
Gn 14,18-20; 1 Cr 11,23-26; Lc 9,11b-17
Care sorelle e cari fratelli,
celebriamo oggi la festa del Corpus Domini, la festa del Signore Gesù, che si è tanto avvicinato alla nostra vita da farsi cibo, nutrimento. Abbiamo bisogno di essere nutriti dalla sua presenza. Nella vita affrettata di oggi spesso Dio rimane lontano, quasi sembra non centri nulla con le nostre difficoltà e le paure di questo tempo, quelle paure che ci allontanano dagli altri, che ci fanno temere per il nostro futuro.
Ci sentiamo a volte sommersi dai problemi, i nostri e quelli che sembra ci vengono addossati, come la crisi da cui si fa fatica a uscire, e la conseguente disoccupazione con la mancanza del necessario per numerose famiglie. Così nella fatica di ogni giorno a volte ci sentiamo ingiustamente dimenticati anche dal Signore, ce la prendiamo con gli altri, anche con chi non è certo la causa del nostro disagio, come i profughi e gli immigrati. Dovremmo piuttosto arginare l’indifferenza e la paura con cui si guarda loro, pensando che solo giovedì ne sono morti altri venti nel Mediterraneo, ma molti si sono salvati grazie all’impegno generoso del nostro paese.
Il Signore nutre la vita del mondo
Oggi il Signore viene in mezzo a noi per nutrire la nostra fame di amore, di misericordia, di tenerezza. Sa anche che ne hanno bisogno tanti nel mondo, come le donne e gli uomini della Siria, dei molti paesi dove la guerra e la povertà rendono la vita difficile. Sa che tutti ne abbiamo bisogno. Come quel giorno sulle rive del lago di Galilea si mette a parlare con noi per guarire le nostre ferite, asciugare le lacrime del dolore e della fatica. Che fare davanti a così grande bisogno? La richiesta degli apostoli a Gesù è comprensibile e condivisibile: “Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo; qui siamo in una zona deserta”. Forse anche noi avremmo pensato la stessa cosa. Già facciamo fatica ad affrontare i nostri problemi, come faremo a prenderci cura anche di quelli degli altri? Gesù tuttavia non si rassegna. Come potrebbe davanti a tanto bisogno? Ma il suo invito ci sorprende: “Date voi stessi da mangiare”, dice a quei discepoli che già avevano detto che non sarebbero stati in grado di farlo. E infatti gli apostoli rispondono: “Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo a comprare viveri per tutta questa gente”.
L’Eucaristia raduna il popolo di Dio
Sì, Signore, anche noi abbiamo poco. A volte non basta neppure per noi. Come faremo a sfamare il bisogno di tanti intorno a noi? Care sorelle e cari fratelli, niente è impossibile e Dio, niente è impossibile a chi ha fede. Oggi siamo qui per rafforzare la nostra fede nel Corpo di Gesù che si fa cibo per noi. Con lui niente è impossibile! Nell’Eucaristia noi possiamo trovare la risposta al bisogno di tanti. E’ necessario tuttavia avere l’attenzione e la pazienza di non scacciare nessuno, di non allontanare nessuno per paura che quello che abbiamo non basti per tutti. “Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa”, dice Gesù. Raduniamo la gente attorno al Signore che si dona a noi in quel cibo che nutre. Diamo a tutti la possibilità di sedere con noi attorno a quella tavola, dove il cibo è unico, è il Corpo di Cristo, l’espressione più grande dell’amore di Dio per l’umanità. Quei piccoli gruppi ordinati seduti attorno al Signore sono come le nostre comunità, quando sono aperte e accoglienti, pronte a occuparsi di tutti quelli che desidererebbero avere quell’unico pane. Non dovremmo dedicare più tempo ed energie a radunare la Domenica attorno all’Eucaristia tutto il popolo santo di Dio, dai piccoli ai grandi? Quanti mancano spesso attorno a questa bella tavola! Forse li abbiamo a volte dimenticati, oppure abbiamo pensato che tanto non ne hanno bisogno o ci siamo chiesti perché fare tanta fatica. Alla fine ci siamo poco occupati di loro, con la paura di sprecare tempo o di faticare inutilmente. E non abbiamo perso tempo nella pazienza delle relazioni, dell’amicizia, riempendoci di luoghi comuni e di soliti pregiudizi.
Gesù ha bisogno di noi perché quel cibo basti per tutti
Gesù ancora non si rassegna davanti all’insipienza dei suoi discepoli. Almeno vede che avevano fatto sedere a gruppi tutta quella gente. Cari amici, basta dare un piccolo segno di saper ascoltare il Signore, non dando ragione alla nostra rassegnazione e al senso di impossibilità, e Gesù continua a operare il bene per quella folla numerosa. Il Signore ha bisogno di quei discepoli. Il Signore ha bisogno di noi! Prende i pani e i pesci. Prega. Pronuncia la benedizione, come si faceva all’inizio di ogni pasto. Spezza i pani, ma non è lui che li distribuisce. E il Vangelo non dice che quando li ebbe benedetti si moltiplicarono. Si moltiplicano mentre i discepoli li distribuiscono a tutta quella gente. Cari amici, il miracolo non è avvenuto per un tocco di bacchetta magica, come a volte noi vorremmo per far fare tutto a Gesù senza coinvolgere noi stessi. Quante volte pretendiamo miracoli da Dio senza che fare nulla perché possa avvenire! No! Il miracolo si compie mentre i discepoli distribuiscono quei pochi pani. Care sorelle e cari fratelli, accettiamo di coinvolgerci nell’amore di Gesù per il bisogno di tanti e faremo con lui il miracolo della moltiplicazione, di quel cibo santo che sazia tutti. Si apre una prospettiva nuova per la nostra vita e la vita delle nostre comunità. Quel cibo di vita eterna è un’offerta piena di amore del Signore Gesù alla nostra vita e alla vita del mondo. Coinvolgiamoci di più in questo miracolo dell’amore di Dio e le nostre comunità fioriranno di vita uscendo dalla ripetizione a volte stanca di riti e tradizioni, che non rinnovano e poco avvicinano a Gesù e al suo amore. “Signore, dacci sempre di questo pane” perché possiamo vivere con te per la salvezza nostra e del mondo!
Amen
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