
(Traduzione dal tedesco
di Gloria Fontana) da Radio Vaticana
http://www.oecumene.radiovaticana.org/it1/index.asp
D. – Padre Santo, il 25 aprile lei ha detto: sono
contento di andare a Colonia. Contento, perché?
R. – JA, IN VIELER HINSICHT. ERSTENS HABE ICH IM RHEINLAND SCHÖNE JAHRE
…
Per molte ragioni. Prima di tutto, ho passato degli anni molto belli in
Renania, e mi fa piacere di poter condividere di nuovo l'indole della
Renania, di questa città aperta al mondo, e tutto quanto ad essa è legato.
E poi perché la Provvidenza ha voluto che il mio primo viaggio all'estero
fosse proprio in Germania: mai avrei osato organizzarlo io stesso!, ma se
poi è proprio il Buon Dio a disporre così, certo, abbiamo il diritto di
gioirne! Ed anche il fatto che questo primo viaggio all'estero sia proprio
un incontro con i giovani di tutto il mondo … Incontrare i giovani è
sempre bello, perché magari hanno anche tanti problemi, ma sicuramente
portano con sé tanta speranza, tanto entusiasmo, tante aspettative: nei
giovani c'è la dinamica del futuro! Da un incontro con i giovani si esce
sempre con una carica nuova, più allegri, più aperti. Ecco, questi sono
alcuni dei motivi che poi, con il passare del tempo, hanno ulteriormente
rafforzato, e non certo diminuito la mia gioia.
D. – Santità, quale il messaggio specifico che
Lei vuole portare ai giovani che da tutto il mondo vengono a Colonia? Qual
è la cosa più importante che lei vuole trasmettere loro?
R. – JA, ICH MÖCHTE IHNEN ZEIGEN, DASS ES SCHÖN IST, EIN CHRIST ZU SEIN
…
Vorrei fare capire loro che è bello essere cristiani! L'idea genericamente
diffusa è che i cristiani debbano osservare un'immensità di comandamenti,
divieti, principi e simili e che quindi il cristianesimo sia qualcosa di
faticoso e oppressivo da vivere e che si è più liberi senza tutti questi
fardelli. Io invece vorrei mettere in chiaro che essere sostenuti da un
grande Amore e da una rivelazione non è un fardello ma sono ali e che è
bello essere cristiani. Questa esperienza ci dona l'ampiezza, ci dona però
soprattutto la comunità, il fatto cioè che come cristiani non siamo mai
soli: in primo luogo c'è Dio, che è sempre con noi; e poi noi, tra di noi,
formiamo sempre una grande comunità, una comunità in cammino, che ha un
progetto per il futuro: tutto questo fa sì che viviamo una vita che vale
la pena di vivere. La gioia di essere cristiano: è bello ed è giusto,
anche, credere!
D. – Santo Padre, essere Papa significa essere
‘costruttore di ponti' – ‘pontifex', appunto. La Chiesa poggia su una
saggezza antica, e Lei si trova oggi ad incontrare una gioventù che
sicuramente ha tanto entusiasmo, ma in quanto a saggezza ha ancora molta
strada da fare … Come è possibile costruire un ponte tra questa antica
saggezza – compresa anche quella del Papa, che ha una certa età – e la
gioventù? Come si fa?
R. – JA, WIR WERDEN SEHEN WIE WEIT DER HERR MIR HILFT! ABER, JEDENFALLS,
…
Bè, staremo a vedere quanto il Signore sarà disposto ad aiutarmi, in
questa opera! Comunque, la saggezza non è quella cosa che ha un po' il
sapore di stantìo – in tedesco, a questa parola si associa un po' anche
questo sapore! Piuttosto, intendo per saggezza la comprensione di quello
che è importante, lo sguardo che coglie l'essenziale. E' ovvio che i
giovani devono ancora ‘imparare' a vivere la vita, vogliono scoprirla da
soli, non vogliono trovarsi la ‘pappa pronta'. Ecco, qui forse si potrebbe
vedere un po' la contraddizione. Al contempo, però, la saggezza aiuta ad
interpretare il mondo, che è sempre nuovo perché, sia pur calato in nuovi
contesti, riporta sempre e comunque all'essenziale e a come, poi,
l'essenziale possa essere messo in pratica. In questo senso, credo che
parlare, credere e vivere partendo da qualcosa che è stato donato
all'umanità e le ha acceso dei lumi, non sia una ‘pappa pronta stantìa',
ma sia invece adeguato proprio alla dinamica della gioventù, che chiede
cose grandi e totali. Ecco cos'è la saggezza della fede: non il fatto di
riconoscere una gran quantità di dettagli, caratteristica necessaria
invece in una professione, ma riconoscere, al di là di tutti i dettagli,
l'essenziale della vita, come essere Persona, come costruire il futuro.
D. – Santità, Lei ha detto, e questa Sua
affermazione è stata ripresa: "La Chiesa è giovane", non è una cosa
vecchia. In che senso?
R. – JA, SIE IST ZUNÄCHST JUNG IN DEM BIOLOGISCHEN SINNE, DASS IHR SEHR
VIELE JUNGE …
Intanto, in senso strettamente biologico, perché ad essa appartengono
molti giovani; ma essa è anche giovane perché la sua fede sgorga dalla
sorgente di Dio, quindi proprio dalla fonte dalla quale viene tutto quello
che è nuovo e rinnovatore. Non si tratta quindi di una minestra rifatta,
scaldata e riscaldata, che ci viene riproposta da duemila anni. Perché Dio
stesso è l'origine della giovinezza e della vita. E se la fede è un dono
che viene da Lui – è l'acqua fresca che sempre ci viene donata – quella
che poi ci consente di vivere e che poi noi, a nostra volta, possiamo
immettere come forza vivificatrice nelle strade del mondo, vuol dire
allora che la Chiesa ha la forza di ringiovanire. Uno dei Padri della
Chiesa, osservando la Chiesa, aveva considerato che, con il passare degli
anni, sorprendentemente essa non invecchiava ma diventava sempre più
giovane, perché essa va sempre più incontro al Signore, sempre più
incontro a quella sorgente dalla quale sgorga la giovinezza, la novità, il
ristoro, la forza fresca della vita.
D. – Lei conosce la Chiesa tedesca meglio di me.
Una delle questioni fondamentali è l'ecumenismo, l'unità della Chiesa
soprattutto tra la Chiesa cattolica e le Chiese evangeliche. Forse esiste
anche l'utopica speranza che la GMG possa imprimere una svolta
all'ecumenismo. Quale posto riveste l'ecumenismo a Colonia?
R. – JA, SIE IST IN SOFERN DA, ALS DER AUFTRAG ZUR EINHEIT DAS GANZE WESEN
…
Esiste in quanto il compito dell'unità permea tutta l'entità della Chiesa
e non è un compito qualsiasi, a margine. Quando poi la fede è vissuta e
trattata in maniera ‘centrale', essa stessa rappresenta un impulso
all'unità. Ovviamente, il dialogo ecumenico come tale non è all'ordine del
giorno a Colonia, perché Colonia è sostanzialmente un incontro tra giovani
cattolici di tutto il mondo e anche con quei giovani che non sono
cattolici ma che vogliono sapere se da noi possono trovare una risposta
alle loro domande. Quindi, immagino che questa dimensione dell'ecumenismo
possa essere presente piuttosto negli incontri tra i giovani: i giovani
non parlano soltanto con il Papa ma sostanzialmente si incontrano anche
tra di loro. Io avrò un incontro con i nostri fratelli evangelici:
purtroppo, non avremo molto tempo perché il programma del giorno è
fittissimo; ma sarà sufficiente per riflettere su come vogliamo andare
avanti. Ricordo molto bene e con piacere la prima visita di Giovanni Paolo
II in Germania: a Magonza, erano seduti allo stesso tavolo, lui ed i
rappresentanti della Comunità evangelica, a ragionare su come procedere.
In seguito a quell'incontro fu istituita quella Commissione dalla quale è
scaturita poi la Dichiarazione di Augusta sulla Giustificazione. Credo che
sia importante che noi tutti abbiamo sempre, costantemente presente
l'unità, proprio nella centralità del nostro essere cristiani e non solo
nell'occasione di determinati incontri; per questo, qualunque cosa
possiamo fare a partire dalla nostra fede, avrà comunque un significato
ecumenico.
D. – Santità, purtroppo proprio nei nostri Paesi
ricchi del Nord, si manifesta un allontanamento dalla Chiesa e dalla fede
in generale, ma soprattutto da parte giovani. Come ci si può opporre a
questa tendenza? O meglio, come si può dare una risposta alla ricerca del
senso della vita – "Che senso ha la mia vita?" – da parte dei giovani, per
far sì che i giovani dicano: "Ehi, ecco quello che fa per noi: è la
Chiesa!"?
R. – WIR ALLE VERSUCHEN DAS, NATÜRLICH, DENEN DAS EVANGELIUM ZU BRINGEN,
…
Ovviamente, stiamo tutti cercando di presentare il Vangelo ai giovani in
maniera che essi comprendano: "Ecco il messaggio che stavamo aspettando!".
E' vero anche che nella nostra società occidentale moderna ci sono molte
zavorre che ci allontanano dal cristianesimo; la fede appare molto
lontana, anche Dio appare molto lontano … La vita invece piena di
possibilità e di compiti … e tendenzialmente il desiderio dei giovani è
di essere padroni della propria vita, di viverla al massimo delle sue
possibilità … Penso al Figliol Prodigo che considerava noiosa la sua
vita nella casa paterna: "Voglio vivere la vita fino in fondo, godermela
fino in fondo!". E poi si accorge che la sua vita è vuota e che in realtà
era libero e grande proprio quando viveva nella casa di suo padre! Credo
però che tra i giovani si stia anche diffondendo la sensazione che tutti
questi divertimenti che vengono offerti, tutto il mercato costruito sul
tempo libero, tutto quello che si fa, che si può fare, che si può comprare
e vendere, poi alla fine non può essere ‘il tutto'. Da qualche parte, ci
dev'essere il ‘di più'! Ecco allora la grande domanda: "Cos'è quindi
l'essenziale? Non può essere tutto quello che abbiamo e che possiamo
comprare!". Ecco allora il cosiddetto ‘mercato delle religioni' che però
in qualche modo torna ad offrire la religione come una merce e quindi la
degrada, certamente. Eppure indica che esiste una domanda. Ora, occorre
riconoscere questa richiesta e non ignorarla, non scansare il
cristianesimo come qualcosa di ormai concluso e sufficientemente
sperimentato, e contribuire affinché esso possa essere riconosciuto come
quella possibilità sempre fresca, proprio perché originata da Dio, che
cela e rivela in sé dimensioni sempre nuove … In realtà, il Signore ci
dice: "Lo Spirito Santo vi introdurrà in cose che io oggi non posso
dirvi!". Il cristianesimo è pieno di dimensioni non ancora rivelate e si
mostra sempre fresco e nuovo, se la domanda è posta dal profondo. In un
certo senso, si imbatte la domanda che già c'è e la risposta che viviamo e
che noi stessi, proprio attraverso quella domanda, riceviamo sempre di
nuovo. Questo dovrebbe essere l'evento nell'incontro tra l'annuncio del
Vangelo e l'essere giovani.
D. – Ho la sensazione che l'Europa stia
rinunciando a se stessa, ai suoi valori, a quei valori fondati sul
cristianesimo e anche i valori umani, che questi contino sempre meno. Noi
europei viviamo con una certa stanchezza, mentre ad esempio cinesi e
indiani mostrano una grande vitalità. Parliamo delle radici cristiane, in
riferimento anche al Trattato costituzionale dell'Unione Europea. L'Europa
è in crisi. Ora, un evento come la Giornata mondiale della Gioventù, alla
quale è previsto che partecipi quasi un milione di persone, può dare un
impulso a ricercare le radici cristiane, soprattutto da parte dei giovani,
affinché possiamo tutti continuare a vivere in maniera "umana"?
R. – WIR HOFFEN ES, DENN GRADE EIN SOLCHES ZUSAMMENTREFFEN VON MENSCHEN
…
Ce lo auguriamo, perché proprio un incontro del genere, tra persone che
vengono da ogni continente, dovrebbe dare un impulso nuovo anche al
continente "vecchio", che lo ospita; dovrebbe aiutarci a non guardare solo
a quanto vi è di malato, di stanco, di mancato nella storia europea – non
dimentichiamo che ci troviamo in una fase di auto-commiserazione e
auto-condanna. Ma in tutte le storie c'è stato qualcosa di ‘malato', anche
se nella nostra, che pure ha sviluppato possibilità tecniche così grandi,
questo assume un significato ancora più drammatico. Dobbiamo però guardare
anche alle cose grandi che sono nate in Europa! Diversamente non sarebbe
possibile, oggi, che tutto il mondo ‘vivesse' in qualche modo della
civiltà che in Europa si è sviluppata, se questa civiltà non avesse radici
molto profonde! Oggi noi abbiamo solo queste da offrire; succede invece
che raccogliendo questa civiltà, ma cercando altre radici, alla fine si
cade in contraddizione … Credo che questa civiltà, con tutti i suoi
pericoli e le sue speranze, possa essere ‘dominata' e condotta alla sua
grandezza solo se essa imparerà a riconoscere le sorgenti della sua forza;
se riusciremo di nuovo a vedere quella ‘grandezza', in modo che
restituisca l'orientamento e l'importanza alla possibilità di essere Uomo,
così minacciata; se riusciremo di nuovo a gioire del fatto di vivere in
questo continente che ha determinato le sorti del mondo – nel bene e nel
male. Proprio per questo noi abbiamo il dovere costante di riscoprire la
verità, la purezza, la grandezza e di determinarne il futuro, per pórci
quindi in maniera nuova e magari migliore al servizio dell'umanità intera.
D. – Un'ultima domanda. Lo scopo ideale da
raggiungere con la Giornata mondiale della Gioventù di Colonia: se proprio
tutto andasse nel migliore dei modi …
R. – JA, NUN, DASS EBEN EIN SCHWUNG NEUEN GLAUBENS DURCH DIE JUGEND GEHT,
…
Bè, sicuramente che passi un vento di nuova fede sulla gioventù,
sopratutto sulla gioventù della Germania e dell'Europa. In Germania ci
sono tuttora grandi istituzioni cristiane, i cristiani compiono ancora
molte opere di bene, ma c'è anche tanta stanchezza. Siamo talmente
impegnati a risolvere questioni strutturali che ci mancano poi
l'entusiasmo e la gioia che vengono dalla fede. Se questa ventata
riuscisse a far rivivere in noi la gioia di conoscere Cristo, e riuscisse
a imprimere un nuovo slancio alla Chiesa che è in Germania e in tutta
Europa, penso che potremmo dire che la Giornata mondiale della Gioventù ha
raggiunto il suo scopo.
D. – Santità, La ringraziamo di cuore per questo
colloquio, Le auguriamo ogni bene e la Benedizione di Dio per i giorni
belli seppur faticosi che La aspettano a Colonia.
R. – DANKE!
Grazie!
