
Diocesi di Frosinone – Veroli – Ferentino
S.E. Mons. Ambrogio Spreafico
1209-2009 giubileo di santa Maria Salome
Riflessione di apertura VIII convegno Diocesano
Introduzione
Il convegno diocesano è per la nostra diocesi di Frosinone – Veroli – Ferentino una felice tradizione inaugurata e fortemente voluta per ogni anno del suo episcopato da S. E. Mons. Salvatore Boccaccio. Anche per questo, a lui e alla sua cara memoria va tutta la nostra gratitudine.
Sono molto contento di cominciare con voi questo nostro VIII convegno diocesano durante il giubileo della nostra patrona, Santa Maria Salome. Sono ottocento anni che Maria Salome è qui venerata, dopo il rinvenimento delle sue reliquie avvenuto a Veroli nell’anno 1209. Dopo l’unione dell’antica diocesi di Veroli con Frosinone e poi con Ferentino, Santa Maria Salome è divenuta patrona di tutti noi. È quindi, insieme a Sant’Ambrogio martire, patrono di Ferentino e della diocesi, segno di unità.
Abbiamo bisogno di segni di unità in un mondo diviso come il nostro, dove si afferma a volte uno spirito etnico che divide piuttosto che uno spirito che unisce. Ricordo ancora con commozione la solenne Liturgia Eucaristica dell’inizio del giubileo il 24 maggio, quando siamo passati sotto la porta santa chiedendo perdono a Dio dei nostri peccati. Allora ebbi a dire: "Siamo passati sotto la porta santa, la porta delle indulgenze, attraverso cui ciascuno di noi, riconoscendo il proprio peccato, la propria lontananza dal Signore, il proprio bisogno, ritrova la via del perdono e della misericordia di Dio, che ci accoglie come suoi figli. Siamo passati insieme, come un popolo che vuole superare le facili divisioni, le inimicizie, le discordie, per ritrovare la via dell’amore e dell’unità. Ogni giubileo è un tempo di grazia, che il Signore attraverso la sua Chiesa ci concede".
Credo che questo sia lo spirito con il quale siamo chiamati a vivere questo anno straordinario. Come la Bibbia afferma quando parla del giubileo (cf. Lv 25,8-17.23-55), si tratta di un tempo nuovo, in cui Dio chiede al suo popolo un rinnovamento profondo della sua fede e del rapporto di amore con gli altri, soprattutto con i più bisognosi. L’anno giubilare entra come il tempo di Dio nel tempo dell’uomo per indicare il senso vero del possesso e dell’uso dei beni e la libertà da essi. Esso stabilisce un tempo preciso che si innesta non solo nel ritmo di vita dell’uomo, ma ne dà un orientamento diverso, nuovo, inaspettato. Santa Maria Salome, discepola, donna e madre, ci aiuta a vivere questo tempo.
Maria Salome: discepola, donna, madre
Santa Maria Salome ci guida a riscoprire la centralità di Dio nella vita dell’uomo, come occasione preziosa di ascolto e di incontro con il Signore. Non vorrei fermarmi sulla vita di Maria Salome, di cui non siamo a conoscenza che dalle poche notizie conservateci nei Vangeli. Né voglio ripercorrere le vicende tramandateci del suo passaggio a Veroli con l’Apostolo Pietro o quelle più certe delle reliquie ritrovate proprio ottocento anni fa. La tradizione evangelica basta a farci riflettere sulla ricchezza e la forza della testimonianza di Santa Salome. Secondo i Vangeli doveva far parte di quel piccolo gruppo di donne che seguivano Gesù e che uniche lo accompagnarono fin sotto la croce. Ella è ritenuta essere la madre degli apostoli Giacomo e Giovanni. Discepola, donna, madre di apostoli: ecco le sue caratteristiche.
L’evangelista Luca ci attesta che un gruppo di donne seguiva Gesù e lo serviva nelle sue necessità materiali: "In seguito (Gesù) se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio. C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità, Maria, chiamata la Maddalena, dalla quale erano usciti sette demoni, Giovanna, moglie di Cusa, amministratore di Erode, Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni" (Lc 8,1-3). Tra queste altre ci doveva essere anche Salome, che troviamo nel cammino della passione e accanto al sepolcro testimone della resurrezione. Donne che lo seguivano e lo servivano. Salome ci attesta la fedeltà delle donne al seguito di Gesù ed anche il loro impegno nell’aiutare il Signore nelle sue necessità. L’amore per il Signore ci è testimoniato da un’amicizia che nasce da una frequentazione assidua, dall’ascolto della sua parola, dalla condivisione della sua vita. Per essere discepoli di Gesù, cioè per essere veri cristiani, bisogna diventare suoi amici, stare con lui, ascoltarlo, servirlo. Noi uomini guardiamo a volte con sufficienza quelle donne che più di noi partecipano alla vita delle nostre comunità. Si pensa che la pratica religiosa sia un po’ cosa da donne. Per gli uomini talvolta basta esserci nei momenti fondamentali: le feste, le processioni, il Natale, la Pasqua. Ci si sente forti, autosufficienti, sicuri, meno bisognosi di ascolto e di aiuto. Eppure la nostra patrona ci insegna che non esiste cristiano senza ascolto del Signore e della sua parola. Non esiste nessun cristiano autosufficiente, che può fare a meno degli altri e del Signore. In questo senso siamo tutti bisognosi, nessuno basta a se stesso, nessuno può fare a meno degli altri, tanto meno di Dio. L’orgoglio con il quale tante volte pensiamo e decidiamo tutto da soli, difendiamo le nostre ragioni, non ascoltando gli altri, provoca tanta disumanità, priva di quei sentimenti tanto femminili, ma altrettanto essenziali, che sono la cortesia, la gentilezza, la simpatia, la cordialità, a cui invita l’apostolo Paolo nella lettera ai Filippesi: "La vostra affabilità sia nota a tutti" (Fil 4,5). Così senza accorgersi si diventa duri, freddi, prepotenti, sprezzanti, poco rispettosi, incapaci di gesti di cortesia e di amore. Credo non ci voglia molto ad esaminare la nostra vita quotidiana, in famiglia, al lavoro, a scuola o all’università, là dove siamo, per accorgerci di quanto talvolta prevalga un senso di sé che priva noi e gli altri di quella attenzione e di quell’amore che renderebbero la vita e il mondo migliori e più umani.
In quel servizio delle donne a Gesù mi piace vedere una grande attenzione a lui, al bisogno di un uomo che viveva per gli altri, alla sua richiesta di non essere lasciato solo nella sofferenza e nel dolore. Chi vive per sé, chi crede di poter fare a meno degli altri, non capirà né sopporterà la sua sofferenza, e non saprà stare vicino a chi ha bisogno e a chi soffre. Solo l’amicizia di quelle donne, la loro premura e la loro attenzione per Gesù, permisero di non fuggire, come avviene spesso, da quel loro amico che si avviava verso la morte. C’è una forza nella debolezza di Salome e delle sue amiche. È la forza di chi riconosce il proprio bisogno e sa comprendere quello degli altri, imparando così a fermarsi, a prendersi cura, a stare vicino nei momenti difficili. Essere discepoli di Gesù non è solo professare delle verità, è una fede che si fa ascolto della parola di Gesù e diventa un modo di vivere umano e compassionevole. Penso a tutte quelle donne impegnate nelle nostre realtà diocesane, dalle catechiste alle volontarie della Caritas e delle altre associazioni di volontariato, da quelle che custodiscono la bellezza del luogo sacro, a chi partecipa al coro, ai gruppi di ascolto e di preghiera. Sono tante e le ho incontrate spesso, vedendo in loro la gioia e l’umiltà di essere di aiuto anche nelle piccole cose. Le vorrei ringraziare e chiedere loro di continuare ad essere una presenza viva e piena di amore nella nostra diocesi.
Salome insieme alle altre donne ascoltò e seguì Gesù dalla Galilea fino a Gerusalemme con quella fedeltà semplice di cui le donne sono capaci. Il servizio al Signore e agli apostoli è una delle caratteristiche delle donne che seguono Gesù, come ci ha ricordato il brano del vangelo di Luca. Non hanno paura di mettere a disposizione quanto possiedono per rendere possibile la sua missione e il suo stare in mezzo alla gente. La prima ed essenziale caratteristica del discepolo è l’ascolto del Signore che parla. Maria Salome ha scelto questa parte. Le donne rimasero con Gesù fino alla fine, anche durante la passione, non si vergognarono di mostrare il loro affetto per quell’uomo perché lo avevano seguito ed ascoltato. Il loro ultimo gesto di affetto per il loro amico crocifisso esprime il loro legame con lui e la loro amicizia cresciuta nella frequentazione e nell’ascolto di una parola di vita eterna.
Salome fu madre degli apostoli Giacomo e Giovanni, ma la sua maternità fu nutrita dalla sua fedeltà a Gesù e dal suo essere discepola. La stessa Madre del Signore, come dice Sant’Agostino, prima di essere madre fu discepola e questa è la sua maggiore dignità: "Fate attenzione a quello che disse il Signore Gesù Cristo, stendendo la mano verso i suoi discepoli: «Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli; perché chiunque fa la volontà del Padre mio che mi ha mandato, questi è per me fratello, sorella e madre». Forse che non ha fatto la volontà del Padre la Vergine Maria, la quale credette in virtù della fede, concepì in virtù della fede, fu scelta come colei dalla quale doveva nascere la nostra salvezza tra gli uomini, fu creata da Cristo prima che in lei fosse creato? Ha fatto, sì certamente ha fatto la volontà del Padre di Maria Santissima, e perciò conta di più per Maria essere stata discepola di Cristo, che essere stata madre di Cristo. Lo ripetiamo: fu per lei maggiore dignità e maggiore felicità essere stata discepola di Cristo che essere stata madre di Cristo. Perciò Maria era beata, perché, anche prima di dare alla luce il Maestro, lo portò nel suo grembo" (Sant’Agostino, Discorsi, 25,7-8; PL 46, 937-938). Infatti ella proprio perché ascoltò la voce dell’angelo di Dio potè divenire la madre del Figlio di Dio.
Santa Salome, come ci narrano i vangeli, fu tra le prime che annunciarono la resurrezione del Signore. Queste donne, che la tradizione chiama mirofore, comprati dei profumi, andarono ad ungere il corpo di Gesù per una sepoltura degna. Quanta tenerezza in quel gesto semplice! Quanto amore per quell’uomo che non avevano lasciato solo nel dolore e nella morte! Si sarebbe potuto dire che era un gesto superfluo, eccessivo, come dissero a quella donna che aveva sprecato un intero vaso di profumo molto costoso per ungere il corpo di Gesù prima della sua passione: "Mentre Gesù si trovava a Betania, nella casa di Simone il lebbroso, gli si avvicinò una donna che aveva un vaso di alabastro, pieno di profumo molto prezioso, e glielo versò sul capo mentre egli stava a tavola. I discepoli, vedendo ciò, si sdegnarono e dissero: "Perché questo spreco? Si poteva venderlo per molto denaro e darlo ai poveri!" (Mt 26,6-9). L’amore vero non è mai misurato, calcolatore, avaro, è sempre eccessivo. Per questo provoca gente abituata alla misura e al calcolo in un mondo mercato, dove tutto ha un prezzo e dove ci si sente forti per quello che si possiede e ci si sente perduti se si ha poco. L’amore gratuito insegna ad essere apostoli e madri. Maria Salome fu così non solo madre degli apostoli Giacomo e Giovanni, ma fu apostola lei stessa, apostola del Signore morto e risorto, e come tale divenne madre di uomini e donne che per la sua testimonianza hanno incontrato il Signore morto e risorto. Tra loro ci siamo anche noi, che abbiamo la grazia di averla come patrona.
Il mondo ha bisogno di donne e uomini che imparano da discepoli di Gesù a diventare madri, a generare figli al Signore, avvicinando gli altri al Vangelo, al suo amore. Siamo in un mondo che lascia tanta gente orfana, donne e uomini senza padri e madri, che non riescono ad aiutare gli altri a crescere in fede e umanità. Essere madri oggi sembra diventato più difficile. Generare figli è visto come una responsabilità eccessiva in una società che ti toglie tempo ed energie e ti svuota dentro, che ti costringe a ritmi forzati, il cui modello è l’autosufficienza e non la solidarietà, in cui si vuole la vita per sé ma si è poco disposti a donarla. Basta constatare l’estrema facilità con cui si ricorre all’aborto. Anche educare i figli è talvolta un’impresa ardua e impegnativa. Si diventa grandi con un’idea di libertà che non aiuta a crescere e a fare le scelte giuste. Si ha quasi paura di essere madri, perché il futuro dei figli inquieta in un mondo complesso e incerto come il nostro, che allontana dalla famiglia senza offrire alternative sicure e umanamente sane. Vorrei dire alle madri, e ai loro mariti: non abbiate paura di essere madri e padri autorevoli! Nutrite i vostri figli di spirito evangelico, aiutandoli a non sprecare la vita dietro cose che passano, a non inseguire facili illusioni, ad amare la Parola di Dio e la vita della Chiesa, a crescere in uno spirito di amicizia soprattutto verso chi ha bisogno. Essere madri e padri è un dono di Dio ed anche una bella e grande missione che riguarda tutti noi. Così Maria Salome ci aiuta in questo anno straordinario a riscoprire i fondamenti della vita cristiana, che cominciano dall’ascolto del Signore e della sua parola di vita eterna.
Il giubileo, anno di ascolto e di conoscenza
della Parola di Dio
L’anno giubilare sarà per noi l’inizio di un tempo di riflessione, che prende avvio da un ascolto più attento e fedele del Signore e della sua parola per imparare a vivere, come Maria Salome, da discepoli di Gesù. Infatti la vita cristiana, sia dei laici che dei consacrati, è sempre una vita da discepoli. Mai nessuno può ritenersi solo maestro, anche se da anni frequenta e serve la Chiesa con fedeltà. Se si dimentica di vivere da discepoli, si sarà pessimi maestri. L’apostolo Paolo scrive ai cristiani di Roma: "La fede viene dall’ascolto e l’ascolto riguarda la parola di Cristo" (Rm 10,17). Anche la fede di Israele nasceva dall’ascolto, come leggiamo nel libro del Deuteronomio: "Ascolta, Israele: il Signore è Dio, unico è il Signore" (6,4). La costituzione conciliare sulla Divina Rivelazione, la Dei Verbum, inizia con queste parole: "In religioso ascolto della parola di Dio….". Sono le parole che ho scelto come mio motto episcopale. Cari amici, la Chiesa nasce e cresce nell’ascolto della Parola di Dio.
Spesso noi siamo convinti di ascoltare e pensiamo che il nostro problema e la nostra difficoltà stiano nel mettere in pratica il Vangelo. Non ci chiediamo mai se davvero ascoltiamo e se la nostra poca pratica del Vangelo non sia la conseguenza dello scarso ascolto? Abbiamo bisogno di ascoltare il Signore e la sua parola! Nulla, nessuna attività, nessun servizio, nessun volontariato, possono sostituire l’ascolto. E ascolto significa preghiera, partecipazione alla Santa Messa almeno la domenica, lettura e meditazione della Parola di Dio. Senza questo ogni nostra attività rischierà di inaridirsi e di morire nell’affanno e nell’agitazione, e magari nella continua recriminazione verso coloro che non si impegnano come noi. L’ascolto aiuta la fedeltà. Dice con saggezza San Giovanni Crisostomo: "Ascolta, anche se non metti in pratica! Infatti dall’ascolto deriva anche l’azione. Anche se non metti in pratica, cambi la tua disposizione d’animo; anche se non metti in pratica, condanni te stesso perché non lo fai. E da dove viene questo autoaccusarsi? È frutto dei miei discorsi. Quando dici: Ahimé, ho ascoltato, ma non metto in pratica!, il tuo ahimé è il principio di un cambiamento in meglio" (Discorsi sul povero Lazzaro, ed. Città Nuova, p. 145). Forse talvolta non ascoltiamo perché non vogliamo lasciarci interrogare e mettere in discussione dalla parola di Dio.
Quest’anno vorremmo perciò ascoltare, cominciando a conoscere meglio la Bibbia, Parola di Dio rivolta agli uomini, mettendoci in sintonia con la Chiesa universale, che ha celebrato lo scorso anno il Sinodo sulla "Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa". Benedetto XVI ne ha espresso il senso e la forza nel suo primo discorso rivolto ai padri sinodali: "Ancor più la Parola di Dio è il fondamento di tutto, è la vera realtà. E per essere realisti, dobbiamo proprio contare su questa realtà. (…) Realista è chi riconosce nella Parola di Dio, in questa realtà apparentemente così debole, il fondamento di tutto. Realista è chi costruisce la sua vita su questo fondamento che rimane in permanenza". Nei prossimi mesi potremo anche arricchire la nostra riflessione con l’esortazione apostolica postsinodale, che il Santo Padre sta preparando come conclusione del Sinodo sulla Parola di Dio.
La Bibbia, Parola di Dio
La Parola di Dio non è solo la Bibbia, perché la parola di Dio vive nella vita e nella tradizione della Chiesa, come ha recentemente sottolineato il Sinodo dei vescovi. Tuttavia nella Bibbia essa è contenuta nella sua origine e ad essa i discepoli fanno riferimento come la casa costruita sulla roccia, di cui ci parlano i Vangeli, o come la luce che guida anche nei tempi oscuri e difficili. "Lampada per i miei passi è la tua parola, luce per il mio cammino", recita il Salmo 119 al versetto 105, il salmo della Parola di Dio, o della Torà, come la chiamano gli ebrei, che non è solo la legge, ma è la Parola di Dio che diventa sentimenti, scelte, vita del credente. È la presenza di Dio nei pensieri e nelle azioni quotidiane. Questo salmo è il più lungo del salterio. Sono 22 parti, come sono 22 le lettere dell’alfabeto ebraico. La Parola di Dio comprende cioè tutte le nostre parole. Essa può essere il nostro alfabeto, diventare la nostra parola e la nostra vita. La Bibbia è il modo attraverso cui Dio ha scelto di comunicare con il suo popolo Israele. Essa in Gesù è diventata carne, come dice il prologo del Vangelo di Giovanni: "Il Verbo si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi." La Bibbia, Parola di Dio, è la storia dell’incontro di un Dio che ha voluto rivelare agli uomini il suo amore, la sua preoccupazione per il mondo e per la vita di ognuno. Proprio l’inizio della Bibbia ci racconta che tutto fu fatto per mezzo della parola: "Dio disse" e tutto venne alla vita. E poi il testo aggiunge che tutto "era cosa buona". Dio non è all’origine del male, ma della vita. Tutto ciò che egli compie è buono e viene dalla forza creatrice della sua parola.
La Parola di Dio ridona il cuore
La Parola di Dio dà un orientamento, un centro e un cuore alla vita di ognuno di noi. Noi siamo donne e uomini attivi, facciamo tante cose. La nostra vita è piena di impegni. La famiglia, il lavoro, lo studio, i tanti appuntamenti quotidiani sembrano non lasciare spazio ad altro. Direi che questa è la condizione normale della nostra società. Quando si arriva al termine di una giornata e si prova a fare un bilancio, in genere si pensa a quello che si è fatto o non si è riusciti a portare a termine. E talvolta ci prende la delusione. Oggi agli affanni quotidiani si aggiungono il disorientamento e lo spaesamento causati dalla crisi economica, che rende più incerti e induce a guardare al futuro con paura e pessimismo. Per questo abbiamo ancor più bisogno di rafforzarci interiormente per vivere con speranza e lavorare per un futuro più umano e per un mondo migliore.
Si potrebbe ricordare il racconto del vangelo di Luca su Gesù che va a trovare Marta e Maria, le sorelle di Lazzaro, a Betania (Lc 10,38-42). Marta era tutta presa "dai molti servizi", mentre Maria stava ai piedi di Gesù ascoltando la sua parola. Nella vita di oggi Marta è la parte maggiore, preponderante, talvolta quasi esclusiva. La parte di Maria, cioè dell’ascolto di Gesù, è spesso ridotta a niente o a poco nella vita quotidiana. Ci chiediamo perciò: dov’è il centro del fare? Dov’è l’anima, il cuore delle nostre giornate? Se noi percorriamo il testo biblico, sia del Primo Testamento che del Nuovo, se consideriamo l’idea di uomo e di donna che la Bibbia ci propone, ci accorgiamo che l’essere umano ha un centro, che è all’origine del vivere, dell’agire, del pensare, del sentire, del volere. A partire da quest’anno vorremmo insieme e ciascuno personalmente ritrovare nelle pagine della Bibbia il centro della nostra vita, perché non sia dispersa e divisa fra tante cose, perché le nostre giornate ritrovino un’unità, perché il nostro pensiero e i nostri sentimenti si ricongiungano con i pensieri e i sentimenti di Dio, perché non ci perdiamo dietro ogni cosa, nell’angoscia, nella fretta continua a cui ci sottopone la società. Viviamo questo tempo prezioso per ritrovare quell’unica cosa necessaria, che non ci sarà tolta, la parte migliore che Maria aveva scelto. Il centro dell’uomo e della donna, infatti, è un cuore che si nutre della Parola di Dio.
Nella vita di oggi si è sempre preoccupati di apparire, si è preoccupati di come gli altri ci guardano, ci giudicano, ci considerano. Ciò che conta sembra spesso ciò che si vede all’esterno. Si pensa poco all’importanza della vita interiore. Si crede poco che quanto si esprime all’esterno è conseguenza del cuore, è frutto di ciò che si ha dentro. Se si hanno nel cuore sentimenti cattivi, si esprimerà cattiveria, antipatia, malevolenza. Se si hanno nel cuore sentimenti buoni, essi appariranno anche nelle azioni, nelle parole, nelle scelte. Dice Gesù in una discussione con i farisei sull’origine del male: "Ascoltatemi tutti e intendete bene: non c’è nulla fuori dall’uomo che, entrando in lui, possa contaminarlo (cioè renderlo cattivo); sono invece le cose che escono dall’uomo a contaminarlo… Ciò che esce dall’uomo contamina l’uomo. Dal di dentro, infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi, adulteri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dal di dentro e contaminano l’uomo" (Mc 7,14-22).
Nella risposta di Gesù ai farisei, che pure era gente per bene che osservava la Legge, si sottolinea che ciò che conta è la vita interiore. Tutto viene da lì. È significativo che nell’elenco fatto da Gesù di ciò che viene dal cuore si richiami una parte dei 10 comandamenti. Ciò significa che l’osservanza della Parola di Dio, cioè la vita pratica, gli atteggiamenti, le parole, sono strettamente legati al cuore. La comunione con Dio comincia da lì, comincia dalla vita interiore. Dio guarda il cuore, non l’esterno dell’uomo, come disse a Samuele a proposito di Davide: "Ma il Signore disse a Samuele: «Non badare al suo aspetto e all’altezza della sua statura, poiché l’ho respinto; perché l’uomo non vede quello che vede Dio: l’uomo infatti guarda all’apparenza, ma il Signore guarda al cuore». (1Sam 16,7). In una società, in cui l’apparenza e il possesso delle cose sono fondamentali, in cui si vive di apparenza e di denaro, la Bibbia ci richiama a una dimensione interiore, ci chiede di costruire una vita interiore.
Ascoltare Dio che parla
La Bibbia indica anche un itinerario per ritrovare il cuore. Il punto di partenza è ascoltare Dio che parla e, di conseguenza, convertirsi, cioè cambiare se stessi. Da questo cambiamento, infatti, comincia il cambiamento del mondo e non viceversa. Si potrebbe citare come esempio la preghiera che le comunità ebraiche ripetono anche oggi, lo shemà: "Ascolta Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo". Poi il testo continua: "Amerai Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze. Questi precetti che oggi ti do, stiano fissi nel cuore; li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando sarai seduto in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. Te li legherai alla mano come un segno, ti saranno come un pendaglio tra gli occhi e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte". C’è un legame stretto e indissolubile tra l’ascolto, l’amore e una vita secondo la legge di Dio. Chi ascolta Dio che parla, può imparare ad amarlo con tutto il cuore e a tenere fissi nel cuore i suoi insegnamenti, quelli che la Bibbia chiama spesso la Legge. Da questo l’uomo impara ad agire bene e a compiere il bene, a uscire da se stesso per amare gli altri. Ma all’origine dell’amore la Bibbia pone l’ascolto della Parola di Dio. L’indurimento del cuore è una conseguenza del non ascolto, come si legge molte volte anche nei profeti e nei Vangeli. La Bibbia parla persino di cuore di pietra (Ez 11,19), cioè di un cuore duro, insensibile, come morto. La Parola di Dio annuncia che Dio cambierà il cuore del suo popolo, darà un cuore di carne invece del cuore di pietra. È il miracolo dell’ascolto, della fatica dell’ascolto e della comprensione, che porta al cambiamento di se stessi. Si deve badare al cuore, che come dicono i padri della Chiesa è come un giardino da coltivare. Il discepolo di Gesù è chiamato a costruire una vita interiore fatta di ascolto per avere un cuore di carne capace di amare.
L’ascolto che le Sante Scritture richiedono porta alla conoscenza e, quindi, all’amore. è un itinerario spirituale nel quale il credente viene coinvolto. Ma si richiede di uscire da se stessi, di riconoscere il bisogno che ciascuno di noi ha di un Altro, del Signore. Solo chi si riconosce bisognoso di aiuto, solo chi si fa mendicante di amore, solo chi con umiltà si pone in ascolto può comprendere e vivere la Parola di Dio presente nella Bibbia.
La Bibbia nella vita e nella missione della Diocesi
La preghiera personale
La vita cristiana nasce dall’ascolto del Vangelo, che è la buona notizia di Gesù morto e risorto. Per questo la preghiera e la lettura assidua della Parola di Dio possono aiutare ogni persona a ritrovare se stessa, le cose importanti della vita, e a comprendere meglio la realtà che la circonda. Possiamo eliminare la distanza che separa il cuore dal Vangelo. Per questo la Bibbia è anche un libro di preghiera. Essa, infatti, è Parola di Dio in parole umane. Quale compagnia migliore con Dio di quella di chi si nutre delle sue stesse parole ed entra in colloquio con lui a partire da ciò che egli stesso ci ha comunicato! Penso ai Salmi e alla loro ricchezza spirituale e umana. Dio ci insegna le parole della preghiera, conduce tutto il nostro linguaggio verso di lui, perché noi impariamo il linguaggio di Dio.
La Parola di Dio perciò non trasmette solo una dottrina, non è un contenitore di regole morali, essa anzitutto e soprattutto rende presente Dio che ci parla. Per questo dona un’energia di grazia, una potenza interiore, misteriosa ma realissima: la parola è una forza che cambia, che guarisce, che trasforma, che salva. Va ricordato sempre che la Bibbia non è una parola su Dio, sulla sua natura, o sulla sua vita. La Bibbia è Parola di Dio. È Lui stesso che parla a noi. Insomma, come il pane, per opera dello Spirito Santo, diviene corpo di Cristo, analogamente la Bibbia, se letta nella preghiera, rende presente il mistero di salvezza di Dio perché mette in contatto con Lui. San Cipriano, vescovo di Cartagine, ha formulato una delle leggi fondamentali per la lettura della Bibbia: "Prega assiduamente, oppure leggi; ora parla con Dio, ora ascoltalo"(Ep.1, 15;PL 4, 221b). E san Gerolamo riprendendo questa indicazione dice: "Preghi? Sei tu che parli allo Sposo. Leggi? è lui che parla a te" (Epistola XXII,25). Sant’Ambrogio esorta: "Perché non visitare ancora una volta Cristo, parlargli, ascoltarlo? Parliamo con lui quando preghiamo; lo ascoltiamo quando leggiamo gli scritti ispirati da Dio" (De Officiis, I, 20,88). La Bibbia e la preghiera sono strettamente legate. è inimmaginabile una preghiera cristiana che non trovi nella Bibbia la propria fonte e il proprio nutrimento.
Pregare con la Bibbia e leggerla da soli non è facile né immediato. Spesso non lo si fa, perché si dice di non avere tempo. Oppure risulta talvolta difficile, perché si ha poca familiarità con essa e si fatica a comprenderla, soprattutto in alcune sue parti. Altre volte si usa la Bibbia come un manuale di consultazione, alla ricerca di citazioni che confermino i nostri programmi o le nostre riflessioni. Non dimentichiamo che è la Bibbia stessa che, se letta e meditata, ci suggerisce quanto dobbiamo e possiamo fare o dire. Per iniziare questo itinerario pongo una domanda semplice: quanti di noi hanno una loro Bibbia? E poi: la leggiamo? La conosciamo? È per noi un libro di preghiera o è rimasta dimenticata in uno scaffale di casa nostra?
La preghiera comunitaria
Assieme alla necessaria riflessione personale sulla Sacra Scrittura, abbiamo bisogno di momenti comuni nei quali essere aiutati ad accrescere la nostra familiarità con la Parola di Dio. Penso alle varie possibilità che la Chiesa e la Diocesi ci offrono per pregare con la Bibbia.
Il primo ed essenziale momento di ascolto e conoscenza della Bibbia ci è offerto durante la Liturgia Eucaristica soprattutto della domenica. La liturgia della parola è divenuta con il Concilio Vaticano II parte integrante della Santa Messa. Dopo i riti di introduzione viene proclamata la Parola di Dio con le tre letture, la prima solitamente dal Primo Testamento, le altre due dal Nuovo. L’ascolto della Parola di Dio e l’omelia ci aiutano a disporci ad accogliere il Signore che si fa cibo per noi nell’Eucaristia. Sono un passaggio indispensabile per imparare a fare silenzio dentro di noi ed ascoltare almeno una volta la settimana il Signore che ci parla. Abbiamo bisogno di questo cibo che nutre lo spirito e il cuore. Chiediamoci che posto ha la Messa domenicale nella nostra settimana e come potremmo prepararci meglio a livello personale, parrocchiale o di vicaria, alla comprensione della Parola di Dio che la Liturgia Eucaristica ci propone ogni domenica. L’anno sacerdotale sia per i sacerdoti e per tutti un’occasione preziosa per riscoprire nella Santa Messa della domenica il momento centrale della settimana. I sacerdoti poi si sforzeranno di rendere l’omelia più aderente alla Parola di Dio che viene proclamata nella Liturgia Eucaristica.
Molti altri momenti caratterizzano in maniera diversa la preghiera comune. Penso ad esempio ai gruppi di ascolto o alla lectio divina, come occasioni in cui essere aiutati a comprendere la Parola di Dio nel suo legame con la vita quotidiana. Le liturgie della parola, i gruppi di preghiera, lo stesso rosario meditato o accompagnato dalla lettura di brani evangelici, sono occasioni per disporci ad ascoltare la Parola di Dio. Anche le processioni possono essere un momento prezioso nel quale far risuonare la Sacra Scrittura, come già avviene in alcuni casi. Non dovrebbe essere così ovunque, perché questi momenti così belli e di grande partecipazione diventino anche opportunità di ascolto del Signore che parla? Tutte le nostre realtà, dalla parrocchia alle comunità religiose, dai movimenti alle confraternite, dalla catechesi in preparazione ai sacramenti alle realtà di volontariato, dovrebbero diventare occasioni di riscoperta della bellezza e del valore della Parola di Dio per la nostra vita e la vita della Diocesi.
Lo scorso anno, in occasione dell’Anno Paolino, ci siamo intrattenuti mensilmente con i giovani della Diocesi per una riflessione continuata sulle lettere di San Paolo. è stata un’occasione di crescita, di scambio, e per non pochi giovani, la scoperta che la Parola di Dio parla alla nostra società contemporanea, e può dare un orientamento nelle difficoltà della vita. Per questo vorrei continuare questa felice esperienza. Ho scelto per quest’anno di partire dal Vangelo di Marco per affrontare i temi della vita e le domande di senso racchiuse nel cuore di ciascuno. Confido nella partecipazione di molti giovani e nella promozione di questa iniziativa da parte di tutti i sacerdoti e di tutte le realtà laicali della nostra Diocesi.
Infine, la Diocesi da quest’anno offre di nuovo la possibilità di una formazione teologica più completa, come era in passato attraverso la Scuola di Teologia per laici, dove avrà un posto fondamentale l’insegnamento della Sacra Scrittura.
Cari amici, non basta aiutare gli altri. Il volontariato, pur essendo un segno eloquente di generosità e gratuità, perderà la sua forza se non sarà fondato sulla roccia della parola di Dio e rischierà di essere come la casa costruita sulla sabbia. Basterà un po’ di vento, cioè qualche problema o un impegno in più, per ritirarsi in se stessi. Ciascuno ha bisogno di mettere solide fondamenta interiori, imparando a leggere la Scrittura e a pregare. Anche i discepoli lo chiesero a Gesù, che insegnò loro il Padre Nostro. Pregare per ritrovare la pace del cuore, la libertà da sentimenti talvolta impauriti, dall’angoscia e dalla tristezza, per imparare a dire grazie in un mondo che sempre di meno sa dire grazie, perché è fatto di pretese e di giudizi, per imparare a vivere la vita come un dono. Pregare con la Bibbia ci aiuta a dire grazie a Dio, a lodarlo per le sue meraviglie, ed apre il cuore alla fede e all’amore. L’amore di Dio non permetterà che in questo tempo difficile andiamo perduti, ma ci aiuterà e sosterrà come un padre sostiene i suoi figli. La Bibbia ci accompagnerà a partire dal giubileo della nostra patrona, Santa Maria Salome, insegnandoci i insegnandoci i pensieri, i sentimenti, le parole, i gesti di amore con i quali Dio è venuto incontro all’umanità per mezzo dei padri, dei profeti e dei sapienti di Israele, e nella pienezza dei tempi per mezzo del Figlio Gesù Cristo, Parola di Dio divenuta uno di noi.
Prima parte video della riflessione introduttiva di Mons. Spreafico – durata circa 20 minuti
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disponibilità completa video – audio in streaming
con possibilità di download in .ZIP
della riflessione di S.E. Mons. Ambrogio Spreafico
Vescovo della Diocesi di Frosinone – Veroli – Ferentino,
nella sezione Mass Media
