
Tre momenti divenuti ormai tradizione nella nostra diocesi, le visite al carcere, all’ospedale e il pranzo con i poveri il giorno di Natale, sono stati quest’anno particolarmente intensi e partecipati.
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Mercoledì 22 mattina Mons. Spreafico si è recato alla Casa Circondariale di Frosinone per incontrare i detenuti. Più di cinquecento sono al momento i carcerati stipati in celle piccole tutt’altro che accoglienti. Accompagnato da alcuni volontari e dal commissario, il vescovo per ore ha percorso tutte le sezioni della prigione, salutando personalmente uno per uno i detenuti. Le mani si sono incontrate e strette attraverso le sbarre; molti e tra loro diversi uomini di fede islamica hanno voluto baciare l’anello episcopale. Più di uno ha pianto parlando con il pastore della diocesi. Molti si sono confidati con lui e hanno potuto avere un colloquio personale, se pur breve, sicuramente intenso e dal profumo di perdono. Il vescovo ha portato in dono delle giacche imbottite che per gentile concessione del direttore del carcere sono state distribuite a ciascun detenuto. Alcuni volevano ricambiare il dono. Uno è corso ha prendere un fiore modellato con il sapone per donarglielo e uno ha insistito per condividere con tutti i presenti alcuni cioccolatini ricevuti dalla famiglia. Una indimenticabile mattina per tutti, quelli di noi che sarebbero usciti e quelli che avrebbero trascorso il Natale in carcere, cosa certo triste, ma sicuramente mitigata da un raggio di gioia nel sapere che la Chiesa non li giudica e non li dimentica.
Tutto il giovedì pomeriggio prima di Natale è stato passato da Mons. Spreafico nel nuovo ospedale di Frosinone. Mentre fuori aumentava la frenesia per gli ultimi regali, il vescovo ha incontrato chi soffre nel fisico e passerà in Natale in un letto di malattia.
Anche qui, uno per uno, reparto per
reparto si è incontrati tutti i degenti e con loro i molti parenti presenti per portare loro vicinanza nei giorni di Natale. In questi nuovi reparti, obiettivamente belli, accolto da medici e infermieri gentili e contenti di poter lavorare in ben diverse condizioni, il vescovo si è soffermato vicino al letto di ciascuno. Graditissima è la stata la visita da parte di tutti, ma in particolare non ci sono parole per descrivere la gioia di alcuni anziani dei reparti di medicina e ortopedia nel vedere che il vescovo era lì per salutare
loro. Anche coloro a cui la malattia e gli anni hanno segnato la mente hanno compreso che era il vescovo, hanno pregato con lui, e pianto spesso di commozione per un visitatore così importante che veniva ad augurare proprio a loro il Buon Natale.
Infine, il giorno di Natale, si è svolto nella chiesa di San Francesco a Ferentino, l’ormai tradizionale Pranzo di Natale. Per il terzo anno consecutivo la Comunità di Sant’Egidio ha organizzato, assieme ai sacerdoti della città, con il fattivo apporto del Comune, un pranzo “in famiglia” con i poveri il giorno della nascita di Gesù. Ma quest’anno i partecipanti erano più di duecento! Tanti anziani, stranieri, bambini, famiglie in difficoltà, si sono ritrovati per fare festa con molti volontari, divenendo tutti parte di quel presepe che ha al centro il bambino di Nazaret. Davvero la crisi colpisce duro chi è più debole in questo tempo. Lo si è potuto vedere con chiarezza nei volti dei presenti, ma su tutto per un giorno ha vinto la gioia e lo stupore di passare un Natale “diverso”. Un bambino musulmano ha detto al vescovo: “bello questo pranzo di Natale, quando lo rifacciamo?”, e una anziana che vive in istituto gli ha confidato: “è il più bel Natale della mia vita”.
E questo pranzo non è che uno dei molti pranzi ed eventi organizzati dalla chiesa diocesana in questo tempo di feste. Caritas, Unitalsi, parrocchie, associazioni… Tanta solidarietà ha segnato questo Natale. Andrebbe conosciuto e valorizzato di più dalla società il tanto bene che la Chiesa, con il sostegno di tanti, fa in questo tempo di crisi e difficoltà. “Avevo fame e mi avete dato da mangiare; ero straniero e mi avete accolto, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi”. Con queste parole i giusti sono accolti in paradiso da Gesù, e in questo Natale 2010, in un tempo di crisi, le sentiamo tutti come una sfida.
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