pubblicata il 27 gennaio 2024 dall’Agenzia S.I.R. (Servizio Informazione Religiosa)
Si celebra il 27 gennaio il Giorno della Memoria per commemorare le vittime dell’Olocausto ma quest’anno cade in un clima surriscaldato da parole “distorte, fuori dal contesto, abusate e ribaltate”. Lo hanno più volte denunciato in questi giorni le comunità ebraiche. Mons. Ambrogio Spreafico: “Soprattutto nei tempi difficili siamo chiamati a continuare a fare passi di incontro e di dialogo. Ciò non significa essere d’accordo su tutto, ma nella differenza anche di giudizi e opinioni dobbiamo resistere alla deriva dell’impossibilità a parlarci, certi che sempre si possano trovare vie di confronto sereno e fecondo in un tempo in cui le divisioni e le contrapposizioni sembrano negare ogni dialogo sereno e costruttivo”.
Uccisi solo perché “ebrei”, solo perché non appartenenti alla cosiddetta “razza ariana”. “Memoria è mai dimenticare quella tragedia! Memoria è anche cogliere un ammonimento che vale per tutti, individui, popoli e Paesi: con la facile condiscendenza al pregiudizio che può portare persino all’eliminazione dell’altro, considerato nemico pericoloso perché diverso da me, comincia a dissolversi non solo la convivenza, ma l’umanità stessa”. Il Sir ha chiesto a mons. Ambrogio Spreafico, di parlare dell’importanza oggi di celebrare il “Giorno della Memoria”. Le celebrazioni cadono quest’anno in un clima difficile, surriscaldato da parole “distorte, fuori dal contesto, abusate e ribaltate”. Lo hanno più volte denunciato in questi giorni le comunità ebraiche che hanno deciso di annullare – per motivi di sicurezza – la “Run of Mem”, la tradizionale corsa per la memoria che si percorreva dal 2017. Abbiamo chiesto a mons. Spreafico di fare il “punto” della situazione. E’ vescovo delle diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino e di Anagni-Alatri ma è anche da anni personalmente impegnato nel dialogo con gli ebrei, promotore di incontri, amico storico delle comunità ebraiche e di molti rabbini italiani. In occasione della Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei (17 gennaio) e della Giornata Internazionale della Memoria (27 gennaio), le sue diocesi hanno organizzano due appuntamenti. Il primo, aperto a tutti, è centrato su “Ebraismo e Cristianesimo: tra memoria e dialogo”. L’altro – “Ebrei e cristiani: come parlarsi e conoscersi” – è riservato alle scuole.
Come ho già avuto modo di dire, non sono d’accordo quando si afferma che il dialogo faccia passi indietro o addirittura che le affermazioni di alcuni cattolici cancellino anni di dialogo. Soprattutto nei tempi difficili siamo chiamati a continuare a fare passi di incontro e di dialogo.Ciò non significa essere d’accordo su tutto, ma nella differenza anche di giudizi e opinioni dobbiamo resistere alla deriva dell’impossibilità a parlarci, certi che sempre si possano trovare vie di confronto sereno e fecondo in un tempo in cui le divisioni e le contrapposizioni sembrano negare ogni dialogo sereno e costruttivo. Nel nostro Paese ebrei e cristiani negli anni del post-concilio si sono incontrati e parlati con saggezza e cordialità, facendo le dovute comuni battaglie contro ogni forma di antisemitismo e di esclusione. Certo, riconosco che c’è ancora molto da costruire, perché i documenti della Chiesa cattolica non sono sempre penetrati nella mentalità delle nostre comunità. E questo emerge nei tempi difficili, in cui ritornano parole che mostrano che l’insegnamento della Chiesa non ha toccato ovunque la comprensione dell’ebraismo, dell’oggi della sua esistenza in mezzo a noi, o ad esempio del senso che popolo e terra hanno per il popolo ebraico.
Senza dubbio. Il dialogo è l’unica via alla pace. Prima o poi, anche quando si sono fatte le guerre, lo storia dimostra che ci si deve sedere attorno a un tavolo e parlarsi. Questa è una ricerca che mantiene la sua urgenza per evitare la distruzione e morte che le guerre producono.
Non c’è altra via alla pace se non attraverso il dialogo.
Chiariamo subito che la memoria della Shoà è un fatto unico, che non va confuso né assimilato ad altri eventi pur drammatici della storia. La memoria del genocidio e del contagio antisemita che ha travolto l’Europa dovrebbe ricordare dove può arrivare l’odio nutrito da pregiudizi, da ideologie, da un senso dell’io e di esaltazione di sé stessi e del proprio gruppo, che diventa eliminazione dell’altro, considerato non solo nemico, ma persino indegno di esistere, perché supposto inferiore, e infine capro espiatorio di ogni male collettivo e personale che sia.Lo sterminio dei campi nazisti fu una macchina mortale, che si accanì contro uomini e donne, che erano in mezzo a noi. Erano tedeschi, italiani, ucraini, francesi, polacchi, … europei, insomma nostri concittadini. Ma erano “ebrei”, non appartenenti alla cosiddetta “razza ariana”. Privati dei diritti fino a quello della vita stessa!
I giovani spesso non hanno contezza di quanto di terribile sia avvenuto con la Shoà, anche perché a volte la sua memoria è scomparsa dallo studio della storia, a meno che non trovi un insegnante con una sensibilità e conoscenza di quanto avvenuto, consapevole dell’importanza di parlarne. Ma ce ne sono sempre di meno, perché, al di là della facciata, qui non si tratta solo di momenti di ricordo, ma della coscienza di un dramma avvenuto in Europa, in una cosiddetta società cristiana e pure democratica! Questo impegno con i giovani è ancora più necessario in un tempo in cui vengono a mancare i testimoni diretti, i sopravvissuti. Noi assieme ai giovani avremo la responsabilità di diventare la loro voce, la voce del loro dolore, ma anche della loro speranza.
Come cristiani non possiamo non avere speranza.
– l’articolo dedicato alle Iniziative del 28 e 29 gennaio 2024
è disponibile a questo link: https://www.diocesifrosinone.it/notizie/ultime/iniziative-del-28-e-29-gennaio-2024.html
– l’intervista pubblicata sul sito del SIR
cliccando il link https://www.agensir.it/italia/2024/01/27/uccisi-solo-perche-ebrei-mons-spreafico-memoria-e-mai-dimenticare-quella-tragedia/
