“Esserci” come Chiesa, dentro e oltre il clamore della cronaca

Dopo l’operazione antidroga al quartiere Selva Piana, l’impegno della comunità cristiana e la visita del vescovo a Santa Maria Goretti

Qualcuno l’ha definita “la Scampia di Frosinone”, dopo la retata compiuta dalle forze dell’ordine nei giorni scorsi che ha portato all’arresto di 43 persone e ad altre misure cautelari,  smantellando una rete criminale ben organizzata di spaccio di droga.



Ad essere associato con i complessi abitativi del noto quartiere napoletano è stato quello che da queste parti è comunemente chiamato “il casermone”, lungo edificio di viale Spagna nel quartiere Selva Piana, che fa pensare al ben più lungo “serpentone” di Corviale a Roma, alla cui vista non ci si può non domandare quali criteri siano alla base di certe progettazioni edilizie… Al di là dei nomi, siamo di fronte a una vera struttura  di “periferia”, i cui lavori sono stati conclusi nel 1970 e dove vivono oggi ben 120 famiglie per un totale di circa 700 abitanti. I primi appartamenti sono stati assegnati all’inizio degli anni Ottanta, mentre altri sono stati occupati abusivamente nel tempo! Una zona vista con sospetto e lontananza da molti cittadini, che con giudizi affrettati spesso considerano i suoi inquilini gente perduta, senza magari averla mai incontrata, senza aver mai parlato con qualcuno di loro, senza avere mai avuto l’opportunità di considerare la fatica e i problemi di tanti di loro. Ma si sa, il pregiudizio non ha bisogno di dimostrazioni oggettive, si basa su ignoranza e capacità comune di generalizzare, attribuendo a tutti i comportamenti negativi di pochi, che ovviamente non sono affatto da giustificare. Gli inquilini di quel complesso di edilizia pubblica sembra siano da considerare tutti “perduti”, già per il solo fatto di abitare lì. Infatti se cerchi lavoro, non devi mai dire che abiti  al “casermone”, perché con ogni probabilità non verrai preso.
Ma anche qui la Chiesa cerca di esserci, di mostrare quel volto umano e misericordioso verso tutti, quel volto accogliente che dovrebbe contraddistinguere l’intera comunità umana.
E’ il riflesso del volto buono di Gesù, che consola, guarisce, aiuta, perdona, consola, che non disprezza nessuno, che cerca di correggere chi è stato irretito dalla forza ingannevole del male. Qui il grande male è la droga, che ha preso nella sua rete adulti e giovani, senza risparmiare nessuno. A volte basta un momento di fragilità, un periodo di disagio, causato magari dalla perdita di un lavoro, l’impossibilità di pagare una bolletta, che subito i “venditori di morte” ti agganciano. Poi, quando ci sei dentro, è difficile uscirne.  Accanto al plauso all’operazione delle forze dell’ordine e al totale sostegno ad ogni intervento che possa riportare giustizia e legalità e contrastare la “cultura di morte”, nella fattispecie rappresentata dalle sostanze stupefacenti, la comunità cristiana che vive in questo angolo della città di Frosinone è altresì consapevole che, qui come altrove, assieme a tutte le componenti virtuose della società civile, è necessaria una costante e paziente azione educativa e culturale che possa prevenire altri cedimenti al male, ideare percorsi di reinserimento sociale, valorizzare i semi di bene che si possono trovare dovunque, sostenere i singoli e le famiglie segnate da fragilità di vario tipo…  Soprattutto, è necessario un impegno quotidiano che non abbandoni al degrado zone del genere, quando i riflettori della cronaca saranno ormai spenti…
Proprio per dar corpo a queste preoccupazioni, a pochi giorni dalla notizia dell’operazione antidroga, domenica 11 dicembre il Vescovo Ambrogio Spreafico ha voluto celebrare la Messa festiva del mattino nella Parrocchia di Santa Maria Goretti, la parrocchia del quartiere in questione. Lo ha fatto di proposito, dopo i fatti di questa settimana, per testimoniare il volto umano di una Chiesa che si fa vicina nello smarrimento, nella paura, nel dolore, nell’abbandono, nel giudizio che ti senti addosso. Ha voluto mostrare il volto materno di una Chiesa che non vuole che nessuno vada perduto, neppure chi si è fatto irretire dal male, come Gesù ha insegnato ai cristiani.
Nel percorso di preparazione al Natale, questa, per i cristiani, era la domenica “della gioia” (nella liturgia cattolica denominata la domenica “Gaudete”). Ma come gioire davanti al male, quando non sembra di avere risposte adeguate? Resistendo al male, aiutandosi, pregando, facendo comunità. La famiglia della Chiesa deve essere l’alternativa alle alleanze del male, che rovinano la vita di tanti e ipotecano il futuro dei piccoli. A Santa Maria Goretti c’erano, intorno al vescovo, intere famiglie, tanti bambini e giovani. Spreafico ha voluto dire che la comunità cristiana c’è sempre, che la Casa di Dio ha le porte aperte per tutti, perché tutti possano essere ascoltati, sostenuti, consolati, incoraggiati, aiutati.

Nel presepe di Betlemme c’erano solo poveri insieme a Gesù povero. Gesù nasce nella periferia, un luogo di fortuna, povero e spoglio. Poi sono arrivati anche i ricchi, i re magi, ma anche loro si sono fatti poveri inchinandosi davanti al Figlio di Dio fatto uomo. Questa è la famiglia di Gesù verso il Natale. Questa è la speranza che deve aiutarci a non lasciar vincere la paura e il pessimismo.

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