
Isaia 9,1-6; Tito 2,11-14; Luca 2,1-14
Care sorelle e cari fratelli,
“il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse. Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia”, sono le parole del profeta Isaia che ci hanno accolto in questa liturgia di luce.
Sì, cari fratelli, oggi la luce di Dio irrompe nelle tenebre del mondo, rischiara il nostro cammino incerto e faticoso, vuole essere una speranza nelle paure della vita. E’ la luce del Natale, la luce di quel bambino di Betlemme che attira il nostro sguardo, conquista la nostra attenzione, ci fa accorrere a lui come i pastori che nel buio furono guidati dagli angeli verso quella mangiatoia. Abbiamo bisogno di luce per vedere e capire noi stessi e il nostro tempo, per non essere prigionieri della paura e dei pregiudizi, per non chiuderci in noi stessi nell’indifferenza. Troppi uomini e donne vivono senza luce, senza capire né vedere una strada per il futuro. Penso oggi in particolare alla Siria, ad Aleppo, una città distrutta da più di cinque anni di guerra, piena ancora di donne e bambini. Penso anche a coloro che fuggono dalla miseria e dalla violenza della loro terra. Penso agli anziani soli, alle famiglie in difficoltà per la crisi e la disoccupazione, ai profughi che vivono in mezzo a noi. Oggi mi immagino che tutti loro si uniscono a noi verso la grotta di Betlemme perché la luce delicata di quel bambino possa dare speranza, futuro, vita, pace in un mondo martoriato dalla violenza. Nella fatica della vita, nell’incertezza dei tempi, nelle paure, davanti a quel piccolo anche noi potremo ritrovare gioia e letizia, la gioia della sua presenza piena di comprensione e di amore. Pensate. Dio si è fatto così vicino a tutti noi da farsi piccolo, bambino. Lui che era tutto e poteva tutto, non ha trovato neppure un posto per suo figlio, Gesù, perché le donne e gli uomini di Betlemme erano indaffarati e presi da se stessi. Maria e Giuseppe lo dovettero deporre in una mangiatoia. Lui, che poteva tutto, si è fatto povero, uno di noi, uno degli ultimi, uno degli scartati. Noi siamo qui per questo, siamo qui davanti a un piccolo perché la sua luce illumini e guidi il nostro mondo. Ci chiediamo: faremo posto a lui nella nostra vita? Mentre siamo davanti a lui abbiamo ricominciato a cantare il canto degli angeli: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini che egli ama”. Cari amici, la gloria di Dio è la pace sulla terra. Quanto è diversa questa gloria da quella del nostro mondo, dove si cerca gloria nella ricchezza, nel potere, nel consenso, negli onori, nell’affermazione di sé, nella vittoria sugli altri. Che bisogno aveva di Dio di cercare gloria proprio nella pace che
gli uomini fanno tanta fatica a vivere? Eppure questo canto ci indica il modo in cui vivere la gioia e la luce di Betlemme, di quel bambino di fronte a cui vogliamo stare oggi.
Che bene prezioso e insostituibile la pace! Quanto ci manca oggi! Manca al mondo, alla Siria, manca ai terroristi, a quei paesi segnati dalla violenza e dalla guerra, manca ai seminatori di odio e di divisione, manca a chi è costretto a lasciare la sua terra. Manca a volte anche nella nostra vita quotidiana, quando accettiamo che giudizio, incomprensioni, litigi, rancori, pettegolezzo, producano divisione. Gesù viene chiamato “principe della pace”. Care sorelle e cari fratelli, glorifichiamo Dio nella costruzione della pace. Non rassegniamoci alla guerra, come fa spesso il nostro mondo, magari per vendere armi e acquistare pezzi di potere. Non accettiamo con indifferenza di vivere come estranei o, peggio ancora, come nemici. Sia anche la nostra gloria la costruzione della pace. Cominciamo da chi è come lui, il bambino di Betlemme, un Dio che si è fatto piccolo perché noi potessimo accoglierlo come fa una mamma con il suo bambino. Sono tanti quelli come lui, gli scartati del mondo, quelli che non trovano posto da nessuna parte. Anziani, bambini, profughi, bisognosi, donne e uomini fragili e soli. In questi giorni tanti di noi hanno gustato la gioia della solidarietà e dell’amicizia verso queste persone, perché a Natale potessero vivere in pace e serenità. Così abbiamo preparato un presepe non solo di statuine, ma un vero presepe vivente, dove donne e uomini bisognosi si sono uniti a noi nella gioia del Natale. Cari amici, sia questa la vera immagine del Natale, il presepe vivente: assieme a Gesù piccolo fra noi, con Maria e Giuseppe, con i poveri pastori e i ricchi Magi di oriente, glorifichiamo il Signore vivendo nella pace e nell’amicizia con i poveri e i bisognosi. Amiamo la pace, cerchiamola, doniamola, viviamola! Cantiamo sempre con gli angeli: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini che egli ama”, oppure, come usiamo cantare, “agli uomini di buona volontà”. Sì, ci vuole buona volontà per costruire pace e vincere ogni violenza e inimicizia. Lo chiediamo al Signore in questa Notte Santa unendoci al canto degli angeli. Lo chiediamo per noi tutti e per il mondo intero.
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