Omelia Te Deum 2015

te deum

Care sorelle e cari fratelli,

come ogni anno siamo convocati per questa liturgia eucaristica di ringraziamento per l’anno che oggi si conclude. Ci siamo come preparati a questo momento solenne con un’invocazione di pace, nella quale abbiamo portato davanti al Signore i nomi dei paesi ancora segnati da guerre e violenza. Vogliamo unire infatti il nostro ringraziamento all’invocazione per la pace, la cui giornata mondiale celebriamo con tutta la Chiesa domani. Ci potremmo tuttavia chiedere: perché ringraziare quando si vive un tempo difficile? Di che cosa ringraziare, quando l’anno che si conclude è stato segnato più volte dalla barbarie del terrorismo, da guerre a cui non si riesce a porre fine, ed anche da una crisi economica che non sembra arrestarsi? Viene più istintivo lamentarsi, prendersela con gli altri, arrabbiarsi, accusare.

Cari amici, abbiamo tutti bisogno di riconoscere nella tempesta del mondo i segni che ci aiutano a vivere la misericordia di Dio, perché la vita non diventi un inferno, per non chiuderci nel lamento e nella paura, per non lasciarci imprigionare da un’indifferenza contagiosa che ci vorrebbe tutti a godere a casa nostra arrabbiandoci con gli altri e magari litigando tra noi. Quanta tristezza nell’egoismo e quanta ingiustizia in un benessere non condiviso con chi è nel bisogno!

   Vorrei leggere con voi alcuni segni di questa nostra terra che siamo chiamati a riconoscere. Ritengo che un primo segno è stata quest’anno la moltiplicazione di gesti di carità e di attenzione ai più poveri, che ha contrassegnato la nostra Chiesa diocesana. Innanzitutto la mensa diocesana, aperta da un anno, e che vede la presenza ogni volta di gente bisognosa di aiuto materiale e di amicizia. Poi le raccolte alimentari, i centri di ascolto, le Caritas parrocchiali, un numero crescente di donne e uomini, tra cui molti giovani, che mettono a disposizione parte del loro tempo per il bisogno del prossimo. 

   Un secondo segno è l’accoglienza cha dal 2011 la diocesi offre a tanti profughi approdati nel nostro paese dopo lunghi e difficili viaggi, sopravvissuti alla morte, che invece ha toccato solo nel 2015 circa 3700 persone annegate nel Mediterraneo, tra cui 700 bambini. I profughi, provenienti da diversi paesi, sono in mezzo a noi segno di mondi molto più difficili del nostro, mondi di guerre e di povertà. Non bisogna mai dimenticare questa parte di mondo. Ricordiamo sempre che la memoria del dolore degli altri ci libera dalla prigione dell’io, prigione dorata solo all’apparenza. I profughi ci ricordano anche che il mondo è fatto di migrazioni. Muri e barriere non potranno resistere davanti al bisogno di una vita migliore e alla ricerca di salvarsi dalla povertà e dalla morte.

   Un terzo segno lo troviamo nella solidarietà con gli anziani soli, malati, in istituto. Sono sempre più numerosi, perché la vita si allunga grazie al benessere e al progresso della medicina. E’ molto bello che tanti giovani e ragazzi abbiano stabilito con loro rapporti di amicizia attraverso la visita, le feste, la preghiera. L’amicizia tra giovani e anziani mostra come sia possibile un rapporto fecondo tra le generazioni, che incoraggia i giovani, aiutandoli anche a capire pezzi di storia a loro sconosciuti, e sostiene gli anziani. Nei racconti evangelici che abbiamo ascoltato in questi giorni di Natale l’incontro tra la giovane Maria e l’anziana Elisabetta ci offre occasione per comprendere che giovani e anziani incontrandosi possono gioire della presenza di Gesù nella loro vita e lodare il Signore. 

   Infine vorrei richiamare un ultimo segno che viene dalla sofferenza della nostra madre terra, perché è dalla sofferenza che si impara la misericordia. Conosciamo tutti la situazione di questa nostra terra, deturpata dall’egoismo di pochi e inquinata dall’abitudine a uno stile di vita non più sostenibile. Conosciamo i dati dell’inquinamento della terra, delle acque, dell’aria. E’ un segno di come non possiamo più continuare a vivere come abbiamo sempre fatto. Guardiamo alla nostra terra con la stessa misericordia con cui guardiamo il volto dei poveri, dei bisognosi, degli anziani, dei deboli. Impegniamoci tutti a uno stile di vita più sobrio e più umile, come ci ha chiesto papa Francesco nell’enciclica Laudato si’.

   Care sorelle e cari fratelli, iniziamo un Nuovo Anno nel segno della Misericordia! Viviamo il nuovo anno nel segno della Misericordia! Quando passeremo la porta santa di questa cattedrale, facciamolo con umiltà, consapevoli di ricevere il perdono di Dio e impegnandoci sempre a offrire agli altri il perdono. Invochiamo la pace per il mondo, viviamo la pace nella nostra vita. Non permettiamo ai semi di discordia e di inimicizia di radicarsi nel nostro cuore. Con Maria, Madre di Dio e Madre nostra, custodiamo la Parola di Dio nel nostro cuore perché possiamo viverla ogni giorno. Grazie, Signore Gesù, per essere tornato in mezzo a noi. Vergine Santa, custodisci tutti noi, i poveri, i deboli, i malati, i bisognosi, la nostra madre terra, sotto il manto della tua protezione. Proteggi i piccoli e i giovani perché crescano nell’amore di Dio.

  Cari fratelli, con le parole della Sacra Scrittura vi affido infine alla benedizione di Dio: “Vi benedica il Signore e vi custodisca. Il Signore faccia risplendere per voi il suo volto e vi faccia grazia. Il Signore rivolga a voi il suo volto e vi conceda pace”. Amen! 

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