
Care sorelle e cari fratelli,
celebriamo oggi la solennità di Santa Maria Salome, patrona di Veroli e della diocesi. E’ sempre bello tornare a riflettere su questa figura di donna, che seguì Gesù fin sotto la croce. Con lei siamo ricondotti alle origini della nostra vita cristiana, quando Gesù percorreva le strade della sua terra incontrando la gente, tra cui molti malati, poveri, peccatori. Salome doveva essere una di quelle donne che seguivano e servivano Gesù. In lei mi piace vedere la vita delle numerose donne che nel tempo e anche oggi con umiltà e disponibilità hanno continuato a seguire Gesù testimoniando il Vangelo della misericordia nel servizio ai fratelli e ai poveri e nell’annuncio del Vangelo. Penso ad esempio alle tante catechiste che anche nella nostra Diocesi offrono il loro tempo per aiutare piccoli e grandi a crescere nella conoscenza di Gesù.
Nel Vangelo che abbiamo ascoltato Maria Salome si rivolge a Gesù per chiedere qualcosa per i suoi figli. Che cosa non farebbe una madre per i propri figli! Gesù non disprezza quella domanda, anche se la sua risposta va ben oltre quanto chiesto. Infatti la risposta contiene due indicazioni per la loro e la nostra vita: i figli di quella madre potranno bere il calice che egli sta per bere, cioè potranno prendere parte alla sofferenza di Gesù, ma non starà al Signore concedere loro i primi posti nel Regno dei cieli.
Vicini a chi soffre
Santa Salome capì bene quella risposta, tanto che rimase con Gesù anche durante la sua via dolorosa fin sotto la croce. Non è facile stare vicino a chi soffre. La sofferenza mette paura, a volte allontana. Eppure, quando c’è affetto vero, nella sofferenza ci si avvicina gli uni agli altri. Sono sicuro che ognuno di noi lo ha esperimentato in qualche occasione. Cari amici, c’è un grande valore nell’imparare a stare vicino a chi soffre, nel non abbandonare coloro che si indeboliscono nel corpo o nella mente, come capita a volte agli anziani e ai malati. E’ la stessa misericordia di Dio che attraverso di noi si fa prossima a chi soffre per consolare, sostenere, asciugare le lacrime del dolore, accompagnare verso la morte. Quanta umanità anche nei piccoli gesti di affetto che ognuno può donare agli altri nella sofferenza e nella debolezza. Si tratta di mostrare quella affabilità di cui ci ha parlato l’apostolo Paolo nella Lettera ai Filippesi: “La vostra affabilità sia nota a tutti gli uomini”.
E poi rimane sempre la preghiera, a cui siamo stati esortati: “Non angustiatevi per nulla, ma in ogni necessità esponete a Dio le vostre richieste, con preghiere, suppliche e ringraziamenti; e la pace di Dio, che soprassa ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù”. La preghiera nelle angustie dona pace a noi e agli altri. Invece di lamentarsi con gli altri, ricordiamoci sempre che la preghiera dà pace e serenità anche a un cuore affaticato dalla sofferenza, dalla difficoltà della vita, oppure disorientato dalla paura.
Primi solo nel servizio
Rimane la seconda parte della risposta di Gesù, che non nega che ci siano dei primi posti nel Regno dei cieli. Ma a chi andranno i primi posti? Gesù lo spiega proprio a seguito della domanda della madre di Giacomo e Giovanni, rispondendo all’ira degli altri apostoli per la pretesa di quella madre: “Voi sapete che i governanti delle nazioni dominano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo”. Ecco l’unico modo per essere grandi e primi almeno su questa terra: servire il prossimo! Mi direte che non è per nulla facile servire e non dominare, comandare, sentendosi superiori e credendo di essere dalla parte del giusto. Quanta arroganza intorno a noi! Quanta gente vuole imporsi, dominare, affermare se stessa, gente che non riesce a vivere in pace, in amicizia, perché non sa rinunciare a nulla di sé. La via delle proprie ragioni e della propria affermazione porta inevitabilmente al conflitto e all’inimicizia. Come imparare la via del servizio e non del dominio? I Vangeli ci indicano una via maestra, quella che Gesù per primo ha percorso: servire e amare gli ultimi, i poveri, i bisognosi, quelli che papa Francesco chiamerebbe “gli scarti” della nostra società. Rileggevo in questi giorni una parte del “Registro della Confraternita del Sacro Cuore, detta dei Sacconi”, che aveva la sua sede proprio accanto a questa Basilica e che riguarda il periodo tra il 1749 e il 1773. Mi ha colpito in questi uomini nobili di Veroli l’attenzione e la delicatezza con cui si dedicavano al servizio concreto dei poveri, le famiglie bisognose, le vedove, i malati, i carcerati, donando loro da mangiare e da vestirsi. Oggi questa confraternita non ha più membri, ma credo che bisognerebbe riscoprire in tutte le nostre confraternite questo senso originario degli inizi proprio nel servizio e nell’amore per i poveri. Ma questa dovrebbe essere il desiderio e l’impegno di tutti noi!
La nostra patrona capì quel giorno la via che doveva seguire per ottenere per lei e i suoi figli il primo posto, e nel suo peregrinare insieme agli apostoli giunse fino a noi, come ci racconta la tradizione della Chiesa. Ringraziamo il Signore per questa bella testimonianza di fede e chiediamoci come imitare Maria Salome nella nostra vita di ogni giorno, accompagnando il Signore Gesù nella vicinanza a chi soffre, è povero, abbandonato, solo, malato, anziano.
Amen.
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