
Mercoledì 31 dicembre 2024
Cattedrale
Sorelle e fratelli,
ci uniamo in questa Liturgia Eucaristica a tutti coloro che con noi a questa sera rendono grazie al Signore per il dono del suo amore e nello stesso tempo con l’inizio del Giubileo, che ci ha visto così numerosi in questa Cattedrale, ci facciamo pellegrini di speranza per il nuovo anno. Canteremo il Te Deum al termine di questa celebrazione consapevoli che, nonostante la fragilità e le fatiche dell’anno che stiamo terminando, ci riteniamo protetti da Dio e illuminati dalla sua Parola.
Certo, dobbiamo riconoscere di essere in un tempo difficile, in cui sembra dominare la paura, in cui le spinte a fare da soli e a pensare solo a se stessi sono sempre più forti, dove la forza dell’odio e della violenza appaiono vincere in molti luoghi e soprattutto nei cuori. Le ragioni del dialogo e della pace sembrano illusioni e utopie di gente che lontana dalla realtà, mentre dovrebbero essere la via che gli individui e i popoli percorrono per poter vivere insieme. Per questo domani con tutta la Chiesa celebreremo la giornata mondiale della pace e questa sera nella preghiera dei fedeli pregheremo per tutte quei paesi dove la violenza e la guerra, nelle loro diverse espressioni, procurano dolore e morte. Papa Francesco nel messaggio per questa giornata chiede a tutti un cambiamento culturale e strutturale, riconoscendoci tutti debitori, e così si esprime: “Il cambiamento culturale e strutturale per superare questa crisi avverrà quando ci riconosceremo finalmente tutti figli del Padre e, davanti a Lui, ci confesseremo tutti debitori, ma anche tutti necessari l’uno all’altro, secondo una logica di responsabilità condivisa e diversificata. Potremo scoprire «una volta per tutte che abbiamo bisogno e siamo debitori gli uni degli altri»”.
Sorelle e fratelli, abbiamo bisogno gli uni degli altri, soprattutto abbiamo bisogno di lasciarci guidare dal Signore per riscoprire la gioia di essere fratelli e sorelle. Il Vangelo ci ricorda due atteggiamenti davanti alla nascita del Signore: lo stupore per quanto i pastori riferirono e Maria che “custodiva tutte queste cose meditandole nel suo cuore”. Ritroviamo lo stupore davanti al Signore e a quanto ogni volta ci viene detto attraverso la sua parola. Lo stupore vince l’abitudine e la scontatezza, per cui sembra sempre tutto uguale in noi e negli altri, tutto scontato, tutto conosciuto. Mai qualcosa che ti stupisce e quindi ti rianima, ti ravviva lo sguardo, il pensiero, il giudizio. Perché? Perché siamo convinti di sapere già tutto o almeno il necessario che ci serve per tirare avanti. Quanto è triste una vita in cui tutto è scontato e conosciuto! Viene meno il desiderio di conoscere, di scoprire ciò che non sai di te e degli altri, ciò che non conosci del mondo. Si afferma un mondo di gente apparentemente sicura, perché ha poco tempo per pensare e ha paura di dialogare per non farsi mettere in discussione, pur di non rinunciare a se stessi e alle proprie convinzioni e abitudini. Così non ci si aiuta più a crescere, perché la vita è condivisione. Così ad esempio i genitori non dicono più nulla ai figli e ognuno cresce senza la capacità a volte di distinguere il bene dal male, ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.
Per questo abbiamo bisogno della Parola di Dio: essa è sorgente di saggezza, di pensiero, di stupore. È luce nell’incertezza e nella paura. È via alla luce. È sostegno nelle difficoltà, è guarigione del cuore. Scoprirai in essa, come abbiamo letto nella lettera ai Galati, di non essere più schiavo, ma figlio di un Padre che non è solo nei cieli, ma in Gesù si è fatto uno di noi per guidarci, aiutarci, salvarci. Con Gesù ci rende fratelli e sorelle, amici, liberi perché possiamo condividere la nostra vita con gli altri, senza paura di perdere qualcosa di noi, perché arricchiti dall’amore reciproco. Non siamo soli in questo pellegrinaggio di speranza e di pace. La benedizione di Dio ci accompagna: lui ci custodisce, fa splendere il suo volto e ci fa grazia, rivolge a noi il suo volto e ci concede pace. Il volto di Dio indica la sua presenza amorevole. Il Signore ci conosce, sa delle nostre paure e fragilità, conosce l’incertezza del tempo in cui siamo. Per questo viene in mezzo a noi e nella Liturgia eucaristica ci parla, e poi la sua Parola si fa cibo che sazia il nostro desiderio di bene. Siamo qui per questo.
Fratelli e sorelle, mentre diciamo grazie al Signore perché ci vuol bene, oggi vorremmo prenderci l’impegno di essere pellegrini di speranza, seminatori di speranza, operatori di pace là dove siamo ogni giorno, coltivatori di amicizia. Il Signore ha bisogno di ciascuno di noi, ha bisogno delle nostre parole, del nostro esempio, del nostro amore per tutti, soprattutto per i poveri, i fragili, gli anziani, i piccoli e i giovani, le famiglie, perché tutti possiamo essere luce di speranza per il mondo. Affidamici a lui in questo anno che sta per iniziare per essere un segno di amore ogni giorno. Il Signore protegga e custodisca la nostra vita e la vita di tutti, e doni pace al mondo. Amen.
+ Ambrogio Vescovo
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Di seguito si possono consultare gli interventi e delle omelie del Vescovo Ambrogio:
https://www.diocesifrosinone.it/documenti/vescovo-spreafico/
