Omelia Assemblea Diocesana 2014

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 C  are sorelle e cari fratelli,
è sempre una gioia ritrovarsi insieme come popolo di Dio che vive in questa porzione di Chiesa. Siamo tanti, diversi, giovani e anziani, donne e uomini, deboli e più forti, ma tutti nello stesso popolo, la famiglia di Dio, segno di ciò che il Signore vorrebbe fosse il nostro mondo. Invece le divisioni, le guerre, la violenza, non sembrano avere fine. Il nostro pensiero soprattutto va all’Iraq, ai cristiani costretti a fuggire assieme ad altre minoranze religiose, alla Siria, alla Terra Santa, all’Ucraina. Quando verrà la pace? Ci chiediamo. E poi chiediamoci anche: siamo noi donne e uomini di pace? O non alimentiamo con le parole, i pensieri, i gesti, delle piccole guerre che dividono invece di unirci? Guardiamoci intorno, cari amici. Come sarebbe bello e gioioso vivere nella vita di ogni giorno l’unità che oggi gustiamo, viverla nelle nostre realtà, nelle famiglie, nei paesi, nelle città.


 045-Santa-Messa-chiusura-Assemblea-Diocesana-2014  Oggi Gesù ci viene incontro, ci cerca. Mai si dimentica di noi. Esce come quell’uomo del Vangelo a cercare lavoratori per la sua vigna. Ne trovò alcuni all’alba, altri alle nove del mattino, poi verso mezzogiorno; infine verso le cinque del pomeriggio trovò gli ultimi. A tutti chiese di andare a lavorare nella sua vigna. La vigna è la Chiesa, le nostre comunità, ma anche il mondo dove siamo. Gesù passa. Ci vede e ci chiama, chiedendoci di andare a lavorare nella sua vigna. La tentazione è dire: ho da fare, aspetta un attimo che ci penso, magari verrò più avanti quando avrò tempo. Insomma, la risposta istintiva è rimandare. Quegli uomini invece andarono tutti. Alla fine della giornata il padrone chiamò i lavoratori e diede ad ognuno la stessa paga: un denaro, circa 40 Euro. I primi arrivati si lamentarono con il padrone chiedendo come mai avessero ricevuto la stessa paga degli ultimi: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”. Noi avremmo fatto lo stesso! E con il Signore a volte facciamo lo stesso: ci chiediamo come mai non aiuta di più noi che siamo sempre qui, che aiutiamo più di altri, che ci impegniamo. Nei momenti difficili o nella malattia ci chiediamo come mai proprio a noi, mentre sembra che altri se la passano tranquilli anche se non credono o non si impegnano come noi. Insomma, Dio ci sembra ingiusto. Non capiamo perché la sua giustizia non sia come la nostra, perché non premi i buoni e castighi i cattivi. E noi, in genere, ci consideriamo tra i buoni.

   Vedete, cari amici, la giustizia di Dio non corrisponde alla nostra. Essa sempre si confonde con la misericordia, con un amore sovrabbondante e gratuito. Dio vuole bene persino quando uno non lo ha meritato. Basta che si accetti di stare con lui, di lavorare con lui, di andare con lui, come quei lavoratori, anche all’ultima ora. Noi siamo qui per questo: oggi il Signore ci invita di nuovo ad andare con lui, a lavorare non solo per noi stessi, ma con lui nella sua vigna, dove tanti aspettano qualcuno che porti la gioia del Vangelo. Quel denaro che il Signore dà a tutti è infatti la sua parola, espressione del suo amore. Quel denaro è “la gioia del Vangelo”. Quando lo hai ricevuto e gustato, sei felice, non desideri altro, la vita ti sembra piena, anche quando sei nel dolore o nella difficoltà, perché sai che nessuno ti può togliere la gioia del Vangelo, e che Gesù è sempre con te e ti protegge, ti guida, ti sostiene. Per questo Gesù non nega a nessuno quel denaro.

   Qui noi abbiamo gustato questa gioia. Sì, abbiamo ascoltato, parlato, ci siamo confrontati e aiutati, abbiamo pregato. Ci siamo ritrovati più fratelli e amici. Abbiamo forse riscoperto la bellezza della famiglia di Dio, senza inimicizie, senza guerre, senza invidie, giudizi, gelosie, litigi, senza pensieri cattivi e chiacchiere sugli altri. Siamo venuti a cercare il Signore e Lui si è fatto trovare. Oggi alcuni nostri fratelli riceveranno il ministero dell’accolitato. Si stanno preparando a ricevere il diaconato, per essere al servizio dei poveri e dell’altare. Ricordatevi: innanzitutto al servizio dei poveri! In questo giorno, con loro ci troviamo attorno alla mensa della Parola di Dio e dell’Eucaristia per riscoprire la gioia di lodare e ringraziare il Signore per il suo amore. In questo tempo difficile non lasciamoci prendere dallo scoraggiamento e dalla tristezza. Non chiudiamoci in noi stessi e nelle nostre paure. Accogliamo l’invito di Gesù a lavorare con lui perché tanti con noi possano gustare la gioia del Vangelo, che è amore, pace, misericordia, perdono, bontà, simpatia. Usciamo anche noi, come il Signore, ad ogni ora, per invitare altri a lavorare con noi nella sua vigna. Tanti aspettano solo di essere invitati. Ogni ora è buona. Non disprezziamo nessuno, non escludiamo nessuno. Il Vangelo è per tutti, anche per chi non ci sembra adatto. Nella Chiesa c’è posto per tutti. La Chiesa è la casa di tutti.
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   Comunichiamo questo spirito di pace soprattutto ai deboli, ai poveri, alle donne e agli uomini in difficoltà, agli anziani soli o in istituto, a chi è spaesato e impaurito. Non stanchiamoci mai di pregare il Signore per la fine di ogni guerra e del terrorismo, come ho chiesto di fare ad ogni nostra comunità ogni domenica fino a Natale. Che il Signore ci accompagni e ci protegga e la Vergine Maria stenda il manto della sua protezione su di noi, sulle nostre famiglie, sulla nostra terra, sul mondo intero, lei che è madre di misericordia e regina della pace. Grazie a tutti voi per avere condiviso questi giorni di preghiera e di amicizia. Diffondete la gioia del Vangelo ovunque siete e troverete voi stessi la gioia!

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Qui il download del video dell’omelia
http://massmedia.diocesifrosinone.it/video-vescovo/video-vescovo/omelia-santa-messa-di-chiusura-assemblea-diocesana-21-settembre-2014.html

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