
Cari fratelli e sorelle!
Sono venuto con grande gioia nella vostra bella città, nella vostra bella
chiesa, la città nativa del mio primo collaboratore, cardinale Tarcisio Bertone,
segretario di Stato, con il quale avevo già collaborato anni nella Congregazione
per la Dottrina della Fede.
Come vedete, a causa del mio infortunio, sono un po’ limitato nella mia
agilità, ma la presenza del cuore è piena, e sono con voi con grande gioia!
Vorrei in questo momento dire grazie con tutto il mio cuore a tutti: sono
stati tanti che hanno mostrato, in questo momento, la loro vicinanza, la loro
simpatia, il loro affetto per me e hanno pregato per me, e così si è rafforzata
la rete della preghiera che ci unisce in tutte le parti del mondo.
Innanzitutto, vorrei dire grazie ai medici e al personale medico di Aosta che
mi ha trattato con tanta diligenza, con tanta competenza ed amicizia e – vedete
– con successo – speriamo! – finale.
Vorrei dire grazie anche alle autorità di Stato, della Chiesa e a tutti i
semplici che mi hanno scritto o mi hanno fatto vedere il loro affetto e la loro
vicinanza.
Salutare vorrei poi soprattutto il vostro vescovo, Mons. Arrigo Miglio, e
ringraziarlo per le gentili parole piene di amicizia, che mi ha anche insegnato
un po’ la situazione storica e presente di questa vostra città. E vorrei
ringraziare anche Sua Eccellenza Luigi Bettazzi per la sua presenza. Saluto il
Sindaco, che mi ha dato un bellissimo dono, le Autorità civili e militari,
saluto il Parroco e gli altri sacerdoti, i religiosi e le religiose, i
responsabili delle associazioni e dei movimenti ecclesiali e l’intera
cittadinanza, con un pensiero speciale per i bambini, i giovani, le famiglie, i
malati, le persone bisognose. A tutti e ciascuno va il mio più vivo
ringraziamento per l’accoglienza che mi avete riservato in questo breve
soggiorno fra voi.
Questa mattina avete celebrato l’Eucaristia e il Cardinale Tarcisio Bertone
vi ha già certamente illustrato la Parola di Dio, che la liturgia offre alla
nostra meditazione in questa XVI domenica del Tempo Ordinario. Come il Signore
invita i discepoli a ritirarsi in disparte per ascoltarlo nell’intimità, così
anch’io vorrei intrattenermi con voi, ricordando che proprio l’ascolto e
l’accoglienza del Vangelo hanno dato vita alla vostra comunità cittadina, il cui
nome richiama i legami bimillenari del Canavese con Roma. La vostra terra fu ben
presto bagnata, come ha detto Sua Eccellenza, dal sangue dei martiri, tra i
quali san Solutore – devo confessare che finora non conoscevo il suo nome, ma
sono sempre grato di conoscere nuovi Santi Intercessori! – e insieme a San
Pietro, l’Apostolo, è titolare della vostra chiesa. Testimonianza eloquente di
una lunga storia di fede è la vostra imponente chiesa parrocchiale, che domina
una larga parte della terra canavesana, la cui gente è ben nota per il suo amore
e il suo attaccamento al lavoro. Attualmente, però, so che anche qui, nella zona
di Ivrea, molte famiglie sperimentano una situazione di difficoltà economiche a
causa della carenza di occupazioni lavorative. Su questo problema – come ha
ricordato anche Sua Eccellenza – sono intervenuto più volte ed ho voluto
affrontarlo più approfonditamente nella recente Enciclica Caritas in
veritate. Spero che possa mobilitare le forze positive per rinnovare il
mondo!
Cari amici, non scoraggiatevi! La Provvidenza aiuta sempre chi opera il bene
e si impegna per la giustizia; aiuta quanti non pensano solo a sé, ma anche a
chi sta peggio di loro. E voi lo sapete bene, perché i vostri nonni furono
costretti ad emigrare per carenza di lavoro, ma poi lo sviluppo economico ha
portato benessere e altri sono immigrati qui dall’Italia e dall’estero. I valori
fondamentali della famiglia e del rispetto della vita umana, la sensibilità per
la giustizia sociale, la capacità di affrontare la fatica e il sacrificio, il
forte legame con la fede cristiana attraverso la vita parrocchiale e
specialmente la partecipazione alla santa Messa, sono stati lungo i secoli la
vostra vera forza. Saranno questi stessi valori a permettere alle generazioni di
oggi di costruire con speranza il proprio futuro, dando vita a una società
veramente solidale e fraterna, dove tutti i vari ambiti, le istituzioni e
l’economia siano permeati di spirito evangelico.
In modo speciale mi rivolgo ai giovani, ai quali occorre pensare in
prospettiva educativa. Qui, come dappertutto, bisogna domandarsi quale tipo di
cultura vi viene; quali esempi e modelli vengano proposti, e valutare se siano
tali da incoraggiarvi a seguire le vie del Vangelo e della libertà autentica. La
gioventù è piena di risorse, ma va aiutata a vincere la tentazione di vie facili
e illusorie, per trovare la strada della Vita vera e piena.
Cari fratelli e sorelle! In questa vostra terra, ricca di tradizioni
cristiane e di valori umani, sono fiorite numerose vocazioni maschili e
femminili, in particolare per la Famiglia Salesiana; come quella del Cardinale
Bertone, che è nato proprio in questa vostra parrocchia, è stato battezzato in
questa chiesa, ed cresciuto in una famiglia dove ha assimilato una fede genuina.
La vostra Diocesi deve molto ai figli e alle figlie di Don Bosco, per la loro
presenza diffusa e feconda in tutta la zona fin dagli anni in cui era ancora in
vita il Santo Fondatore. Sia questo un ulteriore incoraggiamento per la vostra
comunità diocesana ad impegnarsi sempre più nel campo dell’educazione e
dell’accompagnamento vocazionale. Invochiamo per questo la protezione di Maria,
la Vergine Assunta Patrona della Diocesi, Aiuto dei cristiani, Madre amata e
venerata in modo speciale nei numerosi santuari a Lei dedicati tra i monti del
Gran Paradiso e la pianura del Po. La sua presenza materna indichi a tutti la
via della speranza e ve li conduca come la stella che guidò i santi Magi. La
Madonna della Stella vegli su voi tutti dal colle che domina Ivrea, il Monte
Stella dedicato a Lei e ai Re Magi. Affidiamoci ora con fiducia filiale alla
Madonna invocandola con la preghiera dell’Angelus.
© Bollettino Santa Sede 19 luglio 2009
