
Is 52,7-10; Eb 1,1-6; Gv 1,1-18
Veroli
Care sorelle e cari fratelli,
“Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini che egli ama”, cantarono gli angeli sulla grotta di Betlemme. Questo canto sorprende donne e uomini abituati come noi a fare i conti con le cose materiali e con i limiti della nostra vita. Ci chiediamo infatti: “Quale gloria e quale pace sono possibili davanti a un bambino nato da una vergine in una sconosciuta parte del mondo, deposto in una mangiatoia perché non si trovò posto da nessun altra parte, circondato da umili pastori? Il mondo ci insegna ben altra gloria: quella della bellezza, del denaro, di una ricchezza da esibire agli altri, del successo, del potere. Siamo abituati a ben altra pace: quella della vittoria in una guerra, oppure di una pace che significa tranquillità ed esclusione degli altri che sono sempre un disturbo alla propria quiete.
Eppure proprio questo è il mistero del Natale: la gloria di un Dio che si è fatto uno di noi, nato povero e circondato da poveri, davanti a cui gli unici ricchi, i Magi d’oriente, si sono inchinati riconoscendo che da lui veniva la salvezza. La gloria di quel bambino sta nella gratuità del suo amore, nella misericordia che egli riversa sul mondo. La pace che egli dona viene dalla mitezza e dall’umiltà. In questo Anno Santo abbiamo tutti bisogno di accogliere e di vivere la misericordia. Abbiamo voluto che anche questa Chiesa concattedrale potesse godere della grazia del Giubileo. Ma non basta passare quella porta. Ognuno di noi si deve convertire alla misericordia di Dio, che ci viene donata gratis. Ciò è straordinario per un mondo, dove tutto ha un prezzo, dove si dà per ricevere, dove la gratuità è divenuta così rara. Per questo la misericordia diviene una domanda e una scelta di vita: che cosa devo fare per accoglierla e viverla? Papa Francesco ha chiesto di riscoprire le sette opere di misericordia corporali e spirituali. Sono un modo concreto per vivere la misericordia. Scegliamone almeno una ogni settimana e proviamo a viverla concretamente. 
Il Vangelo di Giovanni che abbiamo ascoltato ci aiuta a capire il mistero del Natale: siamo davanti a un nuovo inizio della storia, una nuova creazione. Oggi, cari amici, non stiamo ripetendo un rito abituale, non siamo qui per consuetudine. Quella Parola antica, quella luce che vince le tenebre è venuta in mezzo a noi con Gesù, Figlio di Dio. Questo evento chiede una scelta. Non si può rimanere indifferenti! Non si può uscire da quella porta come siamo entrati. Oggi avviene qualcosa che deve cambiare noi stessi e la storia! Ne siamo consapevoli? Qui si gioca un pezzo importante della nostra vita perché non avvenga anche a noi quanto dice l’evangelista Giovanni: “Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne tra i suoi, e i suoi non l’hanno accolto”. Quante volte abbiamo celebrato il Natale senza che cambiasse niente nella nostra vita! Ci siamo limitati a una bella festa, una lauta cena e un buon pranzo, qualche regalo, ma Gesù dove era? Dove erano alla nostra tavola e nel nostro cuore i poveri e i bisognosi, gli amici di Gesù, quelli che lo avevano circondato a Betlemme? Dove è finito il Vangelo del Natale, che invita alla gratuità della misericordia? Pensate quanto è grande e straordinario questo giorno: “A quanti però lo hanno accolto – scrive il Vangelo – ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati”. A noi, che oggi lo accogliamo, ha dato potere di diventare figli di Dio. E’ come una nuova nascita, una nascita spirituale, una nascita alla misericordia. Abbiamo bisogno di questa rinascita dei sentimenti, delle parole, dei gesti. Troppo ci si abitua a trattarsi senza misericordia, con freddezza, distacco, antipatia. Lasciamo che Gesù entri nel nostro cuore. Non teniamolo fuori per paura o per indifferenza. Certo, la sua misericordia ci sembra eccessiva, troppo grande. Noi siamo istintivamente misurati, calcolatori. E come si fa a non esserlo? Quelli troppo buoni ci sembrano ingenui, cedevoli, stupidi. Eppure Dio è così buono e misericordioso che sempre ci perdona quando glielo chiediamo. E se non fosse così, chi di noi sarebbe q
ui?
Vorrei dirvi allora: siate misericordiosi come il Padre nostro è misericordioso! Vivete la gioia del Natale, che è grazia e misericordia. Abbiate amore verso tutti, anche verso quelli che vi hanno offeso o vi sono antipatici. E se voi avete offeso qualcuno, riconciliatevi nel nome della misericordia. Siate gratuiti nel dare, senza sempre pretendere o volere per voi. Ricordatevi sempre di chi ha bisogno. Sostenete con la vostra presenza la solitudine degli anziani e dei malati. Oggi comincia a nascere un nuovo popolo, il popolo dei cristiani, che non si riconoscono per la comune origine, per la simpatia o il gruppo di appartenenza, ma perché tutti resi figli di Dio e fratelli tra loro. In questo popolo ci sono alcuni privilegiati, i poveri. Abbiate cura di loro e ricordatevi sempre almeno di pregare per loro. Pregate anche per la pace e per i profughi che fuggono da guerre e miseria. Molti di loro sono morti mentre attraversavano il mediterraneo, 3700 solo quest’anno tra cui più di 700 bambini. “Come sono belli i piedi del messaggero che annuncia la pace”, abbiamo ascoltato nella prima lettura. Siamo anche noi tra i messaggeri di pace in questo mondo tormentato da guerre, terrorismo e violenza. Disarmiamo i nostri cuori dai rancori, dall’inimicizia e dalla malevolenza, armiamoci solo della misericordia. Davanti al bambino di Betlemme uniamoci allora anche noi al coro degli angeli per cantare: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace sulla terra agli uomini che egli ama”. Amen
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