Chiesa Sacratissimo Cuore di Gesù – Frosinone
Martedì 24 febbraio 2022
Cari fratelli e sorelle,
la festa di oggi della Cattedra di Pietro è un invito a riflettere sulle radici del nostro essere parte di questo corpo che è la Chiesa, quindi parte di un popolo in cui siamo chiamati a costruire la nostra vita e la nostra identità, la nostra umanità. Essere parte di questo popolo ha preso inizio per ognuno di noi con una chiamata e un incontro, quello con Gesù di Nazareth. Quando incontrò i discepoli per la prima volta, secondo il Vangelo di Giovanni, e pose loro una domanda: “Che cosa cercate?” (Gv 1,38). Essa rivelò in essi una ricerca nascosta nel loro cuore, seppur incerta, non decifrata, si potrebbe dire un bisogno di oltre soffocato dalla quotidianità, don Giussani direbbe un desiderio di infinito. Credo che anche per ognuno di voi, che vivete nel carisma di Comunione e Liberazione, sia avvenuta la stessa cosa. Quel giorno a Cesarea di Filippo, città che portava in sé la realtà di un potere imperiale, quello dell’imperatore Tiberio Giulio Cesare Augusto, e di Filippo che lo rappresentava, il Signore pose di nuovo una domanda: “La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?” La risposta evidenzia le attese di un popolo e di una storia: “Giovanni, Battista, Elia o uno dei profeti”. Ma Gesù non è un sondaggista, non gli interessa solo capire cosa dicono di lui, vuole una risposta che stabilisca una relazione. Allora chiede di nuovo ai discepoli: “Ma voi chi dite che io sia?”. Rispose Simon Pietro: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”.
La risposta dell’apostolo è quasi istintiva, un atto di fede in quell’uomo, anche se vedremo come in realtà non avesse capito la portata di quelle parole. Gesù per questo prosegue il dialogo. Cari amici, il Signore dialoga con Simon Pietro e con noi per aiutarci ad entrare non tanto in una comprensione ideologica di lui, ma piuttosto in una relazione personale. Vediamo la risposta di Gesù: “Beato sei tu, Simone figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli”. Gesù chiama Simone con il nome della sua famiglia, come si usava fare: Simone, figlio di Giona. Vuole ricordargli la sua storia e che la sua risposta non veniva da lui, ma dal Padre celeste. Per questo Simone è beato, per questo entra nella comunione del Padre, che è beatitudine, felicità piena, quella del Regno di Dio. Tuttavia gli ricorda che è sempre Simone figlio di Giona. Cari amici, solo questa memoria costante della nostra umana fragilità e della nostra storia ci permette di diventare discepoli e di rinnovare la nostra chiamata ad esserlo. Ha scritto don Giussani: “Solo un’epoca di discepoli può dare un’epoca di geni, poiché solo chi è capace di ascoltare e di comprendere si alimenta una maturità personale che lo rende poi capace di giudicare e di affrontare – eventualmente – ed abbandonare ciò che lo ha alimentato” (Il rischio educativo, Rizzoli). Allora Gesù può dire proprio a Simone, a quel figlio di Giona, impregnato della cultura della sua famiglia di origine: “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa”. Gesù trasforma radicalmente la storia di quell’uomo di Galilea ponendolo a roccia, fondamento della sua Chiesa. E per questo diventerà pescatore di uomini, costruirà quel popolo sulla pietra d’angolo che è Cristo maestro e Signore.
Vedete, fratelli e sorelle, come ogni vita cristiana, ogni carisma, vada ricompreso a partire dalla memoria che siamo e nella fiducia di poter sempre riconoscere che tutto ha preso inizio in quell’incontro con il Signore e nella relazione con lui. Non un’ideologia, ma una vita che si è fatta incontro, e che è divenuta comunione in un popolo, e si fa missione. Scriveva sempre don Giussani: “Ognuno di noi è stato scelto attraverso un incontro gratuito perché si renda egli stesso incontro con gli altri. E’ dunque per una missione che siamo stati scelti”. E papa Francesco nella Evangelii gaudium scrive con chiarezza: “Io sono una missione su questa terra e per questo mi trovo in questo mondo” (EvG 273). Il mondo, questo mondo che si è scoperto fragile e mortale nella pandemia, ha bisogno di donne e uomini che sappiano cogliere le domande del nostro tempo, suscitare stupore perché tanti trovino risposte nell’incontro con il Signore alle paure, alle incertezze, alla loro ricerca di senso e di salvezza. Voi potete essere quei discepoli che rendono possibile un vero nuovo inizio, riscoprendo l’entusiasmo di comunicare la gioia del Vangelo con passione e generosità. Affidiamo al Signore il vostro impegno e la vostra storia. Cari amici, mentre ricordiamo il Servo di Dio don Luigi Giussani a 100 anni dalla nascita, colui che ha arricchito la Chiesa e il mondo di quel carisma che nel tempo è diventato parte della vostra vita, associamo alla sua memoria il ricordo affettuoso di don Luigi Di Massa, interprete fedele dello spirito di Comunione e Liberazione in questa terra e parroco per tanti anni proprio in questa parrocchia. Nella festa odierna della Cattedra di San Pietro uniamoci a papa Francesco nella preghiera, perché il Signore lo sostenga nel suo ministero a servizio della Chiesa universale. Infine continuiamo a pregare per l’Ucraina perché cessi il rumore delle armi e torni presto la pace.
+ Ambrogio Spreafico vescovo
