Omelia

Il Vescovo ai consacrati: «Grazie per il vostro essere profezia di amore»

XXX Giornata mondiale della vita consacrata – festa della Presentazione del Signore

Cattedrale di Anagni – 2 febbraio 2026

 

Carissimi fratelli e sorelle, Consacrate e Consacrati, incontrarvi per la prima volta tutti assieme in questa Cattedrale è motivo di gioia, di festa. È una Festa la celebrazione di questa XXX Giornata Mondiale della Vita Consacrata. Ed è tanta la mia gratitudine di padre per il vostro esserci, per la presenza, con i diversi tipi di apostolato che svolgete in diocesi; e per l’anniversario significativo, che illumina ancora di più questo nostro “primo incontro” comunitario.

In realtà, abbiamo già avuto modo di incontrarci con tanti di voi. Siete tanti, tante forme di vita consacrata, tanti carismi diversi; ma un “cuore” vi accomuna tutti, svelato nel bellissimo brano evangelico di oggi: la Presentazione di Gesù al Tempio ((Lc 2,22-40).

E il cuore è proprio questo: «presentare»: «Portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore», scrive Luca, utilizzando il greco parastèsai che, tradotto con «presentare», significa in realtà anche «offrire», riferito a quanto avviene con i sacrifici del Tempio. Si tratta, cioè, di un’offerta che esprime l’appartenenza totale a Dio: quanto si offre, si riconosce essere Sua proprietà esclusiva. D’altra parte, il verbo ritorna anche in Rm 12,1: «Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale».

È veramente bella questa modalità di appartenenza che vi contraddistingue e, al contempo, indica l’Assoluto di Dio! E se è vero che ogni creatura appartiene al Signore, è anche vero che essere presentati così, essere offerti così, offrire se stessi come «sacrificio», ha una sfumatura del tutto peculiare: sacerdotale e sponsale.

Si vede qui tutto il senso della vostra esistenza: dall’ascolto della chiamata di Dio che vi ha scelti per Sé, alla gioia della vostra risposta libera e innamorata, alla quotidianità che a volte sembra spingere verso lo scoraggiamento, al tempo della croce che visita ciascuno in modo diverso, alla fecondità che si manifesta dove non avremmo mai immaginato… Tutto è offerta d’amore! Tutto è sacrificio d’amore! Tutto appartiene a Dio e al Suo Amore!

Presentare, dunque; offrire in sacrificio. Un verbo che, per certi versi, il Vangelo ci aiuta a caratterizzare ulteriormente con le figure di Simeone ed Anna. Due prospettive diverse e complementari: potremmo dire, una statica e l’altra dinamica. Anna, infatti, si offre con il suo «stare» nel Tempio. Simeone lo fa con il suo andare, «recandosi» al Tempio. E potremmo qui pensare ai diversi carismi della vita consacrata.

Pensiamo allo «stare» della vita monastica, claustrale, con il servizio a Dio di un cuore che Gli appartiene talmente da «non allontanarsi mai» dalla preghiera, dal coltivare l’interiorità, dal posare lo sguardo su di Lui. Non è scontato ai nostri giorni, anche a motivo della pervasività di alcune tecnologie – inclusi social e intelligenza artificiale – che possono insinuarsi al punto da sostituire l’anelito al soprannaturale con un certo bisogno di “evasione”. E si tratta di un rischio che tutti corriamo, assieme al rischio di dimenticare come lo «stare» riguardi in realtà tutti i consacrati, pure nelle diverse fasi della vita. Come portare avanti una feconda vita apostolica senza lo «stare» della preghiera? E come non cogliere la misteriosa fecondità dello Spirito anche nei momenti di malattia, di prova della fede, di crisi e di fallimento, come pure nella fase anziana della vita, quando le forze declinano e ci si può sentire marginalizzati?

Simeone, d’altra parte, è Icona di colui che va, che corre, mosso dallo Spirito e mosso dall’attesa che, potremmo dire, ha affinato la sua sensibilità allo Spirito. Quanto è importante che ogni vostra missione abbia questo profumo spirituale! Che le vostre opere siano interiormente mosse dallo Spirito Santo, per seguire veramente la Volontà di Dio e per portare gli altri a vedere quel Dio che è «salvezza» del mondo!

E questo è vero tanto a livello personale quanto a livello comunitario. Non bisogna precipitarsi per mantenere la docilità allo Spirito; bisogna evitare che l’emergenza dell’organizzazione, della mancanza di vocazioni, della stessa economia pressino e sostituiscano la risposta della fiducia in Dio. Allo stesso tempo, quando lo Spirito manda, non bisogna tirarsi indietro, per paura o lentezza: è solo in quel preciso momento che Gesù si lascia incontrare da Simeone. Infatti, lo Spirito che nutre l’attesa frenando la fretta inopportuna è lo stesso Spirito che infonde il coraggio e la prontezza di andare verso la novità di Dio, anche se ci sentiamo “anziani” o sentiamo “anziana” e appesantita la nostra Congregazione.

È bellissimo pensare che a Simeone ed Anna, anziani, Dio si manifesta come Bambino, come novità assoluta, Vita appena nata. E proprio ieri abbiamo celebrato la Giornata per la Vita, alla quale i Vescovi Italiani hanno dato come tema “Prima i bambini”!

Presentare, stare, andare. In tutto questo, il racconto evangelico trasuda di profezia, riprendendo peraltro la profezia di Malachia (Mal 3,1-4) che parla del Signore che «entra» nel Suo Tempio e dell’«offerta» che sarà gradita al Signore.

La Vita Consacrata è profezia! Attraverso l’«offerta» di se stessi diventa profezia di un Tempio che è di Dio, appartiene a Dio; di un Dio che, entrando nel Tempio come un Bambino, entra nella storia umana – nei tempi, nei luoghi e nelle persone, che sono il «santo tempio di Dio», come dice Paolo (cfr. 1 Cor 3,17) – e ne conferma l’appartenenza al Signore.

C’è una profezia che, come persone consacrate, vi è affidata, oggi, nelle nostre Diocesi. Ciascuno potrà dettagliarla e lo faremo anche assieme nelle vostre realtà. Vi lascio però due indicazioni concrete. Nel Messaggio per questa Giornata, il Dicastero per la Vita Consacrata parla della «dimensione profetica della vita consacrata come “presenza che resta”: accanto ai popoli e alle persone ferite, nei luoghi dove il Vangelo si vive spesso in condizioni di fragilità e di prova… restare con amore, senza abbandonare, senza tacere, facendo della propria vita la Parola per questo tempo e per questa storia». È un altro volto dello «stare»: la presenza qui, tra la gente che ha bisogno di voi, nelle varie forme di apostolato sul territorio!

La seconda modalità di profezia è una priorità indicatavi da Papa Leone nel Giubileo della Vita Consacrata: la «sinodalità». Egli la descrive riprendendo la bellissima espressione di Paolo VI nell’Ecclesiam Suam (n. 117), come un «“domestico dialogo” che – dice Leone – oggi è affidato anche a voi, anzi a voi in modo speciale, per un continuo rinnovamento del Corpo di Cristo nelle relazioni, nei processi, nei metodi. La vostra vita, il modo stesso in cui siete organizzati, il carattere di fatto frequentemente internazionale e interculturale dei vostri Istituti, vi pongono infatti in una condizione privilegiata per poter vivere quotidianamente valori come l’ascolto reciproco, la partecipazione, la condivisione di opinioni e capacità, la ricerca comune di cammini secondo la voce dello Spirito» È, possiamo dire, l’altro volto del nostro «andare», sospinti dallo Spirito. Un andare sinodale, potremmo dire, cioè con cammini di relazione, di comunione, di quella unità che ho invocato fin dal mio primi giorno in diocesi; di sinodalità vera e, dunque, di radicamento ecclesiale, diocesano, pur nel rispetto profondo delle dinamiche della vita religiosa. Care consacrate e cari consacrati, grazie!

Grazie per la vostra offerta, per il vostro stare e per il vostro andare, per la presenza e per la sinodalità. Tutto questo è profezia di amore, profezia di Chiesa, profezia di Dio. Viviamola assieme! E così sia!

Santo Marcianò

 

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