Commenti estesi alle news di Ottobre 2005


Commento di papa Benedetto XVI inizio Sinodo

tratto da
www.agenziasir.it

 

Ha parlato con "coraggiosa franchezza" Papa
Benedetto XVI, aprendo il Sinodo dei vescovi. È il registro del pontificato, che
già aveva spiegato il giorno prima, in una udienza ai paolini, il modello
dell'Apostolo Paolo, all'Aeropago di Atene, che "seppe adattare il suo annuncio
al contesto culturale in cui si trovava, ma, nel contempo, non mancò di
presentare con coraggiosa franchezza la novità assoluta che è Cristo".
Ancorandosi saldamente sulla parola di Dio, ancora una volta è tornato sulla
sfida cruciale, che è quella dell'ateismo, del materialismo, o più sottilmente
della riduzione di Dio a una opinione privata, del relativismo in tutte le sue
molteplici sfaccettature. La sfida è ovviamente planetaria, ma il terreno è
l'Occidente e in modo del tutto particolare proprio l'Europa: "La tolleranza,
che ammette per così dire Dio come opinione privata, ma gli rifiuta il dominio
pubblico, la realtà del mondo e della nostra vita, non è tolleranza, ma
ipocrisia. Laddove l'uomo si fa unico padrone del mondo e proprietario di se
stesso, non può esistere la giustizia. Là può dominare solo l'arbitrio del
potere e degli interessi". C'è un forte monito, nelle parole del Papa, ma c'è
anche una chiara indicazione del ruolo della fede e, in particolare, della fede
cristiana, che è proprio per la pienezza della vita e dell'amore, per la
pienezza dell'umanità. La fede permette, infatti, una sorta di vaccinazione
preventiva contro ogni forma di prevaricazione: liberando l'uomo, rendendolo
pienamente consapevole del suo limite, ma anche della sua dignità e, quindi,
della sua grandezza. Il "disprezzo dell'uomo da parte dell'uomo" generato dal
materialismo, infatti, pone innanzitutto un problema di giustizia sociale e più
in generale un problema di verità: "Noi uomini, ai quali la creazione per così
dire è affidata in gestione, la usurpiamo. Vogliamo esserne i padroni in prima
persona e da soli. Vogliamo possedere il mondo e la nostra stessa vita in modo
illimitato. Dio ci è d'intralcio. O si fa di lui una semplice frase devota o
egli viene negato del tutto, bandito dalla vita pubblica, così da perdere ogni
significato". Ecco allora la grande sfida per i cristiani: denunciare,
smascherare un "pensiero unico" perbenisticamente e ipocritamente teso a
utilizzare la religione come strumento di governo, ma anche e soprattutto in
positivo dimostrare come essa sia una grande forza di vita, di libertà, di
amore, di speranza. Di fronte a un passaggio stretto e delicato, è nello stesso
tempo una messa in guardia sincera e sferzante contro i rischi di decadenza
dell'Occidente e dell'Europa in particolare, ma è anche una fiduciosa apertura.
Ecco la grande attualità del Sinodo sull'Eucaristia, "nella quale il Signore ci
dona il pane della vita e il vino del suo amore e ci invita alla festa
dell'amore eterno".

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