto in un clima di grande comunione, non in un locale “comune”. La trattoria “gli amici”, infatti è un locale gestito da ragazzi disabili che nel lavoro come tutti si giocano tutte le loro qualità umane. Un clima di grande amicizia quello che si respira in questo luogo e che non ne tradisce il suo nome.
Icona riassuntiva di una giornata che tornerà utile nel cammino sacerdotale e che certamente ha dato il via a tante altre iniziative di questo genere.
