
Cari sacerdoti, care sorelle e cari fratelli,
prima di iniziare il Triduo Santo siamo radunati nella nostra Cattedrale per la solenne celebrazione dove sarà consacrato il Crisma e saranno benedetti gli oli santi (donati quest’anno dalla comunità parrocchiale di Colleberardi). Oggi è il giorno in cui il Signore conferma a noi sacerdoti il ministero di santificazione e guida del popolo dei discepoli di Gesù. Lo ringraziamo perché ogni anno ci ricostituisce nell’unità e nella comunione del presbiterio, offrendo a ognuno di noi la gioia di riscoprire il dono che il Signore ci ha fatto al momento della nostra ordinazione. Cari sacerdoti, lasciamo allora da parte ogni motivo di divisione, riscopriamo la grazia del sacramento che abbiamo ricevuto e facciamone occasione per ringraziare il Signore.
Il Signore si presenta a noi come quel giorno nella sinagoga di Nazaret. Noi lo conosciamo, come lo conoscevano gli abitanti di Nazaret. Eppure Gesù ci sorprende sempre con la sua parola. Quanto è facile dare tutto per scontato e conosciuto. Ma davanti al Signore che ci parla niente lo può essere. La sua parola contiene sempre un segreto di vita che a noi sfugge, che non sempre afferriamo, nonostante la nostra esperienza di pastori e di guide del popolo di Dio. Quanto è triste l’orgoglio che ci fa credere maestri e che a volte ci porta lontano dai fratelli. Quanto è triste la sicurezza di chi pensa di aver sempre ragione e si sente vittima dell’incomprensione degli altri. Il vittimismo è una malattia tipica del nostro tempo, conseguenza di un individualismo fa chiudere in se stessi e fa guardare agli altri con diffidenza e malevolenza.
Gesù aprì il libro del profeta Isaia e lesse: “Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi e proclamare l’anno di grazia del Signore”. Cari sacerdoti, il Signore ci ha consacrati con l’unzione. Ringrazio il Signore con voi per questa straordinaria consacrazione, avvenuta non certo per i nostri meriti, bensì per una chiamata a noi rivolta e per un atto di misericordia nei nostri confronti. Riscopriamo la gratuità dell’amore di Dio e impariamo a vivere la stessa gratuità nell’amore reciproco. Quante volte non siamo gratuiti! E’ l’Anno Santo della Misericordia. E’ proprio quell’anno “di grazia” che Gesù proclamò a Nazaret, omettendo di continuare a leggere il passo di Isaia, che parlava di un “giorno di vendetta” di Dio verso i nemici. Viviamo questa “grazia” nei nostri rapporti. Se a volte tra noi e nelle nostre comunità ci sono motivi di inimicizia, se ci sono incomprensioni, se pure ci fossero state offese o torti fatti e subiti, riscopriamo oggi la forza della grazia, della gratuità dell’amore di Dio verso noi tutti. Non lasciamoci imbrigliare dall’inimicizia, dalle rivendicazioni, dai rancori, dalle divisioni, trame oscure di colui che ci vorrebbe avversari e non fratelli, lo spirito di divisione che sempre sta alla porta dei discepoli di Gesù per sottrarli alla grazia che ricevono. Avremmo voluto passare insieme la Porta Santa della Misericordia proprio per ricordarci il perdono che Dio offre a noi tutti, la gratuità della misericordia. Viviamo nella nostra vita ogni giorno la gioia del perdono ricevuto e donato, che ci rafforzerà nella comunione e nell’unità che tutti desideriamo. Aiutiamo gli altri a chiedere e a ricevere il perdono nel sacramento della riconciliazione. Quanto bisogno c’è di misericordia in un mondo segnato dalla violenza del terrorismo e delle guerre! E come non ricordare oggi la strage di ieri a Bruxelles e affidare al Signore le vittime, i feriti, pregando perché liberi il cuore dei violenti dall’odio che fa uccidere.
La consacrazione ricevuta, cari sacerdoti, non è per noi, non si vive da soli, ma nella comunione del presbiterio in cui il Signore ci ha fatto la grazia di trovarci. Personalmente sento molto questa comunione con tutti voi e vi ringrazio per i gesti e le parole di comunione e di amicizia nei miei confronti. La visita pastorale appena iniziata aiuti ciascuno a vivere e a riscoprire la grazia di essere insieme al servizio dei fratelli. Il Signore vi renda merito dell’impegno e del servizio alla porzione di Chiesa che è nella nostra Diocesi. Ringrazio tutti per il servizio generoso nelle nostre comunità, a partire da Don Nino, mio Vicario Generale, per arrivare fino a chi oggi non può essere tra noi per problemi di età e di salute, come i nostri sacerdoti anziani o malati. Ho ricordato loro di rimanere uniti a noi nella preghiera. Sosteniamo con la visita, la preghiera, l’amicizia, questi nostri fratelli anziani e tutti coloro che tra noi sono più fragili per la malattia e la debolezza del corpo o che non possono essere con noi oggi. Sono tutti ugualmente parte del nostro presbiterio.
Vorrei suggerirvi un modo semplice per vivere la gratuità dell’amore e della misericordia di Dio. Nelle parole del libro di Isaia riprese da Gesù troviamo un inizio di quelle che sono le opere di misericordia. Nell’amicizia con i poveri e i bisognosi si riscopre continuamente la gioia della gratuità. Penso agli anziani, ai malati, ai tanti che soffrono per le difficoltà materiali e spirituali di questo tempo di crisi. Penso anche a coloro che muoiono e che accompagniamo davanti a Dio nella celebrazione dei funerali, compiendo una delle opere di misericordia. Non si deve mai dimenticare che il servizio alla misericordia fa parte del ministero sacerdotale. “Mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai poveri”, disse Gesù a Nazaret.
Infine permettetemi di concludere ricordando l’impegno che stiamo portando avanti nelle vicarie con la riflessione sulla Evangelii gaudium. Mi hanno riferito della gioia delle persone che si sono coinvolte. Questi incontri possono essere per tutti un momento di comunione e di unità, per chiederci di nuovo come rispondere alla richiesta che Papa Francesco ha fatto alla Chiesa italiana. Coinvolgiamoci anche come sacerdoti per condividere questo momento di comunione, perché insieme alle nostre comunità possiamo farci guidare dallo Spirito per tracciare vie nuove per una Chiesa in uscita, che comunica con gioia, generosità e gratuità il Vangelo della misericordia, una Chiesa, come ha detto il Papa, “con il cuore di mamma”. La Vergine Maria, Madre della Misericordia, ci custodisca nella comunione tra noi e nel servizio al Vangelo del Figlio Gesù Cristo, che accompagniamo nella sua via dolorosa per poter cantare la gioia della resurrezione. Supplichiamo il Signore per sua intercessione per la fine di ogni violenza e per la pace ovunque nel mondo.
Amen
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