Omelia Corpus Domini (2025)

Corpus Domini 25

Santa Maria Goretti – Frosinone
Domenica 22 giugno 2025

Sorelle e fratelli, dopo la Pasqua, la Pentecoste e la festa della Santissima Trinità, celebriamo la festa del Corpus Domini, il Corpo del Signore, di Gesù che si fa cibo per noi e che accompagna la nostra vita, la vita delle nostre comunità e della Chiesa, ma in modo misterioso anche quella del mondo intero, con la sua presenza reale, viva, continua. Per questo la liturgia della Domenica è il punto di arrivo, ma anche di un nuovo inizio della nostra vita. Per questo la liturgia eucaristica deve sempre essere bella, mostrare la bellezza e la gioia di essere insieme con al centro solo il Signore e la sua Parola, nessuno di noi. La liturgia, infatti, ci fa comunità, corpo di Cristo, donato per noi, segno visibile del suo amore. Qui scopriamo la forza del noi, l’unica forza che fa vivere e non sopravvivere, che rende felici, fratelli e sorelle di tutti. Nessuno attorno alla mensa del Signore può dire “prima io”, perché riscopriamo ogni volta, che siamo un noi, un corpo, una comunità di sorelle e fratelli.

La Parola di Dio che abbiamo ascoltato ci aiuta a riscoprire il segreto che viene dal Corpo del Signore. L’Apostolo Paolo ci tramanda le parole di Gesù nell’ultima cena, quando nel pane e nel vino di quella festa pasquale volle indicare la sua presenza nella vita di quei discepoli, anche dopo la sua morte in croce, quando essi avrebbero ripetuto quella cena. E’ significativo che l’Apostolo collochi questa memoria proprio prima di parlare dei doni dello Spirito e della comunità come corpo, in cui tutti sono necessari l’uno all’altro, anzi, dove le parti più deboli sono le più necessarie e devono essere onorate e curate, come possiamo scoprire sempre nell’incontro con i poveri e con chi ha più bisogno. E poi nel capitolo seguente ricordiamo quel bellissimo inno alla carità, quell’amore che resterà sempre perché è più grande persino della fede e della speranza.

Capiamo allora meglio perché ascoltare oggi il Vangelo della moltiplicazione dei pani. Quel pane che ci nutre alla liturgia sazia la fame materiale e spirituale di tutti, anche di una folla anonima e casuale, come quella che seguiva Gesù con i discepoli. Quante donne e uomini incontriamo anche noi, che nascondono una fame di vita, di quel cibo che sazia e che non trovano nella vita di ogni giorno e che il mondo non offre. Spesso non manifestano il loro bisogno, perché mostrare la propria fragilità appare una sconfitta, perché nel tempo della forza ogni segno di debolezza è una vergogna. I discepoli tuttavia si accorgono che quella gente ha bisogno di mangiare. Già questo è un primo passo. Immedesimiamoci in quei discepoli e nel loro dialogo con il Signore. Quante volte la gente si accorge del bisogno di tanti uomini e donne, che soffrono per la violenza delle guerre o che vivono abbandonati e senza nessuno. Ma poi la proposta dei discepoli è quasi scontata: lasciali andare a cercare il cibo necessario. Non si sentono responsabili. Inoltre non ne hanno i mezzi, anche se lo volessero, come Gesù chiede loro: “Date voi stessi da mangiare”. “Non abbiamo che cinque pani e due pesci – rispondono – a meno che non andiamo a comprare viveri per tutta questa gente”. Gesù non si perde d’animo, non accetta la rassegnazione e il senso di impossibilità. Non fa però tutto lui. Il Signore, sorelle e fratelli, ha bisogno di noi, di ciascuno di noi, come ebbe bisogno di quei discepoli riuniti. Noi dobbiamo far sedere la gente nelle nostre comunità, perché siano insieme, perché solo insieme si sazia la loro fame e la nostra, mentre distribuiamo quel poco cibo, che proprio nel distribuirlo non solo basta per tutti, ma ne avanza. Gesù non si comporta come un mago: alza gli occhi al cielo, al Padre celeste, e nella preghiera che diventa benedizione, nello spezzare quel pane, che è anche il suo corpo spezzato per amore, e poi distribuito dai discepoli, avviene qualcosa di inaspettato e di impossibile. Sì, la preghiera, l’ascolto della parola di Gesù, la distribuzione del poco che abbiamo, sia esso il tempo o le risorse di ognuno, può davvero compiere miracoli, rendere possibile l’impossibile, saziare la fame di una moltitudine. Fratelli e sorelle, ciò ci dà forza e speranza oltre le debolezze e la poca fede di ognuno di noi. I discepoli erano appena tornati felici dalla missione a cui Gesù li aveva inviati, ma il Signore indicò loro che quel Vangelo che avevano comunicato con gioia doveva diventare anche e soprattutto la responsabilità verso il fratello, bisognoso di un cibo di amore che saziasse la sua vita. Ricordiamocelo e riscopriamolo ogni volta che celebriamo con gioia l’Eucarestia nel giorno del Signore, perché, nutriti dal corpo del Signore, possiamo essere operatori di pace e di amore in un mondo che sembra sappia solo fare la guerra e imporsi con la forza delle armi invece che ricercare la pace. Ma noi come cristiani non possiamo accettare questa scelta e preghiamo il Padre celeste perché illumini i cuori e le menti di tutti per percorrere vie di dialogo e giungere alla pace ovunque nel mondo. 

+ Ambrogio Vescovo

Qui una Fotogallery Corpus Domini 2025


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Gli interventi e le omelie del Vescovo Ambrogio si possono consultare a questo link

https://www.diocesifrosinone.it/documenti/vescovo-spreafico


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