
Largo Turriziani – Frosinone
Venerdì 20 giugno 2025
Sorelle e fratelli, siamo in questo luogo da cui vediamo la nostra città per celebrare la festa dei suoi patroni, i santi Ormisda e Silverio, pastori della Chiesa universale. Silverio fu anche martire, esiliato e morto di stenti nell’isola di Palmarola. Vedere quello che non si vede, andare oltre la scontatezza del nostro sguardo che fatica ad andare oltre l’apparenza. Non era tanto migliore il loro tempo dal nostro, tempo della forza, che si impone con prepotenza e arroganza, a volte uccidendo e distruggendo, come fanno le guerre, oppure in modo meno appariscente, come avviene ogni giorno quando giudichiamo gli altri, quando sparliamo di qualcuno o quando ci si diverte a condividere video o parole contro, fino alle risse anche nelle nostre città.
Fratelli e sorelle, siamo qui attorno a questi due uomini che hanno vissuto per rendere il mondo migliore, credendo fermamente che lo avrebbero potuto fare con la forza vincente della fede che diventa amore per tutti. La torre della pace, che almeno in questa circostanza possiamo vedere, ci testimonia l’impegno per l’unità che papa Ormisda perseguì con audacia e speranza, indicata dalla sua formula di fede impressa su questa memoria. Sì, si deve essere audaci per non cedere all’assuefazione, che fa credere che la guerra sia normale e la pace solo un’illusione. I cristiani non sono degli ingenui pacifisti, ma donne e uomini che credono nel sogno di Dio, che ha sempre voluto un mondo fraterno e pacifico e che, ad ogni tornante della storia, ha cercato uomini e donne che con responsabilità si facessero carico di realizzare questo sogno, facendo il bene, dialogando, ascoltando e creando quelle relazioni che sole possono aiutare il cammino difficile verso la pace.
La pace, anche quella nella vita di ogni giorno, ha bisogno dei suoi artigiani. Le prime parole di papa Leone sono state la ripresa del saluto di Gesù risorto a uomini impauriti e delusi: “Pace a voi”. La paura, infatti, non si vince chiudendosi in se stessi, ma resistendo a una cultura della forza che si impone, intrisa di odio e di risentimenti, che non aiuta a vivere insieme. Cari amici, siamo chiamati a vivere insieme. Non sei l’unico esistente del mondo con il tuo io, che non ha rispetto degli altri. Nessuno può pensare di isolarsi senza mai nessuno. Almeno in rete qualcuno lo incontri. Allora, se non vuoi vivere ogni giorno sperando di non incontrare o non vedere e parlare con nessuno, visto che gli altri esistono, ti conviene voler bene, essere amico, pacifico, non prepotente e senza rispetto. Così sarai felice e negli altri vedrai altri esseri umani che sono con te, non uguali, ma comunque ognuno con la ricchezza della sua umanità e dignità.
Come? Ci si potrebbe chiedere. Le letture che abbiamo ascoltato ci indicano la via: essere pastori, cioè prendersi cura degli altri, perché il Signore anzitutto è il nostro pastore. “Io sono il buon pastore”, dice Gesù. Sì, Dio si prende cura di noi, si occupa di noi. Conosce le nostre fragilità, le ferite del cuore, le paure e le chiusure di ognuno, ma anche le attese di ognuno, il desiderio di bene e di amore che abbiamo. Per questo siamo qui. Lo Spirito di Dio ci raduna, ci fa essere popolo, comunità, amici. Non dobbiamo avere paura, il Signore si preoccupa perché nessuno si perda. Per questo ci chiede, come lo chiese a Simone, quel nome che indica gli inizi, intriso dell’umanità di un uomo orgoglioso, ma diventato suo amico e discepolo: Mi ami, mi vuoi bene? Lo chiede a lui e a noi. E noi rispondiamo come lui, pur con incertezza e forse qualche dubbio. Lui conta su quel Simone, perché diventi Pietro, prendendosi cura degli altri, come il pastore delle pecore, una per una, cominciando da quelle malata e disperse. Ma dobbiamo lasciarci guidare da lui, ascoltandolo e fidandoci, anzi dobbiamo lasciarci vestire dell’abito dell’amore da lui, per camminare con lui, non da soli, e con gli altri. Per questo due volte gli disse. “Seguimi”. Non andare sempre solo dove vuoi tu.
Sorelle fratelli, ascoltiamo questo semplice invito, un invito fatto con amore, perché siamo finalmente felici e in pace. Ecco la strada, quella del Vangelo, quella della pace, quella dell’amore per tutti, a cominciare da chi ha più bisogno. Gesù ci precederà, ci farà luce perché non ci perdiamo, e noi con lui saremo luce di pace e di amore per tutti. Affidiamo al Signore tutti, a cominciare da chi abita questa città, cittadino o residente che sia, povero o ricco, italiano o straniero, giovane o anziano, perché per tutti possiamo essere pastori gli uni degli altri. Dall’alto di questa città il nostro sguardo si allarghi al mondo, oggi in particolare, nella giornata mondiale del rifugiato, a quei più di 123 milioni di donne e uomini che lo scorso anno sono stati costretti a lasciare la loro terra a causa di guerre, miseria, catastrofi naturali, e preghiamo anche per loro con un animo compassionevole. E per intercessione dei nostri santi patroni, invochiamo la pace per il mondo intero, dall’Ucraina al Medio Oriente, dal Sudan al Myanmar. Che torni presto la pace. Suscita Signore nel cuore dei potenti del mondo il desiderio del dialogo e della pace. Rendi anche noi artigiani di pace, come ogni volta ci chiede papa Leone.
+ Ambrogio Vescovo
Qui una Fotogallery Santi Patroni 2025
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Gli interventi e le omelie del Vescovo Ambrogio si possono consultare a questo link
https://www.diocesifrosinone.it/documenti/vescovo-spreafico
