Omelia Messa nei Novendiali di Papa Francesco

Spreafico 27 04 25

Domenica 27 aprile 2025
chiesa Sacratissimo Cuore di Gesù – Frosinone

Sorelle e fratelli, uniamo oggi la chiusura dell’Ottava di Pasqua con la preghiera di suffrago per papa Francesco. Il Signore è risorto, ha vinto la morte, ma non ha cancellato la morte, parte finale della condizione umana. È bene ricordarlo in un mondo dove da una parte se ne ha paura, dall’altra ci si presenta come uomini e donne che sembrano esserne esenti, tanto è l’esibizione della propria forza e del proprio potere. Eppure, proprio nelle paure, incertezze, nella fragilità della vita, il Signore si presenta a noi come ai suoi discepoli con un saluto che sempre sorprende visto il loro tradimento e abbandono nel momento del dolore: “Pace a voi”. Lo dice per due volte e poi una terza con Tommaso.

Sì, pace. È stata una delle parole che ha accompagnato il pontificato di Francesco. Non ha mai smesso di invocare la pace, di aiutare l’umanità, là dove fosse possibile, a ritrovare la via della pace. I suoi numerosi incontri, con i grandi della terra, ma anche con i leader delle grandi religioni mondiali, sono sempre stati segnati dalla ricerca di pace e di fraternità. Infatti, la pace non è solo la fine della guerra, ma è la possibilità di vivere insieme in pienezza, in un’armonia che non esclude le differenze, frutto di un processo di dialogo e reciproca fiducia. Lo ha espresso in maniera profonda nell’enciclica Fratelli tutti, che insieme alla Laudato si’ hanno collocato tutti noi e la Terra in un creato dove essere insieme suoi abitatori, con tutte le creature che lo popolano. “Nessuno si salva da solo”, aveva detto durante il Covid in una piazza san Pietro vuota, proprio per aiutarci a capire che, anche nella solitudine, siamo chiamati a essere parte di una vocazione alla fraternità universale. Papa Francesco era davvero un vescovo con il suo popolo e nel mondo, perché la Chiesa non è del mondo, ma vive nel mondo. Lo ha mostrato fino alla fine, quando nel giorno di Pasqua ha voluto dare la benedizione Urbi et orbi, alla città e al mondo, scendendo poi per passare a salutare la gente. Era il suo modo di essere vescovo e papa.

Sorelle fratelli, ci ha parlato tante volte di Chiesa in uscita” e ci ha donato l’Evangeli gaudium, il programma del suo pontificato, che aveva affidato alla Chiesa in Italia all’Assemblea ecclesiale di Firenze, perché fosse oggetto di riflessione e di una “pastorale missionaria”, tesa a comunicare a tutti la gioia del Vangelo. Lo dobbiamo ringraziare, perché il suo invito e il suo spirito ci hanno aiutato come diocesi in questi anni, soprattutto da Firenze in poi, a incontraci, ascoltarci, riflettere, a partire dalle sue parole e dalle Sacre Scritture, che sono state il cuore del nostro cammino sinodale, del nostro essere Chiesa per tutti, e non per una minoranza chiusa ed elitaria. Non è questa la Chiesa di Francesco, né quella di Cristo Signore, che è venuto perché il Vangelo fosse per tutti, non solo per chi ci frequenta abitualmente. “Io sono missione”, ci ha detto, affidando queste parole a ognuno di noi. Alcuni non si sono molto coinvolti in questo spirito, preferendo tracciare confini, inventare itinerari personali solo per alcuni, come se il Vangelo che ci è stato affidato di nuovo dal Risorto non fosse per tutti. Ringrazio i tanti che con impegno generoso, passione evangelica, hanno vissuto questo percorso sinodale prima che iniziasse il Cammino sinodale della Chiesa universale. Ogni impegno nella Chiesa è servizio. Gli stessi ministeri istituiti o sono parte di una Chiesa missionaria, non elitaria, di puri e giusti, oppure non daranno frutto.

La Chiesa “in uscita” mette al centro le periferie, i poveri. Così l’amore per i poveri diventa parte essenziale della vita cristiana, che attinge allo sguardo misericordioso di Gesù su di loro. In un mondo in cui si respira la “globalizzazione dell’indifferenza” davanti al dolore degli altri, come disse nella sua visita a Lesbo, ha istituito la “Giornata mondiale dei poveri”, la domenica prima della Festa di Cristo Re, che noi abbiamo sempre celebrato, per ricordarci ogni anno che nel Regno essi avranno il primo posto, come lo devono avere nelle nostre comunità. Lo dobbiamo ricordare ogni anno, come abbiamo fatto finora. E poi la “Domenica della Parola”, l’altro primato, la roccia su cui fondare la nostra vita. Tutto si celebra la Domenica, il cuore eucaristico della nostra vita, segnato dall’amore del Signore fatto dono di vita per noi. Sì, avere qui il cuore, avere un cuore, come ci ha indicato nella sua ultima enciclica Dilexit nos, Sull’amore umano e divino del Cuore di Gesù. È l’amore l’unica vera vittoria sul male e sulla morte, come ci attesta la Resurrezione di Cristo Signore.

Sorelle e fratelli, mentre affidiamo papa Francesco alla gioia della Liturgia del cielo, chiediamo a lui di pregare per noi, lui che ci ha donato il Giubileo della speranza, perché in un mondo segnato dalla violenza, sappiamo guardare le ferite del corpo di Gesù nelle tante ferite dei poveri, degli scartati, degli ultimi, per dare speranza con il nostro servizio umile e amorevole, la solidarietà, l’amicizia. Guardando e toccando le ferite di Gesù, come fu chiesto a Tommaso, nelle ferite dei sofferenti della terra, saremo il popolo di Gesù, annunciando a tutti la vita del risorto e vivendo con amore reciproco la gioia del Vangelo. Viviamo come popolo riunito dallo Spirito Santo attorno al Signore morto e risorto e vivremo uniti e felici, amandoci l’un l’altro e amando tutti senza esclusione.
Amen

+ Ambrogio Vescovo
 


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Gli interventi e le omelie del Vescovo Ambrogio si possono consultare a questo link:

https://www.diocesifrosinone.it/documenti/vescovo-spreafico/ 


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