
Un giubileo è sempre un evento straordinario di rinnovamento e di nuovo inizio. Nella Bibbia significava remissione dei debiti, liberazione degli schiavi, ritorno al Signore con gioia, come leggiamo nel libro del Levitico: “Dichiarerete santo il cinquantesimo anno e proclamerete la liberazione nella terra per tutti i suoi abitanti” (25,10). Non sarò certo io a dirvi come, ma vorrei insieme a voi riflettere a partire dalla Parola di Dio che abbiamo ascoltato, perché essa aiuti voi e noi a vivere la gioia di un nuovo inizio, a cui l’avvento ci chiama.
La festa di oggi ci fa tornare all’inizio della storia di Dio con l’umanità, quella delle origini e quella che si compie nella nascita del Figlio di Dio che celebreremo a Natale. Quel non ascolto dell’inizio mise a nudo la paura e la pochezza di un’umanità senza Dio. “Dove sei?”, chiede il Signore anche a noi. Dove siamo in questo tempo di paura e di dolore? Quanto è facile nascondersi a Dio, impauriti nelle nostre poche certezze e a volte attribuendo la responsabilità del male ad altri, come fecero Adamo ed Eva. È la storia dell’umanità anche oggi. È sempre colpa di qualcun altro: della pandemia, della crisi sociale ed economica, della sofferenza, del male. Cari amici, la storia può cambiare solo quando ciascuno comincia a chiedersi: che c’entro io con tutto questo? Cosa posso fare io? Cosa devo cambiare in me stesso per rendere il mondo migliore, per aiutare chi soffre, per trovare io stesso la vera felicità? “Dove sei?”, ci chiede il Signore. Non nasconderti davanti al dolore per paura di perdere qualcosa di te. Non ti salverai da solo, ma unicamente se ti prenderai cura degli altri ti potrai salvare.
Maria ci indica la strada perché questo tempo di avvento e il Natale siano un nuovo vero inizio e non il palcoscenico di una continua recriminazione e discussione, di cui ci siamo davvero stancati. Invece di insultarci e recriminare, sarebbe bene che ognuno si chiedesse quale contributo può dare perché questa terribile pandemia non peggiori! Maria era una giovane donna, a cui viene dato un annuncio di gioia: “Rallegrati, piena di grazia. Il Signore è con te”. Maria fu turbata. Non si aspettava un tale saluto e una tale fiducia da parte del Signore. Stava per avere inizio qualcosa di inatteso e di straordinario, tanto che Maria manifestò all’angelo la sua incertezza. Cari fratelli e sorelle, Il Signore ci parla, come parlò a Maria, ma la sua parola non si impone. Il Signore vuole entrare in dialogo con noi, anche coi nostri dubbi e le nostre incertezze. Accettiamo di dialogare con Lui, di domandare e di accogliere la risposta di Dio. Non facciamo come è abitudine, quando poniamo domande e ci rispandiamo da soli, senza ascoltare gli altri. Lasciamo parlare il Signore, perché vuole solo aiutarci a trovare la risposta giusta al nostro bisogno e alla nostra ricerca, vuole donarci la gioia della sua presenza. Quanto è bello e incoraggiante quel dialogo tra Maria e l’angelo. È una porta aperta, proprio il contrario di quanto avvenne all’inizio, quando Adamo ed Eva ascoltarono se stessi, e non il Signore, e persero la gioia di quella vita che Dio aveva loro donato. E il Vangelo conclude: “Allora Maria disse: “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola”. Cari amici, basterebbe che noi ogni giorno dicessimo con convinzione questa frase di Maria per porre la nostra vita nelle mani di Dio smettendo di nasconderci a lui e di ascoltare noi stessi. Solo da qui può iniziare per tutti noi un tempo nuovo, che parte dal cambiamento di se stessi. Auguro a voi, cari fratelli della Congregazione dei Passionisti, e a tutti noi che ci uniamo con gioia a questa memoria, di chiederci come fare di questo giubileo l’inizio di un tempo nuovo. Ce lo chiede il Signore dalla croce, perché da lì venne la vita piena, la resurrezione. Ce lo chiede oggi Maria in questo luogo a lei dedicato perché tutti ripetiamo con lei: “Ecco la serva del Signore, avvenga per me secondo la tua parola”.
† Ambrogio Spreafico
(Foto PixelStudioArt – Ceccano)

