
Presieduta da S. Em.R. Card. A. Vallini e con l’omelia del nostro Vescovo mons. Ambrogio Spreafico, si è svolta, oggi alle 15:30, la Celebrazione delle Esequie presso la Cattedrale di Frosinone del nostro amato Vescovo Don Salvatore.
Una grande folla ha visitato in questi giorni la camera ardente visitabile fino alle 12 di oggi nel palazzo Vescovile – come dato, seppur parziale, basta far riferimento alle oltre quattromilaseicento firme lasciate. Ma attestazioni di cordoglio sono giunte da ogni dove, e varie Messe sono state celebrate in suffragio oltre che Italia, anche in Terra Santa e a Lourdes. Quanto alla giornata di oggi, invece, alle 15.30, il corteo si è mosso dall’Episcopio verso la chiesa di S. Benedetto in piazza della libertà: qui, il feretro è stato accolto dai seminaristi e dal clero (non solo diocesano, perché tantissimi sacerdoti e religiosi sono venuti anche da fuori) che, in processione, lo hanno accompagnato fin sul sagrato della Cattedrale dove ad attenderli vi erano i numerosi vescovi che hanno partecipato alla celebrazione e il Card. Vallini.
Tantissimi i fedeli – giunti anche da Roma e dalla Sabina – che hanno dovuto assistere alla cerimonia dall’esterno, usufruendo dei maxichermi allestiti in due piazze e in quattro parrocchie della città. All’interno della cattedrale, i familiari di Mons. Boccaccio, le varie rappresentanze politiche e militare e, ovviamente, di tutta la Chiesa diocesana. Una cerimonia semplice, e al tempo stesso commovente, iniziata con il ricordo del Card. Vallini e con la toccante omeli del nostro Vescovo mons. Ambrogio.
Anche il S. Padre, attraverso il Card. Bertone, ha fatto recapitare lunedì un messaggio di cordoglio.
Poi, la celebrazione è proseguita con la preghiera dei fedeli, cui hanno partecipato i rappresentanti di varie espressioni diocesane (Azione Cattolica, USMI, Scout, Unitalsi, Comunione e Liberazione), mentre e il coro diocesano ha animato le esequie, proprio a sottolineare la comunione e la rappresentanza della chiesa locale, nessuno escluso. Proprio in questo senso, al termine della cerimonia, il feretro ha attraversato la piazza antistante la Cattedrale, tra gli applausi dei fedeli e tanti disabili presenti; poi, il feretro è passato davanti le quattro parrocchie (S. Antonio, S. Paolo, S. Cuore, S. Maria Goretti) dove centinaia di fedeli hanno assistito alla celebrazione mediante i maxischermi, affinché ciascuno potesse direi il proprio “arrivederci” all’amato don Salvatore. Infine, l’ultimo viaggio verso il cimitero civico per la tumulazione – avvenuta in forma privata – .
Grazie don Salvatore per i tuoi insegnamenti, per il tuo amore, per averci insegnato a camminare e lavorare insieme, ognuno secondo il proprio talento. E, in questi giorni, il lavoro di tutti coloro che si sono messi a disposizione, ne è la migliore testimonianza. “Grazie papà”.
– le parti in corsivo sono inserite per gentile concessione di Roberta Ceccarelli –
Video della liturgia della Parola e dell’Omelia della Celebrazione delle Esequie
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altri video della celebrazione sono disponibili nella sezione massmedia
Rendiamo disponibili di seguito – cliccando su Leggi tutto – l’intervento del Card. Vallini e la splendida omelia del nostro Vescovo Mons. Ambrogio Spreafico.
Introduzione alla S. Messa esequiale
in suffragio di S.E. Mons. Salvatore BOCCACCIO
Fratelli e Sorelle,
ogni volta che celebriamo l’Eucarestia, noi celebriamo la vita, che Cristo risorto ci ha donato e che, dopo la nostra morte, sarà iena e definitiva nella beatitudine eterna in Dio.
Siamo qui convenuti per celebrare l’Eucarestia in suffragio dell’anima di Mons. Salvatore Boccaccio, e accompagnare nella fede il vostro amato pastore e nostro caro confratello nel servizio episcopale alla vita eterna.
Don Salvatore, come amava farsi chiamare,era nato a Roma il 18 giugno 1938 e dopo aver compiuto l’itinerario di formazione al sacerdozio nel Seminario Romano, fu ordinato sacerdote nel 1963. Come prete romano, per quasi venticinque anni ha esercitato generosamente il ministero presbiterale, prima come vice-parroco in diverse parrocchie e come insegnante di religione e poi dal 1983 come parroco della parrocchia di S. Brigida e successivamente della grande parrocchia di S. Luca al Prenestino. Eletto vescovo Ausiliare di Roma, fu consacrato il 7 dicembre 1987 nella Basilica di San Giovanni in Laterano e nel 1992 fu nominato Vescovo Coadiutore e poi Vescovo diocesano della Chiesa di Sabina-Poggio Mirteto dal Servo di Dio Giovanni Paolo II, che il 9 luglio 1999 lo volle vostro Vescovo di questa Chiesa di Frosinone-Veroli-Ferentino.
Il compianto Presule, fin da giovane sacerdote, ha coltivato due grandi amori: la comunione presbiterale espressa nell’amicizia e nella fraternità tra i sacerdoti, quale sostegno vicendevole e segno credibile del ministero, aiutato in questo anche dal suo carattere aperto e cordiale, sempre amabile con tutti; ed una profonda e tenera devozione alla Madonna, venerata soprattutto sotto il titolo di Madonna della Fiducia.
Fedele al suo motto episcopale: "In manus tua – nelle tue mani", Mons. Boccaccio si è speso senza riserve, compromettendo la sua stessa salute. Egli era profondamente convinto che chi si affida totalmente a Dio, anche nelle prove più dolorose, riceve l’aiuto necessario per seguire Cristo lungo la via della croce e poi della gloria.
Visitandolo in ospedale qualche tempo fa, mi confidò di essere sereno e abbandonato alla volontà di Dio, nella quale voleva giungere alla santità. Per questo scelse fin da giovane di appartenere al movimen-to "Pro sanctitate", come membro dell’Istituto secolare degli "Apostolici Sodales", fondato da Mons. Giaquinta.
In questa Cattedrale, dove Egli ha celebrato tante volte l’Eucaristia, oggi lo accompagniamo con la nostra preghiera all’incontro definitivo con il Signore, perché Gesù Sommo ed Eterno Sacerdote lo introduca nel possesso della vita eterna, promessa ai suoi servi buoni e fedeli.
Per lui ora celebriamo i divini misteri, chiedendo anzitutto al Signore perdono per i nostri peccati.
Cattedrale di Frosinone, 21 ottobre 2008
OMELIA DI SUA ECCELLENZA MONS. AMBROGIO SPREAFICO
2 Corinzi 4,7-17; Giovanni 10,1-16
Eminenza, Eccellenze, cari fratelli e sorelle, ci stringiamo oggi attorno al nostro caro fratello don Salvatore, come lui amava farsi chiamare, per consegnarlo nelle mani del Signore. Siamo in tanti, perché tutti siamo stati toccati dalla simpatia e dall’amore di Mons. Boccaccio, vescovo di questa bella chiesa di Frosinone-Veroli-Ferentino. Ringrazio tutti di essere qui: il Cardinale Vallini che presiede la nostra liturgia, i Vescovi concelebranti, i sacerdoti, religiosi e religiose, le autorità civili e militari e tutti voi che siete uniti a noi nel piazzale di questa cattedrale, troppo piccola per contenerci, e in collegamento da alcune parrocchie. Negli ultimi giorni della sua vita terrena, quando la malattia avanzava inesorabilmente in un corpo già debole, non faceva che ripetere “in manus tuas”. Era il suo motto episcopale, ma è stata davvero la sua vita.
Monsignor Boccaccio veniva da Roma, dove si era formato al seminario romano negli anni 50 in quella scuola di sapienza spirituale dei preti romani, uomini saldi nella fede, ma con un cuore largo. Visse il suo ministero a Roma negli anni difficili della seconda metà del secolo scorso. Sui banchi del seminario aveva respirato quella passione per una città che stava subendo cambiamenti profondi, nella quale la Chiesa del Concilio Vaticano II si scopriva madre attenta e premurosa a partire dagli ultimi. Fu determinante per don Salvatore l’incontro con il cardinale Poletti, da cui venne ordinato vescovo nel 1987 e di cui portava con orgoglio la croce pettorale che il cardinale gli aveva lasciato in eredità. A Roma, soprattutto in una periferia in rapida crescita, ha condiviso la preoccupazione pastorale per la gente della città, una vera passione, mentre si assisteva a cambiamenti profondi. Da viceparroco a parroco in alcune grandi parrocchie romane, a vescovo ausiliare, partecipa a quella riscoperta della Chiesa romana come Chiesa della città, che vive in mezzo alla gente. È la preoccupazione per la salus animarum, che si unisce a quel carattere bonario, che gli permette di esprimere l’amore per la gente in maniera immediata, con un contatto diretto e amichevole con i fedeli che gli attira subito la simpatia. Basta solo pensare ai tanti che in questi giorni hanno voluto fargli visita e pregare per lui.
Come ha ricordato il Cardinale Vallini, l’incontro con Monsignor Giaquinta, fondatore della Pro Sanctitate, permise a don Salvatore di rendere più concreta la tensione a quella santità di vita, a cui aspirava. Don Salvatore in questo radicamento spirituale ha saputo tenere unita la fermezza della tradizione della Chiesa alla pienezza della misericordia. Il suo carattere gioviale gli ha consentito di comunicare la bellezza e la gioia della vita cristiana, impegnata, ma non ripiegata su se stessa, serena e non triste. Don Salvatore ha vissuto questo spirito evangelico nelle diocesi in cui ha svolto il suo ministero episcopale, da Roma come ausiliare a Sabina Poggio Mirteto e infine in mezzo a noi. È stato ovunque davvero quel buon pastore di cui ci ha parlato il vangelo di Giovanni, che si prende cura delle pecore prima che di se stesso. La gente gli stava a cuore. E tutti possiamo testimoniare che è stato un vescovo buono. E se forse, per l’affetto che gli portiamo, osiamo quasi rimproverargli qualcosa, è solo che l’amore eccessivo per gli altri gli ha fatto apparire come secondaria la preoccupazione per sé. Così è d’altra parte l’amore cristiano, sempre generoso e disinteressato, mai calcolatore e misurato, come invece quello del mercenario. Di questo noi lo ringraziamo, perché non ha mai lesinato di spendersi per gli altri. La gratuità dell’amore in lui si è mostrata soprattutto in una costante sensibilità e preoccupazione per i deboli e i poveri. Nella nostra diocesi, ma lo ricordo anche ausiliare a Roma nella periferia difficile e con tante sacche di povertà, ha sempre incoraggiato tutti coloro che si prodigavano per i poveri e i deboli. Penso alle realtà diocesane più impegnate nella carità, che ha desiderato si sviluppassero, ma anche al dono che ha voluto fare a Giovanni Paolo II in visita alla diocesi: l’apertura di centri della carità nelle vicarie. Non era tuttavia interessato solo alle strutture, quanto gli stava a cuore lo spirito evangelico che le ispirava, a cui esortava tutti. Lo animava una vera passione perché il vangelo di Gesù Cristo morto e risorto giungesse a tutti. Nella lettera pastorale della Quaresima del 2006 egli traccia le linee di questo suo disegno pastorale, che più che un piano preciso esprime una vera passione per la gente e una profonda ansia missionaria. Egli scrive: “Seguire l’itinerario indicatoci da Gesù nella guarigione del cieco nato, significa innanzitutto testimoniare l’amore della Chiesa per gli ultimi. In questi termini la carità non può essere intesa solo come azione individuale ed episodica, ma deve divenire il pilastro sul quale far crescere la vita della nostra diocesi, per rendere visibile l’amore di Dio che si china sull’uomo.”
La sua vita è stata segnata da tanta sofferenza. Più volte il suo corpo ha mostrato segni di debolezza e la malattia si è fatta a tratti minacciosa. Don Salvatore tuttavia non si è mai lasciato andare, non ha mai smesso di lottare per la vita, soprattutto si è sempre affidato al Signore. Davvero possiamo dire con l’Apostolo Paolo che, mentre in lui “l’uomo esteriore si andava disfacendo, quella interiore si rinnovava di giorno in giorno.” Negli ultimi giorni, quando il suo corpo si era indebolito ed appariva affaticato, le sole parole che ripeteva a tutti erano “in manus tuas, commendo spiritum meum” (“nelle tue mani affido il mio spirito”). Sono le parole di Gesù sulla croce, che si affida al Padre e che per il suo amore ha vinto la morte. Sono anche le parole del suo testamento spirituale, nel quale dice: “Sono tante le cose che vorrei dire a tutti, ma una sola resta la più importante: In manus tuas, in manus tuas, in manus tuas! Dì questo a tutti da parte mia.” In un mondo che ci abitua a confidare solo in noi stessi e nell’opera delle nostre mani, e crea egoismo e divisione insieme a tante paure, il nostro vescovo ci aiuta a capire il grande valore di una vita con il Signore spesa per il bene del prossimo. Oggi don Salvatore dal cielo, dove tutto con chiarezza appare nelle mani di Dio e non nelle nostre, ci affida le sue parole che diventano per noi tutti la preghiera con cui lo accompagniamo nel suo passaggio da questo mondo al Padre, e insieme sono una proposta di vita: metterci nelle mani del Signore per essere testimoni del suo amore e audaci missionari del suo Vangelo di vita e di resurrezione. Si è spento dopo aver ricevuto il sacramento dell’Eucaristia e la mia benedizione, segno di quella comunione che in questo breve tempo abbiamo vissuto al servizio di questa chiesa di Frosinone-Veroli-Ferentino. Lo affidiamo alla misericordia del Padre perché lo accolga nella pace gioiosa del suo Regno. E la Vergine Santa, a cui egli si era affidato fina da giovane prete, lo accompagni davanti al Figlio Gesù, stenda il suo manto su di noi, che siamo addolorati per la scomparsa di questo nostro caro fratello e padre, e custodisca nei vasi di creta della nostra umanità il tesoro prezioso del Vangelo di Gesù morto e risorto per noi, per il quale don Salvatore ha vissuto fino alla fine.
Amen.
+ Ambrogio Spreafico
Appunti Fotografici, preghiere, indicazioni del Transito di Don Salvatore
preghiera-vescovo-lorenzo-chiarinelli 41.24 Kb
Alcune foto della Celebrazione gentilmente concesse da Roberta Ceccarelli
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Un altra ricca fotogallery è disponibile qui per gentile concessione di Pietro Fortuna
Alcune foto della Celebrazione gentilmente concesse da Lauro Affinito
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Il testamento spirituale del Vescovo Don Salvatore Boccaccio
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Giovedì 9 ottobre 2009, dopo aver saputo da Consuelo che restava poco tempo sono andata da don Salvatore e gli ho chiesto se desiderava partire per il cielo, lui mi ha risposto di si, aggiungendo: "Non ci penso più. Se il signore vuole che io resti ancora benedetto nei secoli il signore, se il signore vuole che io vada sempre sia benedetto nei secoli il signore!" Allora gli ho detto: "Guarda don salvatore che ho parlato con Consuelo e mi ha detto che con questo blocco renale, a meno che non ci sia un miracolo, il tuo fisico non ce la può fare, anche la dialisi sarebbe troppo aggressiva… "Ma certo siamo nelle mani del signore lasciamo fare a lui" "Allora questa volta parti davvero per il cielo!!!" "Grazie chiara non mi potevi dare una notizia più bella grazie di cuore, finalmente andrò a cittadella cielo, voglio dare una benedizione a tutte le opere di nuovi orizzonti, a tutte le iniziative a tutti i centri a tutti i ragazzi a cui il signore ha ridonato la vita a tutti i consacrati" "c’e’ una parola che desideri lasciare per tutti? Sono davvero tante, sono tante le cose che vorrei dire a tutti, sono tante! Ma una sola resta la più importante:In Manus Tuas, in Manus Tuas, in Manus Tuas!
Sì, dite questo a tutti da parte mia: In Manus Tuas!
E’ questa l’unica cosa importante: il pieno e completo abbandono alla volontà del Padre, sia quando a noi pare bella, sia quando a noi pare brutta, credere sempre che tutto è dono squisitissimo e delicatissimo della tenerezza dell’Amore del Padre per noi! In Manus Tuas, Domine, grazie Papà!
E un’altra cosa…l’ho sempre amato!
Dite questo da parte mia e un bacio nel Signore a tutti."

dettato da don Salvatore a Chiara Amirante
la Fondatrice della Comunità Nuovi Orizzonti Informazioni utili
Don Salvatore Boccaccio – Vescovo –
è sepolto al cimitero di Frosinone al seguente indirizzo interno
Blocco B (cappelle a schiera), n° 51, famiglia De Rosa – Narducci.
Chi desidera può fargli visita e pregare per lui e per tutta la diocesi.
Disclaimer
Le foto presenti in questo articolo sono state effettuate in una celebrazione ecclesiale di pubblico dominio che coinvolge tutti i fedeli della Diocesi di Frosinone – Veroli – Ferentino.
Se qualcuno degli interessati desiderasse fare variazioni o rivendicare diritti di immagine lo faccia presente al
webmaster diocesano
il quale toglierà immediatamente la foto interessata o farà, se opportuno, le dovute variazioni.
